Farsi un avatar. Su "Us" di Michele Cocchi

Roberto Gerace








Parla di videogiochi l’ultimo romanzo di Michele Cocchi, Us, secondo titolo della collana di Fandango dedicata allo young-adult. Il protagonista è Tommaso, un ragazzo che si è chiuso nella sua stanzetta per giocare a uno sparatutto multigiocatore (una di quelle persone che con termine nipponico oggi vengono chiamate hikikomori). Il suo nickname è Logan, come Wolverine, e insieme a Hud e Rin deve compiere ogni sera una missione a una latitudine diversa del pianeta, svolgendo il suo ruolo di vittima o carnefice in svariati fatti storici: dalle lotte delle Farc in Colombia alle stragi fasciste in Etiopia. Chi completa le missioni accumula punteggio, chi accumula punteggio si candida a vincere un premio di dieci milioni di euro. Quella del gioco è quindi una zona grigia in cui si impara a obbedire agli ordini, a svolgere i compiti anche quando sembrano crudeli, ad agire prima che il pensiero venga a interrogarci. Us si presenta quindi inizialmente come un romanzo cosiddetto “per ragazzi”, ma col carattere inquieto e perturbante di una parabola distopica.


A mettergli accanto i suoi compagni è stato un algoritmo, ma in Us è vietato fare discorsi personali e persino dire il proprio vero nome può condurre a una squalifica. Di Hud e Rin Tommaso non conosce quindi che l’aspetto eccentrico di avatar ispirati agli eroi di anime e manga, ma le loro scelte nella capigliatura e nei tatuaggi adombrano l’indole dei due ragazzi come lui che li controllano. Ben presto la tentazione di trasgredire a questa regola porterà i personaggi a sondare i confini ambigui e delicati che separano le maschere dal profondo della personalità. Tra vincere e perdere farà capolino l’alternativa del comprendersi. Le scene più riuscite sono quelle in cui Tommaso incontra la psicologa, il primo fra gli adulti a sforzarsi di comprenderlo anziché rimproverarlo. I ragazzi sono più bravi a cercare le occasioni per assumersi dei rischi, ma solo dopo aver condotto una lotta sofferta con l’istinto narcisistico a rinchiudersi, a trasformarsi in pure immagini compensatorie, fantasmagorie eleganti buone a coltivare la fragilità. Gli adulti di solito non ci provano nemmeno: il loro conformismo è farsi un avatar, lasciarsi vivere per interposta persona senza rendersene conto, e la loro quotidianità priva di attriti è più asfissiante dei loro loculi domestici.




Michele Cocchi, Us, Fandango, pp. 320, euro 17








pubblicato da r.gerace nella rubrica libri il 2 dicembre 2020