«Qui non c’è niente da fare, a parte la guerra»

Dall’epistolario di Lermontov



Roberto Michilli è uno scrittore e studioso indipendente che da anni ci stupisce con imprese editoriali di grande impegno, in cui l’erudizione impeccabile si accompagna all’affabilità espositiva. Di recente ha curato e tradotto l’epistolario di Michail Jur’evič Lermontov, pubblicato da Di Felice Edizioni. Ecco una breve presentazione del volume, e una lettera di Lermontov. Lo ringraziamo per averci concesso di proporla qui.


In questo epistolario il lettore troverà raccolte cinquantatré lettere scritte da Lérmontov, cinque indirizzate a lui e trenta intercorse tra corrispondenti diversi nelle quali lo si cita. Le poche sue lettere che abbiamo a disposizione sono oltremodo preziose perché, oltre a permetterci di sentire la sua viva voce, ci consentono di ricostruire i momenti salienti della sua breve esistenza e di gettare almeno uno sguardo nella sua vita interiore, risultando così ben più utili e affidabili di buona parte delle tante memorie dei contemporanei per una seppur parziale conoscenza dell’uomo.

«La sua vita era destinata ad essere un brillante bagliore di meteora, che lascia una lunga scia di luce e fragranza e scompare in tutta la sua bellezza.»
Vissarión Belínskij

«Sviluppò uno stile classico, il migliore nella letteratura russa. In confronto a lui, Puškin è arcaico, Turgenev prosaico, Tolstoj e Dostoevskij sono pesanti, Gogol’ è scorretto.»
Vladímir Fíšer

«E per tutta la vita portiamo nell’anima l’immagine di quest’uomo triste, forte, gentile, autorevole, modesto, coraggioso, nobile, sarcastico, sognante, beffardo, timido, dotato di potenti passioni e volontà, mente spietata e penetrante. Poeta geniale e così presto perduto. Immortale e per sempre giovane.»
Iráklij Andrónikov

Michaíl Júr’evič Lérmontov (1814-1841) è uno dei rari artisti della parola che hanno saputo esprimersi agli stessi livelli di eccellenza nella pOesia, sia lirica sia narrativa, nella prosa, nella drammaturgia e nella traduzione. Nella letteratura russa chiuse l’epoca d’oro della poesia e con Un eroe del nostro tempo aprì quella altrettanto gloriosa dei grandi romanzi. Se a ciò si aggiunge che era anche un buon pittore, componeva musica, suonava da virtuoso diversi strumenti e come ufficiale di cavalleria combatté più volte in battaglia dimostrando sempre uno straordinario coraggio, si capirà perché valga la pena di avvicinarsi alla figura affascinante e per molti aspetti ancora misteriosa di questo giovane genio irrequieto, morto a soli ventisei anni in un duello che sembra preso pari pari dal suo romanzo. (R. M.)

Roberto Michilli è nato a Campli nel 1949. Di Lermontov ha già tradotto le liriche (40 poesie, 2014, Menzione d’Onore alla VIII edizione del premio letterario internazionale “Russia – Italia. Attraverso i secoli”) e scritto la biografia, la prima pubblicata in Italia sul grande autore russo (Il prigioniero. La vita, il tempo e le opere di Michail Jur’evič Lermontov, 2015). I suoi libri più recenti sono una nuova traduzione della Leggenda di San Giuliano l’Ospitaliere di Flaubert (2019) e i romanzi Atlante con figure (prefazione di Tiziano Scarpa, 2016), L’attesa della felicità (2018), Sentimentàl (2019).


A Sviatosláv Afanás’evič Raévskij
Seconda metà di novembre – inizio dicembre 1837. Da Tiflis a Petrozavodsk.

Carissimo amico Svjatoslav, Suppongo che o le mie due lettere siano andate perdute con la posta, o le tue non mi siano arrivate, perché da quando sono qui vengo a sapere di te solo dalle lettere della nonna.

Infine mi hanno trasferito di nuovo alle guardie, ma solo al reggimento Grodnenskij. In tutta onestà, se non fosse per la nonna, rimarrei volentieri qui, perché difficilmente la Colonia sarà più piacevole della Georgia.

Ci credi che da quando ho lasciato la Russia non ho fatto che viaggiare, o con la posta o a cavallo? Ho attraversato l’intera Linea, da Kizlyar a Taman’, e attraversato le montagne. Sono stato a Šuša, Kuba, Šemacha, Cachezia, vestito alla circassa con un fucile a tracolla. Ho passato le notti all’aperto, addormentandomi al grido degli sciacalli. Ho mangiato čurek e bevuto vino della Cachezia…

Dopo aver preso un raffreddore, per strada, sono arrivato alle sorgenti con i reumatismi. Hanno dovuto tirarmi fuori a braccia dal carro perché non potevo camminare — in un mese le sorgenti mi hanno rimesso completamente a posto. Non sono mai stato così in salute e conduco una vita esemplare. Bevo vino solo quando sono di notte da qualche parte sopra le montagne e ho freddo, poi quando arrivo da qualche parte mi scaldo… — Qui non c’è niente da fare, a parte la guerra. Sono arrivato al distaccamento troppo tardi, perché ora il sovrano ha proibito una seconda spedizione, e ho sentito soltanto due o tre colpi. Ma poi, nei miei viaggi ho risposto al fuoco solo in due occasioni. Una volta, durante la notte, tre di noi hanno lasciato Kuba. C’eravamo io, un ufficiale del nostro reggimento e un circasso (pacifico, ovviamente), — e per poco una banda di lesghiani non ci ha catturati. — Ci sono molti bravi ragazzi qui, e soprattutto a Tbilisi ci sono persone molto rispettabili. E sono davvero deliziose le terme tatare! — Ho preso rapidi schizzi di tutti i posti notevoli che ho visitato e me ne porto dietro una discreta collezione. In breve, ho viaggiato. Ho attraversato le catene montuose della Georgia ballonzolando su un piccolo carro, e a un certo punto l’ho abbandonato per proseguire a cavallo. Mi sono arrampicato fin sulla cima delle montagne coperte di neve (Monte delle Croci), e non è stato facile. Mezza Georgia è visibile da lassù, come se fosse su un piatto d’argento, e davvero non voglio sforzarmi di spiegare o descrivere questa meravigliosa sensazione. Per me l’aria di montagna è come un balsamo, al diavolo la malinconia, il cuore batte forte, il petto respira profondamente — non hai bisogno di niente in quegli istanti, potresti metterti seduto a guardare per tutta la vita.

Ho cominciato a studiare il Tataro, lingua indispensabile qui e in tutta l’Asia come il Francese in Europa, — è una sfortuna che adesso debba smettere di studiarlo, perché avrebbe potuto essermi utile in seguito. Già facevo piani per viaggiare alla Mecca, in Persia e in altri posti. Ora mi resta solo da chiedere di essere mandato con Perovskij nella spedizione a Khiva.

Puoi capire da tutto questo che sono diventato un terribile vagabondo, e mi sento davvero portato per questo genere di vita.

Se pensi di rispondermi, scrivi a Pietroburgo, ahimè, non a Carskoe Selo. È noioso andare in un nuovo reggimento. Sono completamente inutilizzato al fronte e sto seriamente pensando di chiedere il congedo.

Addio, caro amico, non dimenticarti di me, e tuttavia credi che il mio più grande dolore è che tu abbia sofferto per colpa mia.

L’eternamente a te devoto M. Lermontov.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 12 ottobre 2020