Bafometto siamo noi

Alfredo Palomba



Su Io e Bafometto, l’esordio letterario di Gregorio H. Meier, edito da Wojtek.

Da piccolo sfogliavo con somma gioia e senso del pericolo un libro della biblioteca paterna intitolato Il Diavolo (Editoriale Milanese, 1969), fuori commercio da chissà quanto e del quale resto uno dei fortunati possessori. Il volume è una disamina illustrata e piuttosto esaustiva delle manifestazioni diaboliche nella Storia e in letteratura nonché un prontuario delle più notevoli formule per evocare Satana o usarne le arti oscure per far innamorare qualcuno, gettare il malocchio e tutto il corredo di nefandezze che ogni disadattato che si rispetti potrebbe desiderare per avere successo nella vita.

Con una dose di stupore simile ho terminato la lettura dell’esordio di Gregorio H. Meier, Io e Bafometto (Wojtek, 2021), e con la strana sensazione per cui, più che una antologia di balzane storielle inframmezzate da filastrocche e poesiole, io avessi letto un libro di incantesimi. Però, a prima vista, così si presenta il volume: un prosimetro, in cui racconti quasi sempre in prima persona – l’Io del titolo, che di volta in volta si incarna in un trentenne debosciato, un farmacista-alchimista con manie di grandezza, uno psichiatra «imbrogliacarte con il pallino per i quattrini nonché, udite udite, sedicente poeta: e ci siamo capiti» – si accompagnano a versi dei metri più vari, corrispondenti, per un gioco di simmetrie interne al testo tanto maniacali da dare il capogiro, al secondo termine dell’equazione: il sapiente Bafometto, pronto a mettere in scacco le convinzioni dei protagonisti, ingannandoli, deludendone le aspettative, disattendendo puntualmente le promesse fatte; sempre e comunque accompagnandoli, omino mediocre troppo simile agli omini mediocri con cui ogni giorno tutti noi dobbiamo avere a che fare. «Avrei dovuto accorgermene da tempo che in me c’era qualcosa che non andava – dice una delle voci narranti – Le prime volte in cui iniziai a sospettare di non essere solo avrò avuto dodici, tredici anni. Nella mia cameretta, in giro per la città, nel mio cerchio d’amici, insomma ovunque mi trovassi – con me c’era un’ombra».

Sono molte le suggestioni che potrebbero attagliarsi a una dualità che, fin dal titolo, assume i connotati della scissione: Io e Bafometto rimanda al binomio preda/predatore, ad esempio, zeppo com’è di brevi storie simili a parabole o a favole di Esopo, come quella del topo Cupido che esce dalla tana per agguantare una bacca meravigliosa e viene inseguito da una serpe, o la rielaborazione in chiave satirica del mito di Teseo, assediato in un mefitico labirinto da un Minotauro che forse è solo nella sua mente; ma anche al binomio società/individuo, per cui il lettore si ritrova di fronte a un processo kafkiano intentato contro un narratore sprovveduto e inconsapevolmente somigliante a un Lazarillo de Tormes, con tanto di appelli diretti al lettore/giuria quali «vi posso assicurare che le cose andarono realmente così»: e quello col Lazarillo non è un paragone a caso, visto che la moltitudine di figure improbabili, mitologiche, demoniache, animalesche che affollano l’esordio di Meier lo rendono simile a uno stralunato romanzo picaresco, solo in apparenza preda del caos in quanto concepito con un’attenzione ossessiva all’architettura.

E così, in questo assurdo libro di magia troviamo capitoli costruiti a chiasmo, storie concentriche, appendici simmetriche, citazioni e deformazioni tra il classico e l’ipermoderno, rimandi interni che legano gli episodi come un mefistofelico fil rouge e sembrano altrettanti paletti fissati per guidare il lettore in un deserto lunare che, per dirla con Borges, è anche il più grande labirinto del mondo.

Come un demiurgo ammattito, Meier tesse i fili di questa trama con sapienza rara per un esordiente e ci lascia, dopo una girandola di avventure mirabolanti e comicissime, con l’amaro in bocca, confermando un’impressione iterata lungo tutto il libro, ossia che la scissione è tale solo in apparenza: la «realtà del mondo» si svela nella sua tragedia, si fa corpo «l’intima e irrisolvibile contraddizione nello scoprirsi a un tempo preda e predatore, carne viva».

Vittime e carnefici, alla fine, sembrano identificarsi. L’omino mediocre non è altro-da-me, è me. Bafometto sono io, siamo noi.








pubblicato da j.costantino nella rubrica libri il 16 maggio 2021