“Venezia è un pesce” ieri e oggi

Tiziano Scarpa



Paolo Verri è l’uomo che ha aiutato Matera a diventare Capitale Europea della cultura nel 2019. Negli anni Novanta aveva ideato una piccola collana di libri dedicati alle città d’arte italiane: davano qualche suggerimento agli studenti delle superiori che ci vanno in gita scolastica. Mi propose di scriverne uno sulla mia città. Nacque così In gita a Venezia con Tiziano Scarpa (Paravia, 1998). Scrittori, scrittrici, tenete conto di quello che vi ho appena detto: non sembra, ma contiene una morale che potrebbe esservi utile. Ve la dico poi.

Quel piccolo libro ebbe una buona diffusione. Lo lesse anche Alberto Rollo, che dirigeva l’Universale Economica, la collana dei tascabili Feltrinelli. Gli piacque, e mi propose di togliere qualche ammiccamento giovanilistico, per ripubblicarlo facendolo diventare un libro per tutti.

“Come lo intitoliamo?”, gli chiesi a lavoro finito.
“Prendi l’incipit, le prime quattro parole”, propose Alberto. Devo a lui la felice intuizione del titolo, Venezia è un pesce, che tanta fortuna ha avuto; e che, se non proprio come la Settimana Enigmistica, “vanta numerosi tentativi di imitazione”: Palermo è una cipolla, Torino è casa mia, Milano non è Milano, Parigi è un desiderio, Amsterdam è un’isola

Mi è stato spiegato che per vendere un libro basta metterci nel titolo le parole giuste. Con certe vai a colpo sicuro. La più infallibile è “gatto”. Ma anche “Venezia” si difende bene. La geniale illustrazione in copertina ha fatto il resto.

Non mi sto sminuendo. Ma non so ancora spiegarmi i motivi per cui quell’esile libretto, scritto in un’estate felice, ha fatto il giro del mondo, e in vent’anni non ha smesso di essere letto e amato.

Certo, si spera che anche quello che c’è scritto dentro abbia fatto la sua parte. A cominciare dalla struttura dei capitoli. L’idea mi venne così. Vedevo nella mia città i turisti aggirarsi con le guide in mano, muovendo la testa su e giù, su e giù, alternando lo sguardo fra pagine e monumenti, pagine e chiese, pagine e musei. Nozioni artistiche, nozioni storiche, nozioni architettoniche. “Ma Venezia è un’esperienza!”, avrei voluto gridare a tutti. “Fate attenzione alle sensazioni dei vostri piedi, delle mani, delle orecchie!”. È quello che suggerisce questa guida diversa dal solito. Per spiegarlo, basta elencare i titoli dei suoi capitoli: “Piedi, Gambe, Cuore, Mani, Volto, Orecchie, Bocca, Naso, Occhi”. Il mio libro incita a intensificare le esperienze fisiche (e dunque spirituali) che si possono vivere a Venezia: che cosa toccano qui le mani che non si trova in nessun’altra città; che cosa odorano i nasi, che soprassalti patiscono i cuori.

Questo schema è stato proposto nelle scuole, perfino le medie: “Fate anche voi così”, hanno detto gli insegnanti ai loro alunni, “andate in giro per la città, e invece di fare la solita ricerca copincollata da wikipedia, cercate le strade più profumate e quelle più puzzolenti, identificate i suoni tipici di un quartiere…” È successo a Palermo e a Brescia. E Venezia è un pesce è il primo libro che viene regalato agli universitari che vengono a studiare qui in città. “Se vuoi capire Venezia, leggi questo”, gli dicono.

Alcune frasi hanno avuto molta fortuna, sono diventate involontariamente degli aforismi adatti a Twitter, Tumblr, Instagram, Pinterest. La più celebre è “Smarrirsi è l’unico posto dove vale la pena di andare”. Nessuna dei milioni di frasi che ho scritto in venticinque anni ha avuto una diffusione pari a questa sciocchezzuola.

È arrivato il momento di svelare la morale che avevo promesso a scrittori e scrittrici. Questo libro ha avuto successo anche a causa del suo vizio – o virtù – d’origine. Sapendo di rivolgermi a un pubblico di adolescenti, lo avevo scritto con uno stile piano, molto comunicativo. Eh sì: tanta fatica per non essere sputacchiato nel misurarsi con Gadda, Calvino, Ginzburg, Landolfi, Manganelli, Ortese, e poi vinci a mani basse diluendo, appianando, semplificando. Ecco la morale: se vuoi essere letto o letta da tutti, chiudi la ruota del pavone, non fare la danza dello svasso né il canto del gibbone; scrivi come per un quindicenne. Lo stesso è successo con un altro mio libro, Stabat mater. Come mai lo leggono in tanti? Perché la narratrice protagonista è una quindicenne che si esprime con semplicità.

Sono passati vent’anni. Venezia non è più la stessa, ma quel gracile libretto era rimasto sempre uguale. Le sue rughe si vedevano tutte. Andava ringiovanito. E bisognava dare conto anche delle cose scabrose. Gli ex appartenenti alla malavita del Brenta che si sono impadroniti del terminal del Tronchetto e picchiano gli accompagnatori turistici stranieri, anche le donne, per far salire le comitive sui loro battelli abusivi. Le bande di ragazzi che assaltano la gente. La laguna in bilico fra due trasformazioni fatali: diventare una fetida palude o una baia marina. La città sgretolata dalle cose che la mantengono in vita, troppo turismo e navi da crociera: come se, per non morire di fame, ci si cibasse di veleno. Anche una guida turistica, oggi, per quanto “d’autore”, non può non essere un libro a suo modo politico ed ecologico. Non ci sono più separazioni fra i generi editoriali. Tutto è connesso con tutto.

Rispetto alla prima edizione, Venezia è un pesce è più che raddoppiato. È un libro nuovo. Ho aggiunto un capitolo, “Pelle”, e tutti gli altri li ho ampliati dall’interno. Ho spiegato tante cose sorprendenti della mia città, le stesse che mi piace dire agli amici quando passano qui, per il piacere di vedere le loro facce sbalordite quando gli rivelo a cosa servono i campi e i campielli, o perché lo spritz è una truffa, o come mai i veneziani sono creature senza inconscio. E ho raccontato un sacco di aneddoti personali e episodi d’infanzia: come quando, appena nato, ho fatto il mio primo e unico giro in città a bordo di una gondola per turisti, e quando a dodici anni ho fatto a pugni con il terrore dei ragazzini, Jekyll, e sono riuscito a fracassargli una mano senza muovere un dito.

Questo articolo è uscito su “Tuttolibri” del quotidiano “La Stampa” il 28 novembre 2020.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica terrestri il 30 novembre 2020