NSTRM

Fabio Badolato



L’opera video NSTRM di Fabio Badolato è in mostra a Bologna - con la curatela di Cristina Alga - nell’ambito di Disseminare_Festival di Memorie Dislocate, presso la Galleria Attitudes_spazio alle arti (Strada Maggiore 90), da oggi domenica 25 ottobre a domenica 1° novembre 2020, con prenotazione obbligatoria.

MEMORIA_DURATA
dal testo di Cristina Alga

Lavorare sul tema della memoria significa chiedere a un artista di affondare corpo e mente nelle questioni filosofiche forse più complesse di sempre: il tempo, il divenire, la forma dell’universo e come la propria storia, di individuo e di artista, sta davanti a tutto questo. Lo stesso può dirsi, invero, per la curatrice, perché il tempo è sempre una dimensione di relazione.

NSTRM (2020) è nata così, dentro un tempo e dentro una relazione: un “dispiegarsi” di pensieri e parole nelle conversazioni tra artista e curatrice ha fatto sì che l’opera affiorasse alla memoria dell’artista. L’opera stessa è memoria, nata in un processo mnemonico situato, non sarebbe la stessa se non fossimo noi due e non sarebbe la stessa se non fossimo a Palermo.

NSTRM - 35°00’36’’ N - 23°49’35” W
Sud Est di Santa Maria - Azores

di Fabio Badolato

Non c’è motore su questa imbarcazione, non c’è neppure la balaustra dietro il timone che dista appena un metro dal bordo dello scafo, di notte chi sta di guardia si accovaccia accanto la cassa dello steering gear che nei momenti migliori è un comodo sedile, ma sotto gli spruzzi e il freddo della notte diventa un riparo.
Sono Nostromo su questa isola galleggiante fatta di legno di sogni di promesse, tasto il polso al vento, alla barca con i suoi scricchiolii e flessioni improvvise, soppeso gli sguardi del capitano, e l’umore dell’equipaggio, ne colgo azzardi e delusioni. In ascolto, ricettivo, pronto a sciogliere un brutto nodo, a tappare qualche buco. Il rischio e la paura di rompere qualcosa o di perdersi un pezzo è sempre in agguato.
Il mio turno dalle 2 alle 4 è stato un vero affondo nel buio. Quando si è stanchi la speranza è quella di non dover cambiare nulla, di scivolare sulle onde improvvise in perfetta rotta. Raggiungere la prua per manovrare lo Yankee incagliato tra queste onde è ostile avventura. Sospeso sul bompresso agganciato, aggrappato mentre un compagno ti fa luce con una torcia, quando la barca discende verso il cavo dell’onda e la prossima è sopra di te, sei già nell’oltre. Torno al timone più stanco e inzuppato di prima, colmo di adrenalina, butto un occhio sotto coperta e qualcuno vaga con una torcia rossa accesa sul capo, forse si prepara al turno. Penso che forse sarebbe il momento del cambio, ma non guardo l’ora rimango lì in ascolto a guardare la schiuma bianca. Non vedo luci di nessun tipo all’orizzonte, non vedo stelle e la bussola continua ad oscillare. Penso alla mia branda di fine turno, salata, umida, calda come un grembo mentre a destra 7 cm di cedro giallo dell’Alaska la separano dal mare, dalle sue leggende, i suoi mostri anche quelli in pericolo di estinzione, a sinistra il foremast che continua a torcersi rumoroso mentre il resto della crew sembra in silenzio da giorni.
In questo fluido amniotico, in questo flusso di cyprine primordiale, il mare incalza il suo moto, il legno scricchiola quasi a rompersi e io continuo la mia veglia, in ascolto di ogni piccolo segnale di cedimento, di flessione ulteriore mentre attendo la nuova prossima onda maestosa e risolutrice.

Info sul lavoro di Fabio Badolato (e Jonny Costantino, come BaCo Productions) le trovi cliccando qui.








pubblicato da j.costantino nella rubrica arte il 25 ottobre 2020