Una foglia dalle discariche ucraine

Paul Celan (e Thomas Sparr)



È uscito in questi mesi in Germania, per i 50 anni dalla morte (20 aprile 1970) e i 100 dalla nascita (23 novembre 1920), un libro prezioso sulla genesi della poesia Fuga di morte di Paul Celan – Thomas Sparr, Todesfuge – Biographie eines Gedichts [Fuga di morte – biografia di una poesia], DVA Verlag –. Un libro che ricostruisce le circostanze biografiche, storiche e geografiche in cui quei versi, così centrali per il Novecento, sono nati, sono stati pubblicati per la prima volta in rumeno (1945), sono stati denunciati da Adorno, rinnegati dallo stesso Celan e poi finalmente ripubblicati nel 1952 nel volume Mohn und Gedächtnis [Papavero e memoria].

Per celebrare anche in Italia questo anniversario traduciamo qui, dal libro di Thomas Sparr, il paragrafo introduttivo e una poesia di Celan che “elabora” quella che è presumibilmente l’unica lettera che la madre – deportata nel giugno del 1942 nel campo di Michailowka con il padre, morto subito di tifo, e lì uccisa – scrisse al figlio. Celan si trovava nel 1943 nel campo di lavoro di Rădăşeni:

«Celan ricevette probabilmente dal campo di sterminio – non lo sappiano per certo – un’unica lettera della madre, che non si è conservata. Celan l’ha trasformata in una poesia, Fiocchi neri, la copia rilegata da lui stesso riporta Pascani o Cernowitz 1943, tutti i dati recano un punto di domanda e l’annotazione: “(In ricordo di neve alla stazione. Paşcani – campo di Rădăşeni)”».

PNG Paul Celan, foto del passaporto PNG

Fiocchi neri

Neve è caduta, senza luce. Una luna
è già passata, o due, da che l’autunno sotto il saio del monaco
ha portato anche a me un messaggio, una foglia dalle discariche ucraine

«Pensa che è inverno anche qui per la millesima volta ora
nel paese dove scorre il fiume più largo:
il sangue celeste di Jakob, invidiato dalle scuri…
Oh, ghiaccio di un rossore non terreno – guada il suo caporale con tutta
la truppa dentro i soli che si oscurano… bambino, ah un telo
per avvolgermi dentro, quando scintillano gli elmetti
quando la lastra di ghiaccio, quella rosata, si spacca,
quando polverizzate turbinano come neve le ossa
di tuo padre, sotto gli zoccoli scricchiola
il dolore del cedro…
Un telo, un piccolo telo anche stretto, che custodisco
Ora che stai reimparando a piangere, al mio fianco
la stretta del mondo, che non inverdisce mai, bambino mio, al tuo bambino!»

Col sangue, madre, l’autunno mi ha spazzato via, la neve mi ha bruciato:
ho cercato il mio cuore, perché piangesse, ho trovato il soffio,
il soffio dell’estate,
era come te.
Mi è venuta una lacrima. Ho tessuto il piccolo telo.

Traduzione e cura di Anna Ruchat








pubblicato da j.costantino nella rubrica poesia il 20 aprile 2020