Giorgio Bertani editore ribelle

a cura di Marc Tibaldi



Pubblichiamo l’introduzione del libro uscito a ottobre insieme al DVD Verona city lights (Milieu editore).

acqua bacia ardi cristalli
attento al gradino attento al volo
quante lame lucenti quanti sibili sospesi
mi accuccio ai tuoi piedi per alzare la testa
le funi del ponte d’acciaio molli fino all’indulgenza
ciechi per troppo guardare ci sediamo al sole
lacrime in gola sopra fatiche mortali
come parlano ancora forte
uomini e donne dai capelli rossi

8.4.1979

da Passi Passaggi, Antonio Porta

Quando nacque, nel 2009, fin da subito il progetto del docufilm Verona city lights. Giorgio Bertani editore ribelle non aveva solo l’obiettivo di riannodare i fili della memoria con l’esperienza della Bertani editore e le vivaci presenze dei movimenti degli anni ’60 e ‘70, ma mirava a qualcosa di più. Così scrivevamo allora nella bozza di intenti: “Attraverso l’intreccio di testimonianze di militanti e intellettuali e il filo rosso della significativa esperienza editoriale di Giorgio Bertani, ci proponiamo di raccontare quegli anni, senza nessun indugio alla nostalgia, ma con la volontà di fare un film che funzioni come ordigno mitopoietico, che metta e rimetta in moto critica e creazione, desideri e azioni. Senza nessun particolarismo, si parte da una città come specchio dell’Italia e del mondo, come microcosmo paradigmatico della trasformazione politica culturale e delle relazioni sociali.
Questo film vuole essere un contributo per l’invenzione di socialità dove solidarietà e sapere, dignità e rispetto possano liberare le potenze dell’intelligenza individuale e collettiva, contro la presenza di vecchie e nuove destre, razzismi, identitarismi, integralismi e localismi. A Verona. Nel mondo. Un film sul futuro, non sul passato”. “In cosa consiste l’unità di Alla ricerca del tempo perduto?”, si chiede Deleuze a proposito dell’opera di Proust. E continua, “sappiamo almeno in cosa non consiste. Non consiste nella memoria, nel ricordo, seppur involontario”, è invece “un telescopio psichico per una astronomia appassionata”. Questo vale anche per gli intenti del libro che state leggendo e del film che lo accompagna.

Antefatto. Nel 2005, l’idea del film era stata preceduta da un “progetto/ricerca sulla casa editrice Bertani”, con l’obiettivo di realizzare una mostra e un convegno di studi al centro sociale occupato e autogestito La Chimica. Scrivevamo: “il punto più importante: sollecitare una riflessione per mettere in atto processi in divenire. Chiaro sin dall’inizio: l’evento non deve essere in alcuna maniera nostalgico o celebrativo, e quindi bloccante. Sarà invece molteplice, ‘geografico’, che fa il punto per far tracciare linee di fuga”. Ne avevamo parlato con Bertani, il quale si emozionò dicendoci che nessuno gli aveva mai fatto un regalo più bello. Lo sgombero del centro sociale, ad agosto 2007, fu uno dei motivi dell’interruzione di quell’intrapresa, che però nel 2009 rilanciammo trasformandola in idea per un docufilm, con gli stessi intenti ma mutando il mezzo di racconto.
Eravamo un gruppo di persone che avevano attraversato l’esperienza del centro sociale La Chimica, a Verona, dove, in cinque anni, con tre occupazioni di tre diversi edifici, ebbero luogo centinaia di eventi, dibattiti, concerti, anche molto significativi, di rilevanza sociale e culturale.
Nel corso del 2010 registrammo alcune videointerviste, innanzitutto a Giorgio Bertani, e poi ad altri attivisti degli anni ’70, tra cui Antonio Moresco, Raffaella Poldelmengo, Tiziana Valpiana, Giovanni Battista Novello Paglianti, Alberto Tomiolo, Mauro Tosi, Walter Peruzzi, per un totale di circa 12 ore di girato.
Per la comprensione delle nostre intenzioni, ci sembra interessante pubblicare la scaletta di argomenti e le domande che preparammo per le interviste:


- Descrivi la Verona degli anni ’60-’70 a livello urbanistico, sociale, politico.
- Quali erano le analogie e le differenze con il panorama politico delle altre città e territori?
- Esisteva una specificità - politico, economica, culturale, sociale - veronese?
- Qual è stata la tua attività politica tra la fine degli anni’60 e inizio degli ‘80?
- Quali erano secondo te le esperienze vive e significative della cultura e della politica veronese negli anni ’70? Ricordiamo per esempio le occupazioni delle case Mazzi, dei terreni a Ca’ di David e Ca’ Verde; il consultorio-assemblea delle donne; Circolo operaio della ZAI, movimento contro il carcere; gli obiettori di coscienza al servizio militare; i cattolici di base, riviste, collettivi, esperienze di base e autogestite…
- Quali sono le personalità significative – militanti, artisti, operai, intellettuali… - della Verona di quegli anni che meritano di essere ricordate? Hai ricordi della frequentazione veronese di Dario Fo?
- Quale è secondo te il rapporto fra la Bertani editore e le esperienze sociali e politiche veronesi?
- In che anno hai conosciuto Bertani e cosa pensi del suo lavoro di editore durante gli anni ‘70?
- Hai qualche ricordo particolare legato a lui?
- Quali sono i titoli pubblicati da Bertani che ricordi?
- Ci fu un contatto e uno scambio con le generazioni che parteciparono alla Resistenza nel territorio veronese?
- Quali sono secondo te i motivi che hanno portato la Verona recente ad essere città dove si intrecciano vecchie e nuove destre e nota per fatti di razzismo e intolleranza?

Per Bertani le domande erano più articolate e specifiche, ma ricalcavano questa traccia. Avevamo in programma anche le interviste a Dario Fo, di cui Bertani fu editore, al filosofo Franco Rella, al fisico Carlo Rovelli e ad altri attivisti. Per Fo e Rella avevamo avuto la loro disponibilità, mentre con Rovelli all’epoca non eravamo riusciti a prendere contatto. Poi ci incagliammo. Verona city lights. Giorgio Bertani editore ribelle era nato come progetto ambizioso e complesso, sia dal punto di vista concettuale che dal punto di vista estetico. Troppo. Almeno per i mezzi economici e tecnici di cui disponevamo allora.
La morte di Giorgio Bertani, avvenuta l’8 giugno del 2019, è stata l’occasione per ritrovarci e rilanciare l’idea del film.

Nel progetto iniziale le persone che volevamo intervistare erano molto più numerose rispetto alle nove che compaiono nel docufilm. Abbiamo già detto della disponibilità che avevamo ottenuto da Dario Fo e Franco Rella, ma nella lista c’erano anche: Milo Manara, Franco Berardi Bifo, Amedeo Bertolo, Ferruccio Brugnaro, Sandro Beltrame, Giorgio Bragaja, Dario Bicego, Gianfranco Morosato, Luciano Tarasco, Tiziana Riolfi, Alida Airaghi, Corrado Brigo, Fiorenzo Fasoli, Gianni Zardini, Paola Bonatelli, Anna Tantini, Paolo Fasoli, Luisa Muraro, Donatella Levi, Luigi Aldrighetti, Maura Antonini, Ivano Spano, Paolo Fasoli, Gigi Mele, Toti Naspri, Raffaello Cantero, Remo Bresciani, Claudio Bighignoli, Flavio Savoldi, Dino Innocente e altri.

Verona city lights. Giorgio Bertani editore ribelle vuole essere anche guerriglia semiotica contro il ritornello della “Verona reazionaria”. Il peggior modo di affrontare la deriva in atto è propagandare questo ritornello, che non corrisponde alla verità e nasconde delle incapacità. C’è chi si rifugia nell’ineluttabilità del rassicurante ritornello, ma possiamo presumere che l’oggetto del ritornello non sia il vero motivo della poca incisività di chi lo canticchia. Il bimbo perso nel bosco fischietta un ritornello che lo rassicura dalla paura di smarrirsi, sostiene in uno dei suoi libri Felix Guattari. “Verona fascista” non è una fatalità (fatalità, termine questo fin troppo usato a Verona, tanto da sembrare spia di un malessere), non è una tara genetica, non è stato sempre così e quindi non implica che sarà così per sempre. Questo non significa negare la criticità della situazione veronese, una situazione che è diventata paradigmatica in Italia e in Europa con l’affermarsi dei fronti sovranisti e identitari, che raccolgono il peggio delle varie destre localiste e nazionaliste. Questo non significa negare l’importanza della controinformazione sulle pratiche razziste e discriminatorie delle destre.
Esperienze evolutive che sperimentano in direzione del tutto opposta a quelle reazionarie sono state possibili, lo sono, lo saranno ancora. Goethe nel suo “Viaggio in Italia” dedica alcune pagine al suo transito a Verona, dove passò nel 1786. Scrive che Verona era sozza e i veronesi pure, buttavano spazzatura e rifiuti in strada. La situazione è di certo mutata. Questo per dire che i costumi cambiano, possono cambiare. Da Catullo e la sua gioiosa moralità a Salgari e la sua visionarietà, per arrivare alle molte esperienze sociali, solidali, creative contemporanee, nella “geografia” culturale veronese ci sono spunti molto interessanti da sviluppare e mettere in relazione. Verona city lights. Giorgio Bertani editore ribelle si incarna in questa geografia molteplice.

Nel 2019 la decisione di concludere il montaggio solo con le interviste girate nel 2010, ad eccezione del contributo video di Carlo Rovelli, realizzato nel settembre del 2019, in occasione del rilancio del progetto Verona city lights durante “Brutti caratteri evento di editorie e culture indipendenti”, rinunciando alle riprese di copertura e a quelle in esterna, a ulteriori articolazioni narrative e a strutturazioni formali. Abbiamo reso l’idea più snella e “telegrafica”, meno complessa. Ma con la presunzione che anche questa essenzialità potesse parlare forte. Non ci pare azzardato sostenere che la realizzazione che avete tra le mani – pur semplificata rispetto agli intenti originari – è importante per tanti motivi. Siamo sicuri che la visione del docufilm e la lettura del libro sveleranno questa importanza. Il libro, che all’inizio doveva essere un semplice opuscolo che accompagnava il docufilm, nato da un breve ricordo scritto per “Il Manifesto” in occasione della scomparsa di Giorgio, si è ampliato per gemmazione ed intrecci. La ricostruzione storica, i documenti e i contributi si integrano con il racconto del docufilm, diventando assieme ad esso una macchina narrativa plurima. Libro e film portano titolo e sottotitolo invertiti. Verona city lights. Giorgio Bertani editore ribelle è il titolo del docufilm, perché contestualizza l’esperienza della casa editrice nel contesto veronese di quegli anni. Giorgio Bertani editore ribelle è invece il titolo del libro, proprio perché dedicato alla vita dell’editore e alle sue edizioni. Buona lettura e buona visione.

Marc Tibaldi, Filippo Comencini, Raffaella Poldelmengo, Emanuele Del Medico, Andrea Dilemmi, Serena Lorenzetti, Paolo Marchi, Luciana Cioffi, Gianluca Artoni, Oreste Veronesi, Andrea Zanardo








pubblicato da j.costantino nella rubrica libri il 28 novembre 2020