"Dalla parte del torto": quarant’anni di peripezie underground nel libro di Dome La Muerte

Silvio Bernelli



Mai sentito parlare di un italiano che ha suonato insieme a Iggy Pop, è stato amico di Nico dei Velvet Underground, è diventato una star nelle riserve Cheyenne e alla fine si è ritrovato sessantenne, leggermente stonato e completamente disoccupato, ma ancora combattivo? Be’, allora non conosci Dome La Muerte. Nato Domenico Petrosino, ha passato vent’anni a imbracciare la chitarra elettrica con band di culto assoluto come CCM e Not Moving. Un’accidentata carriera solista lo ha poi portato a diventare anche un apprezzato dj electro-trance nel passaggio tra anni ’90 e 2000. In mezzo, naturalmente, è successo di tutto: arresti, scazzottate con i manager dei locali, concerti scalcinati e non, tatuaggi, motociclette, eccessi di droghe (ma niente eroina), dischi, un paio di matrimoni, due figli, una nipotina e tantissime canzoni. Tutto questo Dome La Muerte lo ha messo in pagina - con l’aiuto di Pedrito El Drito (al secolo Pablo Pistolesi, già autore di Once were ravers) - in un coraggioso libro auto/biografico intitolato Dalla parte del torto (Agenzia X, pp 238, 15€).

La storia di Dome La Muerte prende le mosse dalla provincia pisana alla fine degli anni ’60. Un luogo che da subito sta stretto al giovanissimo hippy e chitarrista in erba, anche per via dei conflitti con il padre carabiniere. Cominciano allora i viaggi (fisici e non), gli spostamenti per i concerti, le esperienze nelle comuni dell’epoca in cui dibattiti politici e libero amore sono all’ordine del giorno. È l’era dei grandi raduni giovanili, delle utopie rivoluzionarie. Tutta rock, naturalmente, la colonna sonora: Led Zeppelin, Who e via schitarrando. Alla fine degli anni ’70 è folgorante l’incontro con il punk dopo il classico viaggio a Londra. Tornato a casa, insieme a una ghenga di amici scatenati, Dome mette su i Cheetah Chrome Motherfuckers, più brevemente CCM. Prime movers della scena hardcore italiana, si autoproducono il 45 giri 400 fascists. È l’inizio di una grande epopea, che porterà i CCM a una serie di concerti infuocati in Italia e in Europa. Tra questi, il formidabile show al Leoncavallo di Milano nel 1984. Il muro del suono targato CCM però alla lunga si rivela eccessivo per l’eccentrico Dome, e allora è tempo di puntare tutto sui Not Moving, con i quali aveva già cominciato a suonare da po’. Il gruppo ha base a Piacenza però, è così Dome ogni due settimane, qualche volta in sella alla motocicletta con la chitarra a tracolla, lascia Pisa per le prove.

I Not Moving hanno una cantante donna, usano l’organo e suonano un rock’n’roll imparentato con X, Avengers e Gun Club. Il loro suono è più accessibile rispetto a quello dei CCM. Non a caso i Not Moving trovano un certo successo di pubblico e si esibiscono con artisti di primo piano come i Clash e il dolente Johnny Thunders, al quale Dome dedica uno dei ritratti più sentiti del libro: "Al di là dello stile chitarristico che mi piaceva, Johnny mi faceva un sacco di tenerezza a livello personale. Era un tossicomane che scriveva canzoni romantiche (...) Avevo letto una sua intervista che mi aveva fatto stringere il cuore. Mi appariva fragile e disilluso. Alla domanda dell’intervistatore che gli chiedeva cosa avrebbe voluto fare se non fosse diventato una rockstar aveva risposto “il clown triste”. Forse lì ho intuito la sua vera natura, immaginandomelo con il cerone bianco e la lacrima nera."

È questo il periodo in cui Dome, da sempre attratto dalla cultura dei nativi americani, diventa un militante della loro causa. Stringe amicizia con il poeta e attivista politico Lance Henson, che lo sceglie come fratello. Il sodalizio tra i due si rivela indistruttibile. Le canzoni di Dome dedicate ai patimenti dei nativi americani trovano un imprevedibile airplay nelle radio delle riserve.

Sono probabilmente questi gli anni migliori della carriera di Dome. Da sempre costretto a barcamenarsi tra un lavoro e l’altro, gli incassi dei Not Moving garantiscono al nostro eroe una certa tranquillità economica. Arrivano persino un paio di ospitate in Tv. Poi però, un po’ per la pervicacia indipendente della band, un po’ per il mancato sfondamento presso il grande pubblico (impossibile per un gruppo rock italiano che canta in inglese), i Not Moving litigano, deragliano, si dividono.

È tempo per Dome di gettarsi in altre peripezie insieme al delirante techno rock cabaret di MGZ e le Signore e ai Diggers, con i quali dividerà il palco dell’idolo Iggy Pop. Dopo è ora, complice un ingaggio al leggendario Baraonda di Massa, di dare il via a una carriera di dj trance nella sua versione più psichedelica. Un percorso artistico ricco di momenti memorabili se mai ce n’è stato uno, insomma. Tra questi, l’incontro con la celebre Nico. A Pisa per un concerto al Victor Charlie, ospite di Dome alcuni giorni, la mitica voce dei Velvet Underground canticchia baritonale nel suo bagno. Una valanga di soddisfazioni, quindi, ma anche tanti momenti difficili dovuti alla mancanza di denaro. E alla fine di questa cavalcata in quarant’anni di cultura underground, ritmata da un’affabile voce toscaneggiante ben restituita da Pedrito El Drito - ci "garba" il suo lavoro -, tocca allo stesso Dome tirare le conclusioni.

"Pur essendo entrato nella settima decade della mia vita resto la pecora nera della famiglia. Sono ancora, sempre e comunque, dalla parte del torto. I miei figli, essendo di un’altra generazione, sicuramente mi vedono come un babbo un po’ naïf, fuori dal tempo, che non è mai riuscito ad adattarsi alle regole e agli standard di un mondo senza utopia come questo. Io al domani non ho mai pensato, ho sempre vissuto in un eterno presente, con una tensione diretta alla realizzazione dei miei sogni e alla ricerca di un senso di giustizia, equilibrio e bellezza che ho sviluppato nella mia adolescenza turbolenta e ribelle." Ecco, se ancora non avevi sentito parlare di Dome La Muerte, questo libro è un buon modo per scoprire tutto di lui e della sua vita da rocker; tutta giocata provocatoriamente, come dice il titolo, dalla parte del torto.








pubblicato da s.bernelli nella rubrica libri il 13 gennaio 2021