Lettere a nessuno al femminile?

Roberta Salardi



Claudia Zaggia divide il suo romanzo Naufraganti (Italic, Ancona 2015) in due parti: la parte ambientata su una nave da crociera del 1914, che esploderà prima di arrivare in porto (fatto realmente avvenuto), e gli appunti di scrittura che accompagnano la stesura del libro, ricchi di elementi biografici relativi a una scrittrice dei nostri giorni. Frammenti autobiografici scivolano fra i pensieri di questo personaggio-narratrice che lavora al suo libro per molto tempo, perlopiù isolata e scoraggiata nelle poche occasioni in cui tenta di farsi conoscere. Nella realtà Claudia Zaggia comincia a concentrarsi sul tema che le sta a cuore nel 1995, scrive e riscrive, taglia, rivede più volte, riceve molti rifiuti, infine arriva a pubblicare nel 2015 con un piccolo editore. Ma al momento di pubblicizzare l’opera, l’indifferenza e l’indisposizione degli altri si ripresentano. Personalmente ho avuto notizia di Naufraganti (Italic, solo nel 2020, grazie a una recensione sulla rivista "Leggendaria". Questo romanzo interessante sarebbe stato accolto dunque da un silenzio di tomba se non fosse stato per la minima attenzione di un periodico femminista.

Nella finzione la stesura del romanzo non è avulsa dal contesto di una società sfilacciata e degradata; rimane impaludata nelle difficoltà esistenziali, comunicative e sociali dell’io narrante, che scrive in solitudine, non trova interlocutori o interlocutrici, rimane sconcertata o sconvolta quando si crea qualche contatto con critici e scrittori affermati. Le difficoltà nella stesura aumentano perché si prevede che il libro sarà indesiderato, non letto: "A volte sto qui a ripensare una parola, la cambio, la sposto, la rimetto dov’era prima, poi mi sembra tutto una sciocchezza. Penso soprattutto che gli altri leggono frettolosamente e non si accorgono di nulla." (pag 245). La narratrice, suggestionata dai rifiuti accumulati, dubita spesso delle sue stesse capacità: "Mi sdraio, sono stanca, sto qui sdraiata e mi sembra possa essere per sempre, non ho alcun talento mi sento dire..." (pag 242).Talvolta invece è capace d’ironia: "L’ultima volta che l’ho visto è stato ad un premio letterario, lui è sempre a tutti i premi letterari, fa parte della giuria naturalmente, qualche volta sta invece tra i premiati, credo che alla fine anche lui faccia confusione, mi stupirei del contrario, non deve essere facile." (pag 129). E gli incontri con la critica ameba e con il critico pantegana sono umoristici.

Nelle pagine del diario tuttavia prevale il dispiacere di non ricevere risposte: "Mando lettere, scrivo lettere su fogli che dopo non trovo, a volte sono invece nel computer, ma chissà dove, perdere lettere dentro un computer. Così non spedisco molte lettere, le risposte sono comunque rare. Avrei avuto bisogno di una risposta qualche volta, di qualcuno che mi dicesse di aver letto, considerato, capito, un po’ magari il solito gioco di dire e non dire. Tornare a casa e vedere che anche oggi non ci sono lettere." (pag 38); "Finisco di scrivere qualcosa, lo mando a qualcuno che potrebbe forse essere interessato. Qualcuno ne dice un gran bene, qualcuno tace, i più fanno finta di niente. Passa il tempo, io continuo a scrivere, questa continuità di scrittura certo non merita nessuna particolare attenzione. Ormai so che cosa piace a quelli che danno i premi, alle giurie piace il realistico consolatorio facilmente detto e con dei buoni propositi, i buoni propositi sono tutto nella cattiva letteratura." (pag 43). Durante una conversazione con lei ho domandato a Claudia Zaggia cosa pensa dell’attuale produzione editoriale e lei ha risposto che ha l’impressione vengano scritti molti romanzetti con i quali non c’è mai il rischio di farsi male, che ci siano troppi scrittori “con il salvagente”. Un altro segnale mandato dall’ambiente culturale da cui si leva la voce narrante è per esempio qui: "L’ultima volta parlando con quell’editore, ma non ricordo bene, forse non era un editore. Abbassiamo i livelli, lei deve abbassare i suoi livelli mi aveva detto." (pag 17). E le condizioni di vita sono quelle che conosciamo: "Camere a gas grandi come città, sono città infatti, noi stiamo dentro e respiriamo, non è possibile fare altrimenti, alla fine tutte queste città diventeranno dei grandi cimiteri, in alcune zone lo sono già." (pag 165).

In Naufraganti si può rintracciare uno stile ben definito, una sintassi particolare, legata alla leggerezza (in senso calviniano) e a umori saturnini. Parlerei di ventosità della frase, lievemente scombinata al suo interno: "Ma adesso più niente, potersi liberare di tutti i libri, lo farei se solo sapessi come, cerco intanto di perderli, di lasciarli in giro, li abbandono, qualcuno mi insegue, lo ritrovo, me lo riportano indietro." (pag 266). Giri di frase che con poche virgole hanno piccole svolte, tipo questa: "Forse era solo la legge dell’abitudine, l’abitudine lo sorvegliava, lo teneva a bada, fidarsi di lei?" (pag 206) o questa: "Suo figlio, quei suoi occhi, fingeva di dormire e poi si accorgeva che lui la stava guardando e con uno sguardo così serio, così attento." (pag 214). I discorsi dei passeggeri sulla nave sono spesso interrotti, stralciati dalla brezza marina. E vi è un tocco leggero anche nel modo di tratteggiare i personaggi, per esempio l’assassina coinvolta in un delitto dalle motivazioni poco chiare, donna non più giovane che se ne sta appartata: ha già scontato la pena, non si era data disturbo di occultare il cadavere e il suo reato, molto educata e gentile, ora pare serena nonostante i molti anni di prigione; riservata, è fra quei passeggeri che escono di notte. Come le persone che hanno molto sofferto, appare delicata e sensibile anche la madre che scrive lettere alla figlia morta. Diversi di questi personaggi, oltre a essere un po’ strani e svagati, sono anche scrittori o scriventi: c’è una scrittrice chiusa tutto il tempo in cabina, uno scrittore abbastanza famoso che ha smesso di scrivere, rammaricato di aver perso le cose davvero preziose della vita, un critico che deve dare un giudizio opposto a quello che pensa, un’autrice di successo che lascia una ricca eredità per aver venduto molti libri alla moda, uno arricchitosi per aver pubblicato le lettere dell’ex amante defunta, che era famosa. E non mancano gli estensori di lettere private, come si è accennato.

In tutte queste incarnazioni dello scrittore e dell’intellettuale si riscontra il pallido riflesso di una figura messa seriamente in crisi (abbiamo visto, poco considerata, tenuta a distanza da tutti), quando ormai pare che nessuno s’interessi più ai suoi discorsi, a una funzione etica e sociale della letteratura.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica libri il 7 marzo 2021