Almeno di nome

Samir Galal Mohamed



PNG

Rimpiangere una mancata occasione di conoscenza, oppure piangerne la fine. Di norma, prediligere la prima delle opzioni. Capita a molti, sembrerebbe. Tra amici, amici di amici, conoscenti: puntualmente, qualcuno disattende il rituale, elude le presentazioni, si sottrae anche incidentalmente.

Trovarsi insieme, e spesso, nello stesso luogo, a volte a minima distanza gli uni dagli altri, e farci caso: eppure quella stretta non si concretizza. Si è a ogni modo certi – più che certi – di conoscersi e sapersi a vicenda, se non di faccia, almeno di nome. E questo basta, e basterà, a procurare dolore. Con una altrettanto certa dose di compiacenza. Sentirsi allora sollevati, e felici di non averla realizzata, quella conoscenza, né di superficie né di profonda intimità. La cosa ci avrebbe distrutti. Come lo sappiamo? La cosa ci ha distrutti comunque.

Sapere di un vuoto, lontano, ma prossimo alla collisione con il mondo che abitiamo, con la lingua che parliamo. (Coincidenza di mondo e lingua, una beffa più che una perizia, per giunta ben nota). Una condizione di sicurezza prematura, infantile e, d’altra parte, l’obbligo di «viverla pericolosamente», fartela perfino piacere: rispondere con l’accidia di un’azione decrittata, la práxis di una telefonata: “ti sono vicino”. E fortunatamente non è vero.

PNG


PNG

La foto “Indifferent people passing by music” è di Oleg Bartunov.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica terrestri il 23 aprile 2020