I bug della DaD, urge riaprire la scuola!

Giulio Cederna



Fioriscono i dibattiti sulla scuola in questo periodo di emergenza sanitaria. L’uso delle nuove tecnologie ha permesso agli insegnanti di non perdere il contatto con gli studenti e a dare loro la possibilità di continuare, seppure parzialmente, il proprio percorso scolastico.
La didattica a distanza, o meglio, la sperimentazione di una forma di didattica che include l’uso di vari strumenti (non solo il computer o i tablet ma anche lo smartphone con tutti i suoi applicativi di messaggistica) tecnologici e digitali, è stata di grande aiuto. Di certo però la scuola, l’abbiamo sentito tante volte, è anche il luogo dove si stabiliscono, si implementano, si costruiscono i rapporti umani e sociali.

Molti genitori, nonostante la pandemia sia in calo ma non ancora scongiurata, chiedono a gran voce la riapertura delle scuole, molti altri invece, soprattutto i più economicamente agiati, sono più prudenti. Ma intanto come vivono questa esperienza i bambini e i ragazzi? Quanto della loro vita abituale gli è stato tolto? Gli amici, lo sport, le feste, le gite… Quando potranno ritrovare il loro compagno di banco, giocare in cortile, ritrovarsi tutti insieme in aula?

Giulio Cederna in questo suo pezzo uscito ieri sul sito della Fondazione Paolo Bulgari, risponde molto bene a quest’ultima domanda, sollecitando anche la riapertura delle scuole che in alcune zone del Paese sono veri e propri presidi territoriali contro la criminalità.

[S. G.]


Fischia il vento, infuria la bufera, ma non è solo l’eco felice della Liberazione.
Da diverse settimane ha preso a mugghiare il dibattito sulla didattica a distanza. Da ogni possibile device e apparecchio tecnologico, ad ogni ora del giorno, risuonano nelle nostre case le prese di posizione di tutti gli attori della comunità educante: insegnanti, educatori, psicologi, genitori. Tutti eccetto loro, i diretti interessati, i destinatari finali delle lezioni da remoto.

Io stesso, che cerco di leggere e annotare da settimane tutto quello che si dice sull’argomento (impresa peraltro impossibile), mi accorgo improvvisamente (tuffo al cuore!) di non avere la più pallida idea di cosa ne pensano i miei figli, gli unici veri esperti in famiglia. Imbarazzato, cerco di recuperare a tavola.
Come va la scuola con il PC? Cosa vi manca delle lezioni in classe? E cosa vi piace del nuovo modo di imparare?
Emma, 11 anni, e Diego, 9 anni, sono un fiume in piena.
«Per prima cosa mi mancano gli amici», dice Diego.
«Mi manca anche la prof – gli fa eco Emma – quando sbaglio un compito viene qui e mi spiega, mi dice ‘ecco qui l’errore’… Ora invece senza qualcuno che te lo fa presente continui a ripeterlo. È una cosa brutta».
«Mi manca la lavagna – dice Diego – Quando non senti cosa ha detto la maestra, perché ti sei distratto un attimo o magari perché il tuo gatto ti ha morso le cuffie (la nostra si chiama Olivia e partecipa attivamente anche lei alla DaD, ndr), e non c’è la lavagna, ti perdi e non capisci più niente».
«Oppure perché la prof spiega troppo veloce e tu non fai in tempo a leggere la lavagna digitale – aggiunge Emma – e rimani indietro con la spiegazione. Sulla lavagna, quella vera, hai molto più tempo e più spazio per capire, poi se ti distrai è un altro conto».
«E poi a volte tutti parlano, altri scrivono sulla chat, c’è confusione – rincara Diego – e non riesci a seguire quello che dice la maestra».
«Per non parlare di quando la connessione comincia a baggare – dice Emma – La prof prende a balbettare ‘aaaa…uuu…iii…’ e quando ritorna umana è passata ad altro e tu ti sei persa».
«Poi a volte ti mutano il microfono».
«Oppure il tuo compagno non spegne il microfono e senti sullo sfondo… ‘a ma’, so’ finite le frittelle…’».
La lista dei bug stilata dai miei figli è impietosa e continua a lungo…: «Mi manca il cortile, dove giochi con gli amici».
«Mi manca la ricreazione dove parli, chiacchieri, ti diverti… vivi». «Mi manca la palestra».
«Mi manca la privacy… a scuola posso dire le cose a un amico senza che mi senta tutta la classe».
La lista delle cose belle della scuola ai tempi del Covid-19 invece si esaurisce quasi subito.
«Non mi mancano i bagni. Non mi manca la mensa…», e cose del genere.

Mentre ascolto i loro cahiers de doléances non posso non pensare a quanto in fondo siano privilegiati. Hanno una casa piena di libri, un cortile dove possono scendere a giocare quando cala il coprifuoco. Un PC e una connessione stabile, alcuni insegnanti che ci provano e qualche fuoriclasse. E tuttavia anche loro, malgrado tutto, faticano terribilmente ad essere connessi con la scuola. Li vedo girare a vuoto. Poi penso a quella marea di bambini e ragazzi che non hanno PC, tablet, connessioni, e genitori in grado di accompagnarli nella navigazione educativa, che magari vivono in quartieri infelici, attesi dall’estate del distanziamento sociale, con l’incognita di non poter frequentare scuole, centri estivi, oratori e l’impossibilità di ‘fare comitiva’.

Continua la lettura sul blog della Fondazione Paolo Bulgari qui.


Volendo, sempre di Giulio Cederna si può leggere anche:

La lezione della scuola presidio.

Quando finirà l’emergenza… La crisi vista dall’Istituto Tecnico Enzo Ferrari.

L’intervento di Marco Senaldi Il virus, nostro maestro è qui

Qui La scuola ai tempi del Covid-19 di Serena Gaudino








pubblicato da s.gaudino nella rubrica emergenza di specie il 25 aprile 2020