Discovering Michael Fitzgerald

(a cura di) Jonny Costantino



In uscita Nella grande sconfitta c’è la grande umanità. Ritratto in forma di dialogo dell’artista da produttore, un dialogo tra Jonny Costantino e Michael Fitzgerald alla scoperta del mondo del leggendario produttore/autore statunitense, in un libro d’artista con immagini di Chiara Sorgato.

A scendere: Brad Dourif in "La saggezza del sangue" (1979) e Albert Finney in "Sotto il vulcano" (1984), entrambi diretti da John Huston

Michael Fitzgerald non è solo una leggenda vivente: tuttora è un produttore/autore attivo e appassionato. La parola «leggenda» non è un’iperbole nel suo caso. Leggendario è l’esordio: ad appena 25 anni propone, sceneggia e produce La saggezza del sangue di John Huston, che costa due anni e mezzo di lavoro ed esce nel 1979. Leggendario il prosieguo: nato un sodalizio con Huston, gli produce un lustro dopo Sotto il vulcano. Michael è stato il produttore di registi come Bruce Beresford e Sean Penn, Tommy Lee Jones e Ciro Guerra, in film dove immancabilmente è sensibile, insieme allo stile del regista, il Fitzgerald touch.

Ma, prima di essere un produttore, Michael è il viscerale lettore di libri che vuole portare a tutti i costi sullo schermo, opere di scrittori quali Flannery O’Connor, Malcolm Lowry, Friedrich Dürrenmatt, J. M. Coetzee, Gabriel García Márquez. Con Márquez, in particolare, Fitzgerald lavorò a stretto contatto per mandare in porto L’autunno del patriarca, pellicola che sarebbe stata diretta da Emir Kusturica ma che non vide la luce del cinema perché morì il protagonista: Marlon Brando. Un altro mirabile fallimento fu The Cradle Will Rock, scritto e diretto da Orson Welles, il film che avrebbe dovuto rappresentare la sua grande rentrée a Hollywood. Il progetto quella volta naufragò perché a morire fu Orson Welles.

Di questo e molto altro Michael Fitzgerald ci parla nell’avventuroso viaggio in un’inedita storia del cinema (fatto e sognato, sudato e naufragato) che è Nella grande sconfitta c’è la grande umanità. Ritratto in forma di dialogo dell’artista da produttore, libro-conversazione dove il mio ruolo è stato quello di pungolare miratamente Michael e di unire qualche puntino, seguendo una falsa riga cronologica e senza precluderci momenti a ruota libera. Le conversazioni si sono svolte nel corso di tre incontri romani, durante il montaggio di Waiting for Barbarians di Ciro Guerra, con Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson. Nella grande sconfitta c’è la grande umanità è un libro d’artista: i dipinti sulla copertina e sulla quarta sono opere originali − ispirate dalla lettura e dalla visione di Sotto il vulcano − d’una ispiratissima Chiara Sorgato.

Tra le ulteriori numerose perle contenute nel libro ci sono indimenticabili (nel bene e nel male) schizzi di prima mano di Miklos Jancsó e Bertrand Tavernier (ambedue prodotti da Fitzgerald), Werner Herzog (compagno di un viaggio in Oriente che avrebbe dovuto produrre) e Stanley Kubrick (nella cui cricca di vicinissimi il produttore è entrato per realizzare nel 2006 Colour Me Kubrick di Brian W. Cook, con John Malkovich), nonché − sempre spaziando tra le arti − di James Agee e Cormac McCarthy, Steven Spielberg e John Landis, Richard Burton e Gregory Peck, Robert Gardner e Michael Haneke.

Mi fermo qui, facendo presente che Nella grande sconfitta c’è la grande umanità è una lettura che consiglio non solo agli appassionati di cinema e letteratura: la consiglio caldamente a ogni appassionato dell’essere umano inteso quale portatore contagioso di azzardo e poesia. (JC)

"Homesman" (2014) di Tommy Lee Jones

Nella grande sconfitta c’è la grande umanità.
Ritratto in forma di dialogo dell’artista da produttore

dialogo tra Jonny Costantino e Michael Fitzgerald
con immagini di Chiara Sorgato

uscirà in 100 esemplari numerati
numero 6 della collana Cineprints
a cura di J. Costantino e D. Brancale
(ed. Rifrazioni/Prova d’Artista)

per info e prenotazioni scrivi a
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pubblicato da j.costantino nella rubrica cinema il 8 luglio 2020