Blue Moon

Giovanni Giovannetti



Con equilibrio e onestà d’intenti la docu-serie SanPa, luci e tenebre di San Patrignano verte sui metodi, anche violenti e fuorilegge, praticati da Vincenzo Muccioli nella comunità di recupero da lui fondata. Focalizzandosi su Muccioli e sul “processo alle catene”, SanPa poco può dire sul contesto entro cui in quegli anni matura la mattanza delle tossicodipendenze, e nulla sulla storia che qui si racconta: la storia di una generazione annichilita da un potere incline a trasformare in devianza i sogni e i bisogni di quell’universo giovanile.

Eroina di Stato

Deponendo il 7 gennaio 2010 al processo bresciano per la bomba in piazza della Loggia nel 1974 (8 morti e 102 feriti), l’ex squadrista nero, sindacalista Cisnal e uomo dei Servizi militari “paralleli” Roberto Cavallaro riferirà di aver presenziato con altri italiani a un seminario formativo ad alto livello tenuto nell’autunno 1972 sulle montagne dei Vosgi in Francia; in quella sede venne illustrata l’operazione Blue Moon e le relative modalità di introduzione, anche in Italia, di eroina e allucinogeni per marginalizzare i movimenti della nuova sinistra.

Cavallaro lo ripeterà in tv da Gianni Minoli, precisando che alla riunione «erano presenti più soggetti, sia dell’Europa occidentale sia, con nostra grande sorpresa, persone appartenenti all’area opposta del Patto di Varsavia» (perché stupirsi? La rivolta generazionale deflagrata nel Sessantotto era invisa ai sistemi di potere sia dell’Est sia dell’Ovest), chiamati a confrontarsi su come annientare gli avversari e qualunque forma di dissidenza.

“Annientare”? «I servizi di sicurezza» chiarisce Cavallaro «non sono fondati su princìpi di cavalleria, ma sull’idea che il nemico va comunque eliminato». E se in Unione sovietica e in Cina fucilano i dissidenti o li deportano nei gulag, in manicomio e nei campi di rieducazione, in occidente, ammette Cavallaro, li annichiliscono, favorendo lo “sballo” (bella idea di democrazia!).

Le belle bandiere

Che cos’è allora Blue Moon? Il programma Blue Moon – pianificato dal capo dell’Fbi Edgar Hoover di concerto con la Cia – viene messo a punto negli Stati uniti nell’intento di sedare la nuova sinistra americana, trasformando così l’opposizione in devianza. Lsd ed eroina sono quindi usate come antidoto all’impegno politico di chi, dal 1967, manifesta contro la guerra in Vietnam (e ai combattenti americani in Vietnam si somministrano anfetamine e altri additivi chimici).

Basti ricordare – lo si legge in alcuni documenti governativi “declassificati” – che sui “Chicago riots” (gli scontri dell’agosto 1968 a margine della Convenzione del Partito democratico, contro il crescente impegno americano in Vietnam, i tanti morti e il ricorso alla leva obbligatoria) un sesto degli hippy partecipanti ai disordini apparteneva ad agenzie federali e a organismi di intelligence: una percentuale elevatissima di provocatori ed infiltrati lì a spingere questi giovani sulla strada dello scontro fisico e della violenza.

È la stessa sinistra americana che tanto affascinava Pier Paolo Pasolini. Nel suo primo viaggio negli Stati uniti lo scrittore viene infatti sedotto dall’«urgenza rivoluzionaria» disperata, mistica e libertaria dei giovani americani: quel loro «gettare il proprio corpo nella lotta» che su “Paese Sera” paragona al clima clandestino, di lotta e di speranza della Resistenza europea del 1944-’45: «Vieni in America e scopri la sinistra più bella che un marxista, oggi, possa scoprire» confiderà a Oriana Fallaci, paragonando «gli studenti che vanno nel Sud a organizzare i negri» ai primi cristiani: «v’è in loro la stessa assolutezza per cui Cristo diceva al giovane ricco: “Per venire con me devi abbandonar tutto, chi ama il padre e la madre odia me”. Non sono comunisti né anticomunisti, sono mistici della democrazia: la loro rivoluzione consiste nel portare la democrazia alle estreme e quasi folli conseguenze».

Nel volgere di qualche anno ogni accensione vitale della nuova sinistra Nord americana che scende in piazza contro la «sporca guerra» in Vietnam verranno letteralmente sedati a forza di eroina.

Ma, lo si è detto, Blue Moon non ha solo finalità interne agli Stati uniti: non va poi dimenticato che l’avversione alla guerra in Vietnam è il collante che unisce, ha scritto Guido Crainz, «le tensioni etiche e le utopie che attraversano le giovani generazioni del mondo occidentale».

L’infiltrato

Nel febbraio 1975 (è l’anno della conclusione del conflitto vietnamita, con il trionfale ingresso il 30 aprile dei Vietcong a Saigon) all’hotel Baglioni di Bologna la polizia arresta uno strano personaggio che ha con sé tanti milioni in valuta estera e notevoli quantità di Lsd. E nella cassetta di sicurezza di una agenzia romana della Banca commerciale verranno trovate tracce dei suoi mai chiariti rapporti con l’ex presidente dell’Ente minerario siciliano Graziano Verzotto, con il luogotenente di Andreotti in Sicilia Salvo Lima, con il principe piduista siciliano Giovanni Alliata di Montereale (indicato tra i mandanti della strage di Portella della Ginestra) e con l’ex capo del Sid Vito Miceli da Trapani (gli ultimi due coinvolti nel tentativo di colpo di Stato di Borghese e nelle trame della P2 e della Rosa dei venti).

Questo narcotrafficante e produttore in proprio di acido lisergico è Ronald Stark, un agente della Cia a contratto, infiltrato negli ambienti della sinistra italiana (con la falsa identità di Khoury Ali – un «esule palestinese» – tra il 1968 e il 1971 Stark avrebbe frequentato i gruppi dell’estrema sinistra milanese). Apparirà chiaro ai giudici che Stark è uno dei principali fautori europei di Blue Moon. Condannato a 14 anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti, in carcere Stark conosce Renato Curcio e altre figure apicali del “partito armato”, raccogliendo informazioni che diligentemente trasferirà ai funzionari dell’antiterrorismo e ai magistrati, per accreditarsi. Questo comportamento darà i suoi frutti: l’11 aprile 1979, dopo soli quattro anni, Stark è messo in libertà provvisoria, con l’ordine – ovviamente disatteso – di non lasciare l’Italia.

Dipendenza, morte, annichilimento

Quali sono le conseguenze di questa criminale guerra sottotraccia ai ragazzi della nuova sinistra è presto detto: Nel 1970 in Italia l’eroina è sconosciuta e non ci sono tossicodipendenti; nel 1985 se ne contano più di 300mila! Tra il 1974 e il 1975 l’offerta illegale di eroina a buon mercato improvvisamente soppianta quella delle droghe leggere, che sono tolte per qualche tempo di circolazione e criminalizzate artatamente da stampa e istituzioni.

Negli anni a seguire avremo dipendenze, morte, annichilimento nonché la creazione di un mercato – passato dalla cocaina all’eroina – che consente il salto di qualità della malavita tradizionale e, dal 1978, l’ascesa della criminalità mafiosa legata al narcotraffico (con un fatturato di tremila miliardi di lire annui). L’eroina è dunque usata come dispositivo biopolitico che agisce sui corpi per stordirli, paralizzarli, renderli dipendenti e neutralizzarli. Particolarmente colpite sono le regioni del Triveneto e la Lombardia. La prima vittima per overdose è infatti un ragazzo di Udine nel 1974.

Non resta che meditare sulle tante morti, in Italia, legate al consumo di eroina e allucinogeni negli anni bui della Repubblica tra il 1974 e il 1985 (e in quelli a seguire). I tossici che muoiono sono martiri, e i loro nomi andrebbero ben scolpiti sulla tragica lapide delle morti di Stato – quello Stato o parte di esso che, anziché proteggerli, ne ha deliberatamente provocato il martirio – accanto ai nomi dei morti ammazzati in piazza Fontana a Milano, in piazza della Loggia a Brescia, sull’Italicus a San Benedetto val di Sambro, a Ustica, alla stazione di Bologna, ecc.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica il dolore animale il 5 gennaio 2021