Lettere agli uomini

Intervista a Moresco su "Chisciotte"



Un paio di estratti dell’intervista ad Antonio Moresco a cura di Simonetta Sciandivasci uscita ieri sul "Foglio", leggibile nella sua integralità cliccando qui.

Quando uscì “Gli increati”, il romanzo che chiudeva la sua trilogia sullo stare al mondo, la critica, quasi tutta, s’arrabbiò parecchio. Lungo, eccessivo, pretenzioso: lo scrissero in molti, spesso senza averlo nemmeno letto, e ammettendo di non avere intenzione di farlo.

Con Antonio Moresco molti critici sono stati antipatici, irriguardosi. Altri lo hanno amato e protetto come si fa con certe creature selvagge che sono potenti ma indifese, perché lui è un estraneo e uno straniero, un vinto invincibile, “uno scrittore di una specie che non c’è più, che non c’è ancora”. Ha cominciato tardi, a trent’anni e passa ha capito che gli interessava essere e fare lo scrittore, e ce ne ha messi quasi dieci per farsi accettare, inviando lettere e manoscritti che poi ha raccolto in “Lettere a nessuno”, un epistolario tra i più dolorosi della nostra letteratura, che mostra molti guai dell’editoria ma è soprattutto un libro sulla forza e sull’ostinazione.

È un libro donchisciottesco. E a Don Chisciotte Moresco ha dedicato il suo ultimo lavoro, la sceneggiatura romanzata di un film per il quale, insieme al regista Jonny Costantino, sta cercando un produttore. Per adesso c’è il libro, appena uscito per SEM, in copertina c’è lui con un cappello buffo e il volto serio, e dentro c’è un Don Chisciotte ricoverato in un ospedale psichiatrico, che di notte sogna di parlare con Emily Dickinson, ama una Dulcinea che non è metaforica, simbolica, ma parte attiva e belligerante della storia. Un Chisciotte “scaraventato nel nostro tempo, partecipato e sentito fino all’incarnazione”.

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Mi sarei aspettata che il suo Don Chisciotte fosse un libro sul fallimento. Invece m’è parso che lei abbia toccato ancora il tema dell’ostinazione e che lo abbia raccontato senza senso di perdita o di sconfitta. Anzi.

Chisciotte è il mio personaggio preferito. Allarga i possibili, mette realtà, immaginazione e sogno insieme, e poi li moltiplica. È vero: la sua, per me, è la storia di una vittoria; anche se il giudizio del mondo lo fa soccombere, lui compie un gesto che squarcia i possibili e pur apparendo lo sconfitto per eccellenza di tutta la storia della letteratura, non perde. A me interessa la forte inattualità di questa figura rispetto al mondo di adesso: una figura di irriducibile, di inarreso totale in un mondo dove arresi sono quasi tutti.

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La foto sulla copertina del libro è di Jonny Costantino.








pubblicato da j.costantino nella rubrica libri il 26 ottobre 2020