“I tuoi piedi come baccelli pieni di strade”

Tiziano Scarpa



Questa è la parte finale della mia postfazione al nuovo libro di Roberta Durante Le istruzioni del gioco, appena pubblicato dalla casa editrice Le Lettere. In fondo, ho trascritto la poesia a cui si riferisce, e che chiude il libro.


Un altro dei miei modi di capire, vivere, attraversare, assorbire una poesia è farne la parafrasi. Lo faccio solo quando me ne innamoro tanto. Per esempio:

Chiama sua figlia per nome, e le domanda qual è il significato di quello che fa, del suo essere così. La bambina è piccola, sembra fatta di cose, di materia; ha le mani di stoffa, ha la pelle di gomma che le fodera le rotule, come un bambolotto. Che cosa si può dare a una bambina che apre gli occhi dopo avere dormito? Qual è la sua richiesta vera a questo mondo, nel suo venire al mondo, nel suo essere al mondo? Questa richiesta è una cosa immane, come tutta l’acqua che riempie il pianeta? O è qualcosa di difficile da trovare, ma comunque procurabile, come degli animali vivi per farci salire in groppa la bambina? Oppure, basta passare il tempo con lei canticchiando sciocchezze? Offrirle dolcetti di ghiaccio morbido da leccare? Si potrà mai essere all’altezza delle richieste di una bambina? Il punto non è essere all’altezza delle sue richieste esplicite, ma essere all’altezza della richiesta fondamentale che una bambina fonda con il suo stesso esistere. La mamma si guarda e si rende conto di non essere attrezzata, di non essere abbastanza solida, di comportarsi a sua volta da bimba: veste come una ragazzina, ai piedi porta dei sandaletti leggeri, e quando sua figlia dorme le viene da farle le treccine, proprio come se fosse una sua piccola coetanea. Allora quello che si può dare è ricomporre l’unità che si era divisa in due: la mamma e la bambina si immergono in un giaciglio liquido, sostanza buona spremuta dalle mammelle, perché il mondo esterno le cose giuste per la bambina non gliele può dare, non le ha, e solo fra loro due può sbocciare un posto, un modo di stare che non ha eguali, placido, silenzioso. La mamma fa dormire la bambina e le tiene i piedi fra le mani, e qui non si può fare la parafrasi perché gli ultimi due versi sono i più belli del libro: quei piedi sono come piccole guaine dove stanno fruttificando legumi; in potenza, dentro di loro c’è tutto il cammino che faranno, che percorreranno nella vita:

li tengo i tuoi piedi in mano
come baccelli pieni di strade.

Che cosa fai Susanna
con le manine di cotone arrotolate
con le ginocchia morbide la pelle delle bambole?
Che cosa vuoi da me adesso che ti svegli?
Il mare? Bestie da cavalcare? Canzoni stupide?
Gelato? Che cosa vuoi da me che indosso solo sandali
e intreccio i tuoi codini mentre dormi?
Resta con me nel letto di latte
facciamo più spazio a ciò che non c’è fuori
ai fiori fermi immobili senza rumori
dormi Susanna dormi ancora
li tengo io tuoi piedi in mano
come baccelli pieni di strade








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 26 settembre 2020