Consulenza legale per un romanzo

Tiziano Scarpa e Romolo Bugaro



È in libreria in questi giorni l’edizione tascabile di Il cipiglio del gufo. L’ho scritto quasi tutto fra il 2016 e 2017. Uno dei tre protagonisti, il professor Adriano Cazzavillan, a un certo punto aggredisce un suo collega in sala professori, a scuola. Avevo bisogno di sapere che conseguenze penali può provocare un gesto simile, e così ho chiesto informazioni al mio amico scrittore e avvocato Romolo Bugaro.
Romolo, come sempre, mi ha risposto con grande generosità. C’è stato uno scambio di mail che riporto qui per due motivi: per il loro tono parodico e divertito, e soprattutto perché dietro le quinte dei romanzi che scriviamo c’è anche il soccorso degli amici.


Venezia, 14 luglio 2016

Gentile Avvocato Dottor Bugaro,
come sta?
La disturbo per una consulenza professionale.
Un mio dipendente, personaggio comprimario non protagonista del romanzo che sto scrivendo, ha combinato un pasticcio: in un accesso d’ira ha dato un pugno a un suo collega, professore di liceo, in aula professori dell’istituto superiore in cui insegnano entrambi, di mattina, durante l’orario di lavoro.
Gradirei sapere da Lei che cosa rischia, penalmente e civilmente.
Le do alcuni elementi: l’aggressione, limitata a un pugno, si è verificata inopinatamente, durante una discussione sottilmente tesa, ma per nulla accalorata (tanto inopinatamente che il comportamento del mio dipendente ha sorpreso me per primo, le assicuro: assistevo attonito all’aggressione mentre si verificava sulla tastiera, sotto i miei polpastrelli, e sul documento word aperto sullo schermo, senza poterci fare nulla, glielo giuro; tutto questo è successo ieri!). Si è trattato di un pugno causato da un moto interiore del personaggio in questione, pertinente sì alla situazione, ma assolutamente non provocato dal collega: quindi nessuna legittima difesa, né insulto o qualsivoglia altra provocazione fisica o verbale.
Le lesioni sono limitate a qualche goccia di sangue e un labbro gonfio, guaribili in pochi giorni.
Il collega vittima del pugno deve sporgere denuncia? L’azione procede indipendentemente dalla volontà della parte lesa, in quanto accaduta in un luogo di lavoro alla presenza di testimoni?
Patteggiando la pena (giacché non ci sono scuse né circostanze attenuanti, se non quelle generiche: è incensurato) che condanna rischia?
Il mio cliente teme anche per il suo posto di lavoro: può essere licenziato dal dirigente scolastico? O essere sospeso per un periodo limitato? O non poter mai più insegnare in una scuola pubblica? E in una privata?
Non c’è fretta di avere una risposta. È un personaggio che può starsene a meditare in disparte sul suo gesto. Magari decidendo perfino di revocarlo, come non fosse mai accaduto (i personaggi dei romanzi, si sa, godono di questi privilegi costituzionali).
La ringrazio in ogni caso se potrà fornirmi qualche elemento utile a prefigurare qualche plausibile sviluppo futuro. Tutto questo, s’intende, non deve impegnarla per più di cinque minuti: bastano poche e sintetiche informazioni.
Un saluto cordialissimo
Tiziano Scarpa

* * *
Padova, 15 luglio 2016

Gentile dottor Scarpa,
ricevo e riscontro la cortese Sua 14.7 u.s., scusandomi per il ritardo dovuto a pressanti impegni professionali.
La fattispecie che Lei mi espone è regolata dall’art. 582 codice penale (lesione personale lieve); essa è punita con la pena della reclusione da tre mesi a tre anni, previa querela (non denuncia, perdoni la pedanteria) della persona offesa. In concreto, la pena erogabile all’incolpato, ove attinto da sentenza di condanna, non supererebbe i 40/50 giorni di detenzione con conversione della pena detentiva in pena pecuniaria, cioè con sostituzione del periodo di pena da scontare in carcere col pagamento di una somma forfettaria determinata dalla legge (oggi € 250 pro-die). Tale sostituzione consente a colui che ha commesso il reato di non fruire della sospensione condizionale, concedibile soltanto una volta, scongiurando così il rischio di ritrovarsi in vinculis per un banale incidente d’auto dopo aver già fruito del beneficio condizionale per il pugno in questione.
È ipotizzabile che un fatto del genere possa costituire un illecito disciplinare in ambito scolastico, e quindi costituire un valido motivo di licenziamento in caso di reiterazione del comportamento, ovvero in caso di commissione di altri differenti illeciti disciplinari.
Oltre all’azione penale è possibile che il danneggiato, ovvero il soggetto colpito dallo sganassone, richieda in sede civile il risarcimento del danno; si tratterebbe in sostanza di un giudizio avanti il Tribunale (o il Giudice di pace) competente per territorio per ottenere la condanna del convenuto al pagamento del pretium doloris; in via puramente indicativa mi sentirei di indicare l’entità di tale risarcimento, con riferimento alla fattispecie che Lei mi espone, nella somma di € 3.000/4.000 circa, oltre spese legali di pari importo circa.
Restando a Sua disposizione per ogni chiarimento, invio molti cordiali saluti

Avv. Romolo Bugaro








pubblicato da t.scarpa nella rubrica in teoria il 22 maggio 2020