“Venezia è un pesce”: quando ho fatto a pugni con il mio primo Minotauro

Tiziano Scarpa



A vent’anni dalla prima uscita, arriva oggi nelle librerie la nuova edizione aggiornata e ampliata della mia guida di Venezia. La struttura è rimasta la stessa, i capitoli dedicati alle parti del corpo – piedi, cuore, mani, naso, occhi... – raccontano le esperienze fisiche ed emotive tipiche di questa città. E c’è un capitolo in più: “Pelle”. Ma ho aggiunto tante altre cose nuove, il testo è più che raddoppiato, ci sono descrizioni di luoghi, spiegazioni sorprendenti, e cose che mi sono capitate da bambino e da adulto. Eccone una.


Da piccoli avevamo paura di andare a Santa Marta, una zona molto popolare nel sestiere di Dorsoduro. Alle scuole medie eravamo terrorizzati da una figura leggendaria. Lo chiamavano Jekyll: aveva qualche anno più di noi; si diceva che pestasse chiunque trovava nelle calli deserte. Un ragazzo si era buttato in acqua ai piedi del ponte dell’Accademia pur di sfuggirgli, perché lui lo stava tempestando di pugni. Così, tornando da scuola, evitavamo le stradine nascoste, anche quando erano comode scorciatoie.

Un giorno però io e due miei compagni di classe avevamo troppa fame, non vedevamo l’ora di sederci a tavola; dopo il rio di San Trovaso, invece di proseguire per la fondamenta piena di gente accanto al rio della Toletta, tagliammo per le strette calli lì dietro. Indovina chi c’era. Appena ci vide, Jekyll si fermò ad aspettarci.

Immagina un duello al sole, fra pistoleri in un film western: solo che il duello non si svolse in una piazza, ma in un corridoio stretto, fra i due muri di una stradina da cui non si poteva scappare. Non era possibile ignorarlo e passare oltre, in quella calle larga un metro. Con un pretesto, Jekyll ci rivolse la parola in veneziano. Io scioccamente gli risposi. Intanto, i due miei compagni di classe ne avevano approfittato per svicolare.

Ero, letteralmente, con le spalle al muro di fronte a lui, nella strettissima calle del Pistor. Il suo ghigno di ragazzo dei quartieri poveri scintillava di fronte a me: ai suoi occhi rappresentavo il ragazzino che frequentava le medie, che poteva andare a scuola perché aveva una famiglia che si prendeva cura di lui. Già per questo, nella sua logica, meritavo una punizione.

“Guarda che sono come te,” provai a dirgli, “abito in una casa piccolissima, i miei genitori hanno la quinta elementare…” Non fu una grande idea cercare di ammansirlo con un’analisi sociologica. Mi tirò un pugno in faccia. Spostai la testa di scatto, schivandolo. Lui non riuscì a frenare lo slancio del braccio: invece di spaccarmi il naso, le sue nocche si schiantarono sul muro di mattoni dietro la mia testa. Scappai via mentre Jekyll imprecava, piegato in due dal dolore. Si teneva la mano, il suo ghigno si era trasformato in una smorfia sofferente.

E così Venezia, con le sue calli larghe un metro, è stata la causa e la soluzione dell’incontro con uno dei primi Minotauri della mia vita. Città ambigua, ipocrita, diplomatica, non si è schierata apertamente per nessuno di noi due. Ha dato una possibilità a entrambi: prima ha favorito l’agguato di Jekyll, diventando sua complice a mie spese; poi ha salvato me e ferito lui, incaricandosi di colpirlo al posto mio, da ferma; gli ha fracassato il pugno con l’indifferenza dei suoi mattoni.

Tiziano Scarpa, Venezia è un pesce. Una guida nuova, Feltrinelli, 192 pagine, 16 euro.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica annunci il 12 novembre 2020