Poco meno degli angeli

Mauro Ruggiero



In anteprima un estratto del libro di Mauro Ruggiero pubblicato da Prospero Editore.

Poco meno degli angeli è il romanzo saggio di Mauro Ruggiero uscito il 18 giugno scorso ed edito dalla casa editrice Prospero Editore. L’opera di Ruggiero è uno scritto che unisce le caratteristiche e la tecnica narrativa del romanzo con lo stile dei saggi di divulgazione scientifica. Ne viene fuori un lavoro interessante che stimola la curiosità del lettore e offre una serie di spunti di riflessione filosofici e scientifici. Ecco, in breve, la trama. Adam Jason è un giovane e brillante scienziato del CERN, tra i protagonisti della scoperta del Bosone di Higgs. Spinto fin da piccolo da un misterioso bibliotecario a percorrere il cammino della scienza, quando giunge all’apice della carriera, Adam sente la necessità di cercare delle risposte che le scienze esatte sembrano non essere in grado di dargli. Così, guidato da un anziano ed eccentrico scienziato esperto di filosofie orientali, inizia un percorso che, attraverso incontri con persone straordinarie in giro per il mondo, gli offre una visione nuova delle cose, di se stesso e del suo possibile ruolo in un progetto rivoluzionario per l’umanità. [Nota editoriale]

Estratto del capitolo 18: L’ombra bianca

[…]

L’auto si avviò verso il Raccordo Anulare che percorse con andatura decisa prima di prendere l’uscita per l’Appia Nuova da dove proseguì lungo il rettilineo che porta alla zona verde del Lago Albano. Il viaggio durò circa un’ora. Adam si lasciò cullare dalla guida esperta di Ignazio, con il quale Nelchael scambiava frasi in perfetto italiano. Quando riaprì gli occhi, si trovavano sotto il Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, su Viale Antonio Costa. Adam vide l’autista prendere in mano il telefono, continuando a tenere la mano sinistra salda sul volante, e chiamare qualcuno, forse per comunicare il loro imminente arrivo. Notò lo strano anello che l’uomo portava al dito medio: un gioiello d’oro con sopra incisa nei dettagli una bizzarra figura su una superficie ottagonale: un serpente con la testa di leone, o almeno così gli sembrò, in mezzo a una stella e una mezza luna. Pochi minuti dopo l’auto si fermò su Piazza della Libertà. Sotto la monumentale facciata d’ingresso del Palazzo Pontificio, in abito talare, nell’aria fresca del mattino, c’era padre Michael Boscovich sorridente ad attenderli.
Di madre americana e padre croato, Michael George Boscovich si era laureato in astronomia presso l’università dell’Arizona portando avanti parallelamente anche gli studi di teologia e filosofia. Aveva poi conseguito un dottorato di ricerca in scienze biologiche, con specializzazione in astrobiologia a Bologna e collaborato durante il post-doc con il Massachusetts Institute of Technology e l’Università di Princeton. Entrato nella Compagnia di Gesù, aveva preso i voti qualche anno dopo e successivamente era stato ordinato sacerdote. Tornato in Italia dopo aver soggiornato in Alaska e in Antartide al seguito di spedizioni scientifiche, da qualche anno era stato nominato dal Papa in persona direttore della Specola Vaticana.
Nell’ampio e ben curato giardino dell’osservatorio i tre scienziati sedevano intorno a un tavolo allestito per la prima colazione con frutta fresca, bevande varie e altre delizie su un vassoio d’argento. Padre Boscovich fu molto felice di conoscere Adam e di rivedere Nelchael dopo diversi anni dal loro ultimo incontro. L’aria del mattino era tiepida e i profumi della vegetazione misti al canto degli uccelli trasudavano in quel luogo, non lontano dalla frenesia di Roma, un’assoluta pace. «Di cosa si occupa oggi la Specola?», chiese Adam Jason.
«È bene sapere che ci troviamo in uno degli osservatori astronomici più antichi del mondo», disse padre Michael nel suo tono di voce misurato e pacato, «le cui origini risalgono al secolo XVI. Fu Papa Gregorio XIII che volle far erigere, non lontano dalla Basilica di S. Pietro, la Torre dei Venti, dove i Gesuiti del Collegio Romano prepararono la riforma del calendario del 1582. Da allora la Santa Sede non ha mai smesso di interessarsi alle stelle e ha voluto dare un contributo significativo alla ricerca astronomica».
«Si deve infatti a un gesuita, Angelo Secchi, la prima classificazione delle stelle sulla base del loro spettro luminoso».
«Proprio così. Il Pontefice Leone XIII diede poi ulteriore e importante impulso alla ricerca scientifica fondando, nel 1891, l’Osservatorio del colle Vaticano. E ciò anche per dimostrare al mondo che, per quanto se ne dicesse, la Chiesa non era avversa alla scienza, ma al contrario la incoraggiava. Da allora abbiamo avuto una lunga serie di scienziati-sacerdoti, o sacerdoti-scienziati, che nel corso degli anni hanno fatto molto per il progresso della scienza e dell’astronomia in particolare».
«D’altra parte nelle religioni antiche le caste sacerdotali studiavano e osservavano le stelle...», commentò Nelchael.
«In effetti è vero. Religione e cosmo sono collegati, molto più di quanto si possa normalmente immaginare. Quando le luci della città di Roma divennero troppo forti, al punto da impedire la corretta osservazione del cielo, nel 1935 fu deciso di spostare la Specola dalla Città del Vaticano qui a Castel Gandolfo, proprio vicino al complesso del Palazzo Pontificio. Per alcuni anni questo osservatorio, fornito di due telescopi all’avanguardia, ha portato avanti numerosi progetti collaborando con università e ricercatori importanti. Progetti come la mappatura fotografica del cielo e molti altri. Ma poi, con l’espandersi costante della capitale e l’aumentare dell’inquinamento luminoso, anche questo luogo si è rivelato non idoneo, così le tecnologie all’interno del complesso non sono state rinnovate e oggi questo è un museo e laboratorio didattico. Qui ospitiamo seminari, conferenze, giovani ricercatori provenienti da tutto il mondo e svolgiamo altre attività, ma soprattutto spieghiamo che non esiste nessuna contraddizione tra scienza e fede, come purtroppo ancora oggi molti scienziati sono portati a credere. Vede, dottor Jason, sia la filosofia che la scienza si basano sull’idea che la nostra intelligenza sia capace di indagare e comprendere la realtà. Nonostante la distanza per finalità e metodi, esse sono più vicine di quanto non sembri, perché entrambe partono dal presupposto che nell’universo esista un ordine prestabilito. Entrambe, quindi, prendono le mosse da un atto di fede di tipo razionale. Uno degli assiomi della scienza postula che in ogni regione dell’universo valgano le stesse leggi fisiche e la materia possieda le stesse caratteristiche e proprietà. E questo, in un certo senso, è un vero e proprio atto di fede».
«Mi permetta però di obiettare che in passato la Chiesa Cattolica ha più volte osteggiato il progresso scientifico, e messo a tacere alcuni scienziati», osservò Adam.
«Purtroppo è vero. Non dimentichiamo, però, che la Chiesa è fatta di esseri umani: uomini che, proprio in quanto tali, sono fallibili. Un tempo, come oggi. Ma per fortuna alcune cose cambiano e anche la Chiesa ha capito che non c’è nulla da temere dal progresso scientifico, anzi! Tutto l’opposto.
Personalmente, come credente penso che Dio abbia creato l’universo, e come scienziato cerco di comprendere come esso sia fatto. Perché “è gloria di Dio nascondere le cose, ed è gloria degli uomini investigarle!”. Chi vede ancora contraddizione tra fede e scienza non sa cosa sia la fede, o forse non sa cosa sia la scienza».
«Ma se oggi la Specola è un museo, vuol dire che il Vaticano ha sospeso i suoi progetti di ricerca nel campo dell’astronomia e della scienza in generale?».
«In realtà questo non è del tutto esatto: la nostra ricerca scientifica procede, e mai come in questo momento è stata così importante. Siamo certi che da essa potrà venire molto di buono per l’umanità. E lei, dottor Jason, potrebbe dare un importante contributo a questa missione».
«Ah, la missione...», esclamò Adam guardando Nelchael e trattenendo l’impulso di chiedere al religioso ulteriori spiegazioni su tutto ciò che ancora non sapeva.
«Lei ha fede, dottore?», chiese Boscovich.
«Credo in qualcosa di superiore. Probabilmente non in un dio come se lo immagina lei: in un dio cioè che si è rivelato nel corso della storia agli esseri umani... Ma mi sento di dire che credo sicuramente in un’intelligenza intrinseca».
«Bene! Se la cosa la può consolare, sappia che la mia mente è poca cosa per immaginare Dio, ma è abbastanza per poter percepire la sua presenza nel creato. Non a caso sono uno scienziato; perché Dio ha dato la scienza agli uomini per permettere loro di gloriarsi delle sue meraviglie. Ma cosa ha spinto lei, dottor Jason, ad aprire la sua mente e il suo cuore anche alla speculazione e all’interesse per la metafisica?».
«Non lo so ancora con precisione, ma penso sia perché ci sono risposte che la scienza da sola non può dare. Soprattutto perché, nonostante la mia impostazione scientifica, non riesco a convincermi e non riesco ad accettare che tutto intorno a noi possa essere solo frutto di un caso».
«Un caso... e come potrebbe esserlo? Il nostro pianeta, come sa bene, si trova nella zona abitabile della nostra stella: né troppo vicino, né troppo lontano. In una posizione ottimale, perché compreso tra altri pianeti molto più grandi che lo pro-teggono efficacemente da asteroidi e comete; e con un satellite, la Luna, che ne stabilizza l’asse e ne permette l’alternanza delle stagioni, e quindi delle condizioni straordinarie di variabilità climatica per la sopravvivenza della vita. Questo potrebbe essere un caso; un caso neanche troppo raro, vista la quantità di esopianeti che stiamo scoprendo proprio negli ultimi tempi, e tenendo conto che ci sono almeno 160 miliardi di pianeti presenti nella nostra galassia. Ma cosa dire dei meccanismi del DNA e delle costanti della natura? Anche queste sono frutto del caso, semplici coincidenze? Ho molta difficoltà a pensare che il fenomeno della “risonanza del carbonio” nei nuclei delle stelle, che ha reso possibile la vita, possa essere anch’esso il semplice frutto del caso. Non si può non vedere l’universo come un progetto; il progetto di qualcosa o qualcuno che io chiamo Dio, lei forse “intelligenza superiore”, qualcun altro “pura energia”, qualcun altro ancora “monade”... Ciascuno si rappresenta l’Uno come vuole e come può: da queste rappresentazioni nascono poi le religioni, le morali... Queste però sono questioni secondarie, vengono dopo. Dio, se non se ne parla, è presente. Ma andiamo dentro, voglio mostrarvi alcune cose, seguitemi, vi prego», disse Boscovich ai due scienziati indicando la porta d’ingresso dell’edificio.
All’interno del complesso dell’osservatorio, padre Michael mostrò loro la collezione di meteoriti della Specola, considerata una delle più ricche e importanti del mondo, e successivamente la biblioteca con i suoi oltre 22.000 volumi comprendenti testi antichi originali di Galileo, Newton, Copernico, Keplero e di altre importanti e brillanti menti del passato. Adam e Dominik rimasero stupefatti dalla ricchezza di quel patrimonio e dalla cura con la quale veniva conservato e custodito per le future generazioni. Camminando nella sala, Nelchael si avvicinò a un quadro che aveva attirato la sua attenzione: un enorme dipinto di Papa Giovanni XXIII che occupava una parte di parete in mezzo a due grandi scaffali di legno massiccio pieni di libri antichi. Poi tutti e tre si spostarono nell’ampio atrio che ospita il telescopio a grande campo di tipo Schmidt installato nel 1957 e ancora ben funzionante, come spiegò il gesuita.
«Dunque in quali attività di ricerca scientifica è attualmente impegnata la Santa Sede?», chiese Adam a padre Michael.
«Come le dicevo, con l’espandersi della città a un certo punto anche questa sede ha esaurito la sua funzione, così abbiamo deciso di andare altrove per proseguire con le nostre osservazioni».
«E dove?».
«Castel Gandolfo è rimasto il quartier generale simbolico della nostra, è proprio il caso di dirlo, “missione spaziale”», Adam e Nelchael risero, «ma nel frattempo, nel 1981, abbiamo creato anche il Gruppo di Ricerca dell’Osservatorio Vaticano, il “VORG”, attualmente ospitato presso l’Osservatorio Steward dell’Università dell’Arizona, a Tucson, negli USA. Mentre il Telescopio Vaticano a Tecnologia Avanzata: “VATT”, che noi abbiamo fondato e finanziato, e che è alle dirette dipendenze della Santa Sede, ed è operativo dal 1993, si trova sul Monte Graham, che è uno dei siti che meglio consente l’osservazione del cielo. Grazie a questa meraviglia tecnologica che ha uno specchio primario del diametro di 2 metri ed è costruito con la tecnica del “forno rotante”, attualmente tra le più avanzate in assoluto nel campo, conduciamo ricerche ed esperimenti sia in proprio sia in collaborazione con enti di ricerca e università americane ed europee».
«Mi sta dicendo che il Vaticano possiede un telescopio ipertecnologico di sua proprietà e che collabora ai massimi livelli nella ricerca spaziale contemporanea?».
«Proprio così dottor Jason».
«Incredibile: non ne sapevo nulla! E a cosa mirano, nello specifico, le ricerche che state conducendo?».
«Diciamo che al momento la nostra attività in questo settore non è molto pubblicizzata. Ma siamo attualmente, e da anni ormai, impegnati su molti fronti di ricerca, soprattutto nel campo degli esopianeti, dell’astronomia extragalattica e...», padre Michael fece una pausa, «dell’astrobiologia. Inoltre ci interessiamo ai modelli cosmologici e alla classificazione di stelle peculiari in base allo spettro luminoso. E questo anche in collaborazione con vari paesi tra cui Cile, Argentina, Finlandia, USA, Sudafrica... Inoltre, e ne andiamo particolarmente fieri, dal 1987 portiamo avanti dei seminari interdisciplinari di studio superiore sul tema dell’“azione divina in prospettiva scientifica” durante i quali, ogni anno, fisici, teologi, filosofi e scienziati di fama mondiale si confrontano su temi diversi e affascinanti».
«Come la possibilità che ci sia vita extraterrestre, non è vero?».
Padre Michael fece un sorriso a labbra strette. «Sì, ci occupiamo, di fatto, anche di questo. Non possiamo escludere a priori la possibilità di non essere soli nell’universo, non le sembra? E soprattutto, se esistono altre forme di vita intelligente, questa sarebbe un’ulteriore prova della grandezza e magnificenza del Grande Creatore dei Mondi e dovremmo considerare questi esseri come nostri fratelli cosmici».
«Non mi sarei mai aspettato che la Città del Vaticano partecipasse ad attività del genere... Devo scusarmi per questo mio pregiudizio e ammettere la mia grande sorpresa e ignoranza, nonostante in passato mi sia occupato di cosmologia».
«Oh, non si preoccupi, dottor Jason; come le dicevo, non abbiamo avuto troppo interesse nel pubblicizzare la cosa. Sa, molta gente potrebbe avere difficoltà a comprendere la portata e la ragione, ma soprattutto l’utilità, di questi progetti di ricerca... Diciamo che qualcuno potrebbe rimanerne un po’ turbato e interdetto. Bisogna essere sempre coscienziosi e cauti nel comunicare ai differenti livelli, per non confondere il gregge di Dio; per quanto, molto presto, potremmo fare al mondo delle rivelazioni importanti e dimostrare a tutti che non c’è contraddizione o antitesi tra scienza e religione, e soprattutto che non abbiamo più nulla da nascondere. Ma ogni cosa a suo tempo».
«Tenendo conto dei costi che progetti del genere implicano, se il Santo Padre autorizza spese del genere non dubito che abbiano utilità pratiche e molto concrete», osservò Adam.
«Proprio così. Fede e ragione sono le due ali che devono permettere allo spirito umano di spiccare il volo», asserì Boscovich levando l’indice della mano destra verso il cielo. «Bisogna però tenere in conto che il telescopio è stato realizzato an-che grazie al sostegno economico di altri enti ma, in ogni caso, visto che lei ha lavorato al CERN e conosce bene le dinamiche, converrà che tutti i soldi investiti per la ricerca e per il progresso della conoscenza umana sono soldi ben spesi».
«Sacrosanti! È proprio il caso di dirlo!», aggiunse Dominik.
«Sarebbe anzi auspicabile che si decidesse finalmente di diminuire drasticamente la produzione di armi per favorire la ricerca scientifica. La proliferazione continua di armi in un sistema chiuso, come di fatto è il nostro pianeta, e soprattutto nel caso delle armi di distruzione di massa è un incomprensibile investimento suicida», aggiunse Adam.
Il religioso annui. «Proprio così. Senza parlare poi dello scempio che stiamo facendo del paradiso che il creatore ci ha dato. Se l’uomo non resisterà all’impulso demoniaco del profitto e della ricchezza senza freni, le conseguenze saranno presto terrificanti e la Terra sarà ridotta per noi a una valle di lacrime».
«A proposito, come procede il lavoro di L.U.C.I.F.E.R.?», intervenne Nelchael.
Adam guardò il vecchio scienziato con aria interrogativa. «Come sai bene, caro Dominik, questo acronimo ci ha creato non pochi problemi, e ha dato adito alle solite teorie complottiste, ha nutrito la fantasia di buontemponi che si sono sbizzarriti a inventare le storie più assurde sul Vaticano: roba senza senso, naturalmente. In realtà l’acronico... chiedo scusa, l’acronimo L.U.C.I.F.E.R è stata una trovata del Max Planck Institute che ha collaborato con noi ad alcuni progetti di ricerca per definire lo spettrometro a camera del telescopio che si tro-va nella stessa area del VATT, sul Monte Graham. Ma L.U.C.I.F.E.R non è strettamente di nostra proprietà. Il Telescopio in questione è LBT “Near Infrared Spectroscopic Utili-ty with Camera and Integral Field Unit for Extragalactic Re-search”. Che noi, per ovvie ragioni, preferiamo chiamare sobriamente “LUCI”».
Adam annuì. «Per ovvie ragioni».
«Anche LUCIFER... pardon, LUCI sta lavorando molto bene», continuò padre Michael. «In generale le osservazioni degli oggetti transnettuniani e dei Near-Earth object, molto promettono nel campo della ricerca degli esopianeti, e sono certo che nell’arco di pochissimo tempo arriveranno risultati importantissimi e rivoluzionari. Procede bene anche la classificazione fotometrica delle stelle e l’analisi spettrometrica degli esopianeti già individuati. Future potenziali terre, forse», esclamò il religioso alzando gli occhi al cielo. «Negli ultimi tempi ci stiamo concentrando maggiormente anche sui modelli cosmologici inflativi e sulla cosmologia quantistica e stiamo attivando proprio in questi giorni una collaborazione con il Fermi LAB di Chicago per studiare la fattibilità di una, diciamo così... nostra intuizione in merito a dei superconduttori di prossima ge-nerazione». Il religioso guardò Adam e sorrise.
«Mentre il progetto in Alaska e la sonda?», chiese ancora Nelchael con tono di voce sommesso.
«Ufficialmente non abbiamo nessun progetto in Alaska e nessuna sonda, mio caro Dominik».
«E non ufficialmente?».
Il gesuita guardò lo scienziato compiaciuto accennando un sorriso a labbra strette. «Amici cari vi chiedo perdono, vogliate per favore concedermi solo un’ora per sbrigare alcune inderogabili faccende amministrative. Ci vediamo tra sessanta minuti presso il refettorio del Palazzo Pontificio per pranzare insieme e per conti-nuare i nostri discorsi. E soprattutto, cosa più importante, per riferire al dottor Jason quanto ci è stato chiesto di proporgli. Vi prego, nel frattempo fate come a casa vostra. Ci vediamo tra poco».
Detto ciò, padre Michael, salutò i due scienziati con una calorosa stretta di mano e si allontanò lungo il sentiero di ciottoli bianchi che si snodava in mezzo alle aiuole, i cui fiori, disposti in precisi disegni geometrici, conferivano armonia e bellezza ai giardini.
«Dominik, perché il Vaticano e i Gesuiti possiedono un telescopio ultratecnologico in Arizona che, tra l’altro, si interfaccia con quello del Max Plank Institute e si chiama Lucifer e gestisce progetti del costo di milioni di dollari per la ricerca nel campo dell’esobiologia e degli esopianeti?Tralasciando l’Alaska e cosa se ne faccia il Papa di un superconduttore rivoluzionario che ancora non possiede neanche il CERN. Evidentemente mi sono perso qualcosa in questi ultimi anni in cui ero troppo concentrato ad analizzare dati e a dare la caccia al Bosone di Higgs».
«Adam, i cattolici hanno un detto: ci sono tre cose che Dio non sa: quanti ordini religiosi femminili esistano; dove prendano i soldi i Salesiani, ma soprattutto», aggiunse Nelchael quasi sussurrando, «cosa pensano i Gesuiti veramente».
«Queste attività del Vaticano sono collegate con quanto abbiamo visto a Jibrail negli Emirati Arabi, non è vero?».
«Mi sembra evidente. Ma entrambi sono solo due dei pezzi disposti sulla scacchiera sulla quale si sta giocando una partita importante per la nostra specie», rispose l’anziano. «Credo sia arrivato il momento di dirmi tutto, Dominik Nelchael».
«Posso dirti solo quello che so, Adam Jason, né più, né meno. È in atto un qualcosa di importante, di molto importante: un progetto rivoluzionario su scala planetaria che si articola allo stesso tempo in vari corollari affidati a centri di ricerca operati-vi in diversi paesi della Terra. Neanche io so nei minimi dettagli di cosa si tratta. Sono certo che neanche le parti in causa, i singoli pezzi sulla scacchiera, tanto per capirci, sappiano fino in fondo quale è l’obiettivo finale, o meglio: ciascuno conosce la parte di sua competenza, ma pochissimi hanno la visione d’insieme, e di come tutti i pezzi si schiereranno alla fine, e soprattutto per dare scacco a cosa. So che è in atto qualcosa di extra ordinario, mai visto prima sul nostro pianeta e nella storia dell’umanità: uno sforzo incredibile a livello economico, tecnologico, umano sostenuto da finanziatori privati, dodici o tredici tra gli imprenditori più ricchi nel mondo.
Questo investimento serve a realizzare qualcosa che si credeva fino a poco tempo fa impossibile e che, invece, adesso sembra realizzabile, oltre che assolutamente necessario! E deve essere fatto in un lasso di tempo accettabile; venti anni, trenta al massimo. Naturalmente ci vogliono tecnologie che al momento non possediamo, ma di cui presto potremmo disporre, e soprattutto servono persone molto speciali. E tu sei stato individuato come potenziale can-didato per far parte di un gruppo di lavoro; uno dei diversi gruppi di ricerca e sviluppo sparsi per il mondo, ciascuno impegnato nella parte che gli compete. Ma il gruppo di cui dovresti far parte tu, mi pare di capire, è il più importanti: la punta di diamante dell’intero progetto, e lavorerà alla parte più delicata».
Adam rimase per alcuni istanti senza parlare, con lo sguardo fisso in un punto non ben precisato del vuoto davanti a sé. «E da chi sarei stato individuato?».
«Tempo fa venni contattato da padre Michael che mi chiese di mettere su un gruppo molto specifico per una parte cruciale di questo progetto. Il problema è che per la peculiarità del lavoro che i membri del gruppo si troveranno a svolgere, non basta soltanto essere degli scienziati qualificati. C’è bisogno anche di una certa, diciamo così, apertura mentale, e questo per poter accettare le condizioni di lavoro un po’ particolari che la faccenda richiede e soprattutto alcune verità che potrebbero seriamente sconvolgere molti. Una apertura mentale verso l’ignoto di cui, benché questo possa apparire paradossale, a molti scienziati manca. Che in questo caso, invece, è fondamentale. Il mio compito era dunque trovare persone disposte a mettersi totalmente in gioco, ad andare oltre, a fare quello che qualcuno chiamerebbe “il balzo della fede”. Un passo necessario per avventurarsi in terreni accidentali dove nessuno fino a questo momento si è ancora mai avventurato».
«Mi stai dicendo che sono stato scelto per far parte di un progetto di scienziati pronti a mettere in discussione tutto quello che hanno studiato fino a un attimo prima?».
«Tu sei disposto a mettere in discussione quanto hai ritenuto legge e fondamento fino a questo momento della tua vita, e lo stai dimostrando. E non hai inibizioni particolari verso l’ignoto. E soprattutto hai capito che esistono anche altre vie verso la conoscenza; vie diverse da quella scientifica, o meglio: diversamente scientifiche! Inoltre so che di tanto in tanto sperimenti spontaneamente degli stati alterati di... ma tu sai di cosa sto parlando. E ciò ti tornerà molto utile se riuscirai a controllare questi fenomeni e a sfruttarli come è necessario fare».
«Come fai a saperlo? Non ne ho mai parlato con nessuno. E soprattutto come sai che mi torneranno utili?».
«Chiamiamola visione, o “intuizione”, se preferisci. Ma so bene che è così».

[…]

***

«Pasedena, Contea di Los Angeles», disse il gesuita mentre dalla terrina di ceramica serviva delle verdure ai due scienziati seduti a tavola, prima di riempire a metà anche il suo piatto.
«Il California Institute of Technology? », chiese Adam.
«Proprio così», padre Michael annuì. «Più precisamente il Jet Propulsion Laboratory», aggiunse il religioso.
«La NASA! Tanto per capirci», esclamò Nelchael.
«E cosa posso fare io lì?».
«Molte cose, caro dottor Jason. Ma di preciso lo scoprirà soltanto quando e se ci arriverà. Sono certo che Dominik le ha già raccontato quanto può ed è in grado di dirle sull’importanza della cosa. Ma, naturalmente, accettare o meno è solo una sua prerogativa».
«Padre Michael, come posso accettare senza sapere cosa andrò a fare di preciso a Pasadena? Si metta nei miei panni, non so quasi nulla di questa storia».
«La capisco bene, dottore, mi creda. Per un sacerdote, un uomo di fede, è così sempre. Sente una chiamata, ma non sa mai cosa Dio abbia in serbo per lui. È solo un umile servo che opera costantemente per la massima gloria dell’Altissimo. Da-vanti alla chiamata di Dio, un uomo di fede si limita a rispondere: “Eccomi!” Con in cuor suo la certezza e la fiducia nella saggezza dell’Onnipotente. Immagino che per lei, in questo momento, debba essere più o meno la stessa cosa. Non ha altri elementi. Può solo rispondere sì o no a questa chiamata. E come le ho detto, la scelta è solo sua».
Adam non aveva ancora toccato cibo, ma le parole del religioso, paradossalmente, lo tranquillizzarono. Quella sensazione di ansia che ormai provava da alcuni giorni sembrava improvvisamente sparita e per un attimo ebbe la certezza che quella era la strada giusta, benché non sapesse ancora dove e a cosa lo avrebbe realmente condotto.
«Siamo molto vicini, dottor Jason», riprese il gesuita, «vicini a cose che potrebbero cambiare per sempre la storia dell’umanità e la nostra consapevolezza sul cosmo. Gli anni a venire saranno anni eccezionali per la ricerca scientifica. Ma bisogna essere cauti, molto cauti. Le scoperte che stiamo per fare, e le rivelazioni che stiamo per ricevere, sono un’arma a doppio taglio. Ecco perché, se finissero nelle mani sbagliate, o se le persone sbagliate dovessero arrivarci prima, potrebbe essere un serio problema. Guardi cosa è accaduto con l’energia atomica. La natura dell’essere umano è ambigua e il male è parte essenziale della nostra anima, proprio come il bene. Ecco perché più la conoscenza avanza, più è necessario un livello di consapevolezza maggiore. E ora stiamo toccando un livello di conoscenza mai raggiunto prima. Siamo in una fase molto, molto delicata per la nostra specie che procedendo sul cammino della conoscenza prende coscienza della sua fragilità».
«Ed è per questo che il progetto è stato messo in piedi?».
«Proprio così. Viviamo una rivoluzione scientifica che, per quanto ancora silenziosa, è paragonabile, se non superiore, a quella di Copernico e di Newton. Abbiamo capito cose molto importanti e cambiato il nostro modo di concepire il mondo. Il nostro paradigma di riferimento. Stiamo acquisendo una comprensione maggiore dell’universo. Grazie al Kepler abbiamo finalmente le prove dell’esistenza di altri pianeti simili alla Terra. Un numero di mondi potenzialmente abitabili che nei prossimi anni continuerà a crescere grazie a nuovi studi e tecnologie. E stiamo inoltre facendo passi da gigante nel campo dell’intelligenza artificiale e di altre tecnologie fino a pochissimi anni fa impensabili. Le cose hanno subito un’accelerazione esponenziale. E poi è accaduta una cosa che nessuno si aspettava; una... Rivelazione, diciamo così, una conferma molto importante che la nostra specie attendeva da tempo. E questo ci ha convinti ad agire senza indugi».
«Di cosa si tratta? La nostra specie è in pericolo?».
«Non posso dirle tutto ora. L’evoluzione, caro dottor Jason, è sempre rischiosa. Quando i nostri antenati, milioni di anni fa si sono eretti su due zampe, o quando ancora prima di loro, gli esseri viventi sono usciti dalle acque per colonizzare la terraferma, hanno corso dei rischi. Possiamo dire che le sfide che dovremo affrontare negli anni a venire sono paragonabili a questi momenti chiave dell’evoluzione umana. Se poi questo snodo evolutivo sarà positivo o negativo dipenderà solo da noi. Ma non siamo soli. Qualcuno ci assiste».
«La sua fede in Dio è davvero ammirevole, padre Michael», commentò Adam.
«Dottore, mi creda. La mia è più che fede, è la certezza assoluta della sua esistenza, una certezza avvalorata dalla scienza stessa. Le prove dell’esistenza di Dio sono ovunque intorno a noi e nel cosmo. E uno scienziato dovrebbe rendersene conto più di chiunque altro, benché non sia necessario essere dei geni per comprenderlo. La scienza ci indica la strada verso Dio, spesso molto meglio di quanto non faccia la stessa religione. Ma se ne parla ancora troppo».
Dopo pranzo i tre uscirono per una passeggiata nel giardino retrostante il Palazzo Pontificio. Da lì si godeva un panorama suggestivo sul lago Albano. Il sole riscaldava l’aria e il calore esaltava il profumo di vegetazione misto a quello che di tanto in tanto il vento portava dalla distesa d’acqua sottostante. Mentre camminavano Adam rivolse la sua attenzione alle ombre che proiettavano sul terreno.
«Lo vede, dottor Jason?», disse il gesuita rompendo il silenzio di quegli attimi, «La materia proietta sempre un’ombra scura. E non può essere altrimenti. Dio, invece, è puro spirito e come tale, per essere visibile nel nostro mondo, deve necessariamente materializzarsi. E lo fa attraverso la luce. La luce, dunque, non è altro se non l’ombra bianca di Dio.








pubblicato da j.costantino nella rubrica libri il 20 luglio 2020