Dialogo contro il naufragio

Giovanni La Fauci e Lucilla Mininno (VRAB pictures)



Quale sarà la vita del saggio
se, gettato in carcere
o relegato in terra straniera
o costretto a una lunga navigazione
o sbattuto su una spiaggia deserta,
rimane senza amici?

Seneca, Lettere a Lucilio

L’ultimo tassello che la pandemia ha aggiunto a drammi più antichi è l’annullamento della socialità. Solitudine. Fisica. Claustrofobica. Evidente. Universale. Reiterata ogni minuto del giorno e della notte. Un fatto totale. Ognuno chiuso nella sua scatola. Gli artisti dello spettacolo separati dal loro pubblico. Dal corpo. Dal respiro del corpo. Ma c’è uno spettacolo che si alimenta di carne, di aria respirata in comune, di atmosfere di molecole, di contaminazioni umane, di domande a volte con una risposta, precaria, a volte senza. Che sia durante, nella sua rappresentazione, o che sia prima, nella sua ispirazione, questo è uno spettacolo che ha il suo cuore nel vivo (dell’altro). Deve incontrarlo, assolutamente, fisicamente. Non stupisce dunque che nel periodo delle porte chiuse questo spettacolo non abbia potuto fare altro che scegliere il silenzio e trarre dal suo rumore solitario la sua unica linfa vitale. Il resto, quello che ci ha accompagnato dietro le porte chiuse, guardato ma non visto, sentito ma non ascoltato, è stato in gran parte intrattenimento, brusio di fondo, uno scandire anonimo di porzioni temporali. Bisognerebbe tornare alle biografie di quelli che hanno lasciato monumentarie tracce di sé per intuire che questo spettacolo, che ha il suo cuore nel vivo, è abituato da molto tempo, per condizione genetica, a vivere senza patria, senza fama e senza gloria, senza soldi, lottando per anni per scrivere una riga, trovare una nota, dipingere il punto mancante, alternando l’esposizione e la rappresentazione dei momenti in cui si manifesta al buio del silenzio e della solitudine. È abituato a sottrarsi, a restare solo ad osservare il corso della natura, del cosmo, il suo mutamento. Non è questo che spaventa. Non è un momento di sospensione che fa paura allo spettacolo che ha il suo cuore nel vivo. Solo se l’artista dimentica sé e la propria impronta può dirsi spacciato, finito, irrimediabilmente ridotto in plastica non riciclabile. Il resto sono circostanze. L’uomo ha paura. L’artista non può.

Un pescatore vissuto tra le correnti ha chiaro quello che si può fare: gli autori, gli artisti, gli attori di questo tipo di spettacolo che ha il suo cuore nel vivo, dovrebbero ora riprendere il proprio cammino alla ricerca dell’attimo giusto, dei porti giusti, ripartendo dal corpo, piccolo, vicino, palpabile. Mentre le porte erano chiuse, chi è mancato all’artista, veramente, profondamente, è l’uomo, lo spettatore, in ogni sua accezione. Gli artisti possono solo ricominciare a portare in giro l’unica cosa certa, quella che Seneca indica a Lucilio: sé stessi, ovunque vadano. Cercando amici, confronto, schiudendo lentamente la porta, come si fa quando si entra nella stanza di qualcuno che si è appena svegliato. Con il rispetto per il confine, per il passaggio, per le paure di chi si troveranno davanti. Dialogo contro il naufragio immagina le vicende di Artisti che non riescono più ad approdare. In compagnia di uomini “comuni”, viaggiano o sono confinati in condizioni di luogo e tempo da cui non riescono a tornare, almeno non ancora… Ora non ci si può fermare. Ora si tratta di saper ascoltare, plasmare le circostanze e farne il proprio terreno di rappresentazione. Riaffacciarsi lentamente in un mondo ferito, un mondo con le orecchie e gli occhi spaccati, chi dallo stravolgimento della propria esistenza, chi dalla caduta, chi dal dolore, chi dal panico. Dice il pescatore al musicista nel primo episodio Se vogliono, possono ascoltarti anche da qui. Se vogliono… Io artista non sposto me stesso, la mia profonda identità. Attendo che la scossa si riassesti, ondeggiando, pronto a trovare il nuovo punto di contatto con quel mondo, con quello spettatore. Quello che posso continuare a fare è dialogare con il pubblico, solo con lui. Riaprire. Ascoltare cosa è cambiato in lui prima che in me. Ascoltare quelle molecole che mi hanno sempre nutrito. Ci sarà lo spettatore più antico e radicato, per indole e mestiere, più abituato alla pazienza, alla saggezza, all’interpretazione dei fatti naturali, come il pescatore che dice all’artista: «Non avere premura. Dobbiamo trovare l’attimo. Suona! Che è la cosa più bella che possa esistere». Ci sarà lo spettatore smarrito, disinteressato, ruvido. Nel Dialogo contro il naufragio l’artista vorrebbe scendere, fermarsi, esibirsi per un mucchio nutrito di persone, ma il suo unico spettatore, quello che lo accompagna, l’amico, lo invita ad aspettare… È con lui che deve stare… Bisogna ricominciare a parlare del mondo, con Arte… ma piano… uno alla volta.

La serie Dialogo contro il naufragio di VRAB pictures, ispirata dalle Lettere a Lucilio di Seneca, intende narrare, tramite brevi storie di finzione e con il linguaggio cinematografico, vicende di Artisti che non riescono più ad approdare.

PER VEDERE IL 1° EPISODIO CLICCA QUI.

Credits 1° episodio

Con
Tony Canto
Filippo Cutugno

Un video di VRAB pictures

In collaborazione con Roberto Bonaventura (regista), Enzo Cimino (sound designer), Paolo Galletta (fotografo), Claudio La Rosa (produttore, musicista, tecnico del suono) e Pier Luca Marzo (sociologo)

Da un’idea di Giovanni La Fauci e Lucilla Mininno
Regia e montaggio Lucilla Mininno
Fotografia Paolo Galletta
Aiuto regia Roberto Bonaventura
Audio in Presa Diretta Claudio La Rosa
Ottimizzazione Suono Enzo Cimino

Con la preziosa collaborazione di Andrea Frisone

Un ringraziamento a Rossana Mininno








pubblicato da j.costantino nella rubrica cinema il 18 giugno 2020