Battiato, il grande evocatore

Aldo Nove



È in libreria Franco Battiato, di Aldo Nove. Il grande scrittore lombardo fa un ritratto del grande musicista siciliano, in un bellissimo libro che è, al tempo stesso, biografia, analisi musicale, storia delle esperienze di ascoltatore vissute dall’autore stesso.
Qui sotto potete leggerne due brani, che danno un esempio di alcune sfaccettature del libro.
C’è Aldo Nove bambino davanti al televisore, che incappa in un’intervista a Battiato: per lui equivale a un’epifania oracolare. Non posso riportare tutto il capitolo, che ricostruisce la tipica situazione di quel decennio: bambini come noi, appartenenti al proletariato, a famiglie non colte, potevano contare soltanto sulla televisione per conoscere qualcosa di alternativo.
E c’è Aldo Nove adulto che coglie perfettamente la caratteristica primaria dei testi di Battiato, il sommovimento decisivo che portano nella cultura popolare: dalla narrazione all’evocazione, dal raccontare storie a suscitare risonanze interiori.
Ringrazio l’autore per avermi concesso di riprodurre queste due pagine.
[T. S.]


Ci fu un pomeriggio in cui la Rai, che oltre a essere l’unica emittente in Italia era anche interessata alle culture (al plurale, appunto) e non lesinava agli utenti inattese chicche di originalità, mi fece scoprire, ancora bambino qual ero, Franco Battiato.
Nell’assoluto sgomento, con un senso di stupore inaudito, sentii la parte introduttiva di «Sequenze e frequenze», dell’album Sulle corde di Aries. Difficile oggi raccontare quanto quell’esperienza mi toccò a fondo. Ma proprio per la profondità di quell’incontro. I suoni erano inauditi, ma facevano parte di me. Rarefazioni che avevo pur vissuto, anche se mai trovate espresse nel panorama musicale che mi circondava. Come un viaggio in abissi che contenevo.
In un altro spazio.
In un altro tempo.
Credo che quello spezzone musicale, accompagnato dall’intervista a un tipo vestito in modo buffissimo e improbabile, di cui si notavano il naso strano e sproporzionato e un paio di occhiali di una foggia a metà tra il film di fantascienza e il circo, sia durato pochi minuti. Ma per me era durato anni, facendomi perdere le coordinate spazio-temporali. C’era qualcosa d’arcano, d’incredibilmente remoto e riportato a galla (eppure ero un bambino!) che mi faceva sentire un «drogato».”

[...]

Non è facile descrivere il disco di maggior successo nella storia della musica italiana. Non è facile soffermarsi su una tale raffica di capolavori in grado di radere al suolo ogni avversario musicale. E non è facile neppure descrivere come, nel mondo della canzone italiana, esistano un «prima» e un «dopo» La voce del padrone.
E la cosa non riguarda soltanto Franco Battiato. Riguarda un’intera popolazione che si abbandona completamente alla dispersione delle storie (generalmente d’amore, o d’impegno sociale, o di qualunque argomento a tenere insieme il testo) che fino a questo scarto, direi, quasi di paradigma linguistico, hanno dominato il panorama della musica leggera. Battiato, in fondo, non fa che riproporre quello che, in modalità sempre diverse, ha fatto per tutti gli anni precedenti (a parte gli ancora indecisi 45 giri degli esordi), ossia l’evocazione al posto della narrazione.
Battiato, via via in modo sempre più accelerato dopo lo starting point di Fetus e Pollution, non «racconta» niente di «preciso», ma con estrema precisione evoca frammenti di mondi che sono quanto di più prossimo caratterizza la nostra memoria personale.
Quella di ognuno di noi.
«È colpa dei pensieri associativi / se non riesco a stare adesso qui», canta in «Segnali di vita», perla di un album in cui ogni brano è perla. Quei pensieri associativi, potremmo dire facendo i colti e passando quindi per le teorie psicanalitiche più importanti del secolo scorso (dal fondatore Freud al suo allievo Jung fino al discepolo indisciplinato Lacan), sono esattamente l’asse portante dei testi (e delle musiche: pensiamo a M.elle le “Gladiator”) di Battiato. La nostra mente associa termini che hanno un senso convenzionale ma anche un nostro senso privato, legato alle nostre esperienze, alle nostre letture o visioni.
Esattamente un collage di impressioni che fanno sì, come accade nelle sedute psicanalitiche, che i pensieri si associno in modalità sorprendenti e rivelatrici, riportandoci a storie vissute chissà quando (forse mai), e proiettandoci nei molteplici mondi dei sogni, nel caos danzante delle dimensioni possibili.
Battiato ha dunque creato una modalità espressiva inedita nella sua dichiarata visibilità ma sottesa alla comunicazione umana in tutte le sue forme, in ogni epoca e in ogni contesto.

Aldo Nove, Franco Battiato, Sperling & Kupfer, 2020, pp. 256, euro 17.90.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica musica il 28 ottobre 2020