Ciò che non rimane inascoltato

Domenico Brancale



In memoria di Paolo Veronesi (1954-2021)

Quando muore un editore anche i libri piangono. Ho cercato le lacrime in uno dei tanti libri pubblicati da Paolo Veronesi, nelle edizioni Ibis, non appena ho saputo della sua morte e le ho viste. Ho visto come ogni singola lettera, sillaba, parola, tutte le pagine, l’indice, il frontespizio, la copertina si contorcevano nel dolore. Ho toccato il corpo del libro. Il dolore, diceva un saggio, è il libro più vasto: che contiene tutti i libri.
Dimentichiamo spesso che senza un editore le nostre parole rimarrebbero per sempre inascoltate, che nessuna parola potrebbe incamminarsi verso il cuore del nostro possibile lettore.
Paolo Veronesi, come pochi altri, conosceva il significato della dimora. Sapeva che solo ospitando la parola, il libro sarebbe stato scritto.

Quel giorno. A casa di Anna Ruchat. L’ultimo che ci ha visti. Il tuo abbraccio negli occhi. La fotografia che conserva il tuo ritratto è su carta Anima, l’unica patina che sopravvive al tempo.

Arrivederci, caro Paolo. Tu che prima di tutto eri un signore.








pubblicato da j.costantino nella rubrica scatola il 12 aprile 2021