Ecfrasi della finestra

Silvia Costa e Umberto Sebastiano



Il radiodramma Ecfrasi della finestra, scritto da Silvia Costa e Umberto Sebastiano, verrà trasmesso giovedì 26 novembre alle ore 23.00 all’interno del programma Il Teatro di Radio3. Concepito in forma di dialogo nel maggio del 2020 per il Magazine della Triennale di Milano, il progetto si è sviluppato in radiodramma grazie al coinvolgimento del musicista Claudio Rocchetti.
Ecco alcune note sul progetto, con i commenti di Costa e Sebastiano.

ECFRASI DELLA FINESTRA

L’ecfrasi non è la semplice descrizione di un oggetto, l’ecfrasi lancia una sfida all’oggetto che descrive perché si ripromette di restituire, grazie alle parole, la stessa esperienza estetica.

L’oggetto a cui viene rivolta questa sfida è una finestra, luogo di confine per eccellenza fra l’esterno e l’interno, fra noi e gli altri. È un luogo fisico e psichico, teatro di un flusso continuo di immagini.

Ecfrasi della finestra comincia come una performance che ha il sapore di un esperimento scientifico: due sguardi che entrano in risonanza davanti a due finestre distanti in linea d’aria cinquecento chilometri, una a Roma, l’altra a Casalpusterlengo, in piena zona rossa.

I protagonisti cominciano a conoscersi attraverso le parole che si scambiano. Ma quelle parole, le parole dell’ecfrasi, che vorrebbero sostituirsi alle immagini, finiscono per produrre altre immagini, immagini potenti, che sfuggono al controllo.

«Non siamo partiti dai contenuti, ma dalle regole. Ai limiti imposti dalla pandemia ne abbiamo aggiunti altri. Abbiamo scelto un unico punto di osservazione: una finestra, sempre la stessa. Abbiamo stabilito una griglia temporale e delle azioni da compiere all’unisono: guardare; descrivere; condividere le nostre parole».

«La dimensione teatrale si è affermata spontaneamente, catturandoci prima come spettatori e poi come interpreti. La limitazione della libertà di movimento ha favorito il processo di immaginazione: le immagini si sono imposte allo stesso modo in cui la natura ha preso il sopravvento durante il lockdown primaverile».

«Il contenuto si è delineato durante la pratica, la scintilla narrativa è scoccata grazie alla pura osservazione della realtà che sfilava davanti a noi. Lo sguardo è un compositore? E come compone, lo sguardo? Come mette in fila gli accadimenti fortuiti di una giornata trasformandoli in una storia?».

«Non abbiamo pensato di fare un lavoro sulla pandemia, ma piuttosto sulla distanza e sulla presenza/assenza dell’altro. Se siamo soli, chiusi nella nostra casa/scatola, siamo come quelle particelle in sovrapposizione quantistica delle quali non si può dire in che stato si trovino. Senza il contatto con l’altro, senza il suo sguardo, non possiamo dire se siamo vivi o morti. E quindi, inevitabilmente, abbiamo cercato di avvicinarci, senza spostarci, perché in quei giorni era vietato, non si poteva fare. Per colmare la distanza ci siamo fatti guidare dalle immagini che emergevano dal profondo e che hanno preso il posto di quelle ritagliate nella cornice della finestra. Abbiamo costruito un ponte e l’abbiamo reso percorribile. Non è stata un’attività giocosa, ma piuttosto un viaggio notturno dentro e fuori di noi, la trasformazione in qualcos’altro, in qualcun altro. Un rito di passaggio, un percorso di conoscenza».

«Il romanticismo è una proiezione, una cortina fumogena. L’altro verso il quale siamo spinti, è uno specchio, un giudice, non può salvarci, può solo restituirci quello che siamo».

«Rileggendo il testo, riascoltandolo, abbiamo la sensazione che nella stratificazione di significati qualcosa ci sfugga, ed è una bella sensazione. Qualcosa di misterioso. Come se avessimo inconsapevolmente innescato un meccanismo che si ripeterà all’infinito, con i giorni che appaiono uguali e sono invece pieni di sfaccettature che solo un’attenzione particolare riesce a cogliere. Sappiamo che non è necessario comprendere tutto. E quando smettiamo di cercare di capire, allora percepiamo un calore, un dono, qualcosa che ci è arrivato addosso e che ci ha fatto bene».








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 24 novembre 2020