Pasolini compie 99 anni

Giovanni Giovannetti



Per Pier Paolo il rapporto con il padre Carlo non è facile. Carlo Alberto Pasolini è un nobile decaduto, e per questo motivo abbraccia la carriera militare. Combatte nella guerra Italo-turca del 1911-1912, nella prima e nella seconda guerra mondiale, sino alla cattura in Africa e alla prigionia in un campo di internamento inglese nel Kenia. Al suo ritorno in Italia, nonostante il congedo, Carlo Alberto rimane altero colonnello anche in famiglia: «Incuteva rispetto», scrive Enzo Siciliano, «anche quando la propria autorevolezza lui stesso indebolì col bere». Insomma, «uno di quei padri educati a falsi valori virili e risorgimentali, nei quali era deposta comunque la piccola scaglia d’oro di una personale onestà».

Delle tante umiliazioni patite e del suo carattere non propriamente solare parlano a volte le periodiche Relazioni dei superiori; le possiamo leggere nel suo Libretto personale, a Roma, presso l’Archivio centrale dello Stato. Bologna, 1922: Carlo Alberto Pasolini «è un fedele interprete ed esecutore degli ordini e delle direttive che riceve, per quanto qualche volta manchi di iniziativa e di prontezza nelle decisioni»; Conegliano Veneto, 1928: «Nella vita privata si comporta poco bene perché poco ordinato nelle spese»; Cremona, 1934: «Non è regolato nella vita privata, contraendo con facilità debiti che non riesce a pagare alla scadenza stabilita. Amministra con leggerezza la Compagnia: nel pagamento dei vaglia alla truppa è avvenuto che non pagasse l’importo di un vaglia alla persona a cui il vaglia era diretto, ma ad altro militare imprecisato»; Bologna, 1937: «Ha cultura generale modestissima, mentalità ristretta, scrive con forma non sempre corretta, non è in grado di trattare in modo soddisfacente pratiche o questioni che non siano di ordinaria e semplice amministrazione»; Bologna, 1938: «Intelligenza comune, cultura generale modesta; discreta preparazione professionale; fisico robusto; buona volontà. Poco idoneo a lavori d’ufficio in un alto comando. Ufficiale più adatto ad incarichi nei quali non vi sia bisogno di maneggiare la penna». Bologna, 1938: «Di modesta cultura letteraria, ha però buona cultura generale e professionale. È uno studioso di regolamenti militari, che conosce ed applica bene in ogni circostanza. Energico, serio, di poche parole, alquanto rudi, ma franco, zelante, calmo e avveduto in ogni particolare del servizio. Qualche volta la sua rude franchezza può farlo apparire poco disciplinato, mentre è buono, rispettoso e coscienzioso esecutore degli ordini superiori»; Modena, 1940: «Irascibile per natura, ha più volte peccato nella forma, sia nelle manifestazioni di servizio che nel trattare con cittadini e funzionari; cosicché dal trenta dicembre 1939 al 26 febbraio 1940 ha subìto tre punizioni disciplinari e successivamente è stato più volte esortato ad adempiere ai suoi doveri con maggiore serenità di animo e senza falsi preconcetti ed invitato a non ricorrere sistematicamente, secondo il suo abito mentale, a minacce o a presentare reclami. Pur non avendo conosciuto in precedenza quest’ufficiale se non attraverso i documenti caratteristici (in molti dei quali è fatto cenno alla sua impulsività) ritengo che ultimamente il suo carattere sia alquanto peggiorato, considerandosi egli al termine della carriera, poiché per la sua età e per la sua sede di anzianità di grado dovrebbe fra una ventina di mesi essere collocato nella riserva. Ha una cultura generale modestissima; buona, per lunga pratica, quella professionale in genere. Possiede sufficiente spirito di iniziativa e di organizzazione ed ha saputo assumersi le responsabilità inerenti alla carica rivestita. Ha sugli inferiori un discreto ascendente morale, li giudica con benevolenza e lascia loro, talvolta, una eccessiva libertà di azione. Non è molto stimato da superiori e colleghi, dai quali ultimi si è sempre del tutto appartato. Eccede nelle spese voluttuarie, per sopperire alle quali ha dovuto di recente contrarre una nuova cessione di stipendio. Vive spesso lontano dalla famiglia, che non conduce con seco nei vari trasferimenti».

Per la verità, la famiglia è spesso vagabonda al seguito di Carlo Alberto: a Bologna, a Parma, a Sacile, a Cremona, a Scandiano, e di nuovo a Bologna. Tra moglie e marito non tutto va per il meglio. Susanna prende a negarsi, Carlo Alberto ha forse altre donne, e in ogni caso «l’amore di Susanna era tutto per i figli – in specie per Pier Paolo. Un amore che ebbe subito del morboso». Come scrive Enzo Siciliano in Vita di Pasolini: «Susanna non pensò mai di tradire Carlo Alberto con altri uomini. La sua fantasia lo tradiva quotidianamente con Pier Paolo, e Pier Paolo ricambiò la passione».

(Giovanni Giovannetti, Malastoria. L’Italia ai tempi di Cefis e Pasolini, Effigie 2020, pp. 101-03)








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica REDAZIONE il 3 marzo 2021