Mismas

Riccardo Redivo



In anteprima un estratto dell’ultimo libro di Riccardo Redivo, Mismas. Umanità sotto assedio, edito da Sensibili alle foglie.

Caso o destino, il Campo Mismas era uno spazio di confluenza spontanea di migranti, profughi, zingari, clandestini, girovaghi, raminghi, senzatetto, poveri, poverissimi, puttane, spacciatori, malati, derelitti, gente insomma di tutte le risme e proveniente dalle più disparate zone del pianeta. Quella natura varia, che si era formata più o meno liberamente, aveva reso notoria la propria esistenza. Da quasi sei mesi Mismas era sulla cronaca locale e non la finiva di far parlare di sé. La multiforme e complessa natura umana che lo caratterizzava non permetteva specifiche rivalse da parte dei razzisti e delle loro miopi branche. E questa, inconsciamente, era per loro la sua pericolosità, perché ciò che una volta veniva racchiuso e relegato in una comoda micro-categoria (“i negri”, “gli immigrati”, “gli zingari”, “i sc’avi”, etc.) ora veniva inglobato in un’unica grande categoria, un calderone etnico-economico a cui veniva dato nomi piuttosto bislacchi: si andava dall’esoterico “Gli esclusi” al più sofisticato “Gli etnarginati” o al più semplice “I poveri-poveri”. Non esisteva ancora un vocabolo adatto a identificare questo scomodo calderone multietnico, se non Mismas. Proprio quel giorno Mismas doveva diventare ancora più famoso e rendersi visibile agli occhi dell’intera Europa. E lo doveva diventare, almeno inizialmente, non per Carlo e Rosa, ma perché un gruppo nutrito e piuttosto eterogeneo di cittadini italiani aveva accerchiato quel campo, bloccato le vie d’accesso e stava cercando di dargli fuoco in tutti i modi. Anche i passaggi più segreti che portavano oltre le mura perimetrali erano stati bloccati: i kuniči, com’erano chiamati i buchi-galleria, erano impraticabili.
Carlo già conosceva quel campo perché vi era stato dieci anni prima, quando ancora la varietà etnica non era così evidente; per la maggior parte della gente a quel tempo c’erano solo i balcanici, ma già allora non era vero. C’era andato per sentire, intervistare, curiosare, registrare – “salvare” diceva lui – storie, cercare favole tradizionali, testimonianze, sincretismi, poesie, canti popolari, manifestazioni d’arte, sofferenze, verità. Chi era arrivato lì era stato ferito e distrutto dal dolore e aveva toccato senza sconto uno degli abissi umani più vicini alla bestia. Quella tempesta di dolore aveva provocato una tempesta di movimento per la ricerca di una cura, di un sollievo: Mismas, lo strano porto che tutti accoglieva, era per quella gente una specie di tana dove leccarsi le ferite e, a fatica, riprendere a respirare in attesa che fuori passasse la buriana. [pp. 13-14]

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Mismas, nel dialetto triestino, significa miscela, cocktail, spritz o, in senso figurato, guazzabuglio, confusione, andirivieni (deriva dal tedesco Mischmasch). In questo libro è il nome del luogo in cui il poeta Vigini e la sua compagna Rosa si risvegliano dopo un incidente d’auto. Mismas è l’umanità emarginata, esclusa, isolata, e per questo produttrice di poesia, amore, follia, violenza, veemenza, narrazione. Temi veri, reali e concreti, quasi sempre ignorati da chi è fuori e stigmatizza chi lì ci vive: «migranti, profughi, zingari, clandestini, girovaghi, raminghi, senzatetto, poveri, poverissimi, puttane, spacciatori, malati, derelitti, gente insomma di tutte le risme e proveniente dalle più disparate zone del pianeta». Il tesoro di Mismas sta nella solidarietà e nella voglia di vivere, una vita antica, primitiva, che si manifesta concretamente e che per continuare a esistere ha bisogno di storie come quelle raccontate in questo romanzo, storia nelle storie.

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Riccardo Redivo, nato a Trieste, è pubblicista dal 2013. Collabora con il mensile di ecologia e cultura Konrad del FVG. Ha scritto testi per canzoni, teatro e burattini. Fra le sue pubblicazioni: La letteratura morale, Asterios, 2008; Alda Merini. Dall’orfismo alla canzone, Asterios, 2009; Doppio canto, Metauro, 2012 (saggio sulla messa in musica della poesia); Uvala, Sillabe di Sale, 2017 (raccolta poetica); Era un appassionato di arcobaleni, Il Seme Bianco, 2018 (romanzo) e la curatela meriniana Confusione di stelle, Einaudi, 2019.








pubblicato da j.costantino nella rubrica libri il 7 novembre 2020