Plusvalore narrativo

Samir Galal Mohamed



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«In cuor mio, confesso di credere, sapere: nel vivente, la migliore delle qualità è l’assenza di responsabilità».

Scovò questa dedica, in esergo, impressa a penna sulla sguardia brossurata di un catalogo d’arte del fotografo Marco Pesaresi. La trovò stucchevole, quasi certamente redatta da una donna, sul modello della Monaca di Monza, «una larva come l’altre». Conciliare la ragione con la fede è un compito improbo, in molti hanno tentato: lasciamolo a dio.

Sfogliò velocemente, e solo in parte, il catalogo – un trattamento riservato, di solito, alle riviste automobilistiche, o a quelle di cronaca rosa, impilate più o meno ordinatamente nelle sale di attesa. Ritornò alla frase, e durante la lettura della stessa descrisse, mentalmente, l’andamento di un percorso intellettuale che, per comodità, dunque per pigrizia, trova il suo abbrivio nella Scolastica (poi Paradiso dantesco), l’innalzarsi della curva in virtù del razionalismo seicentesco, e un incremento esponenziale in forza al pensiero nichilista, poco importa se del XIX, XX, o XXI secolo. L’idea di dio, fin dalla sua prima manifestazione, è comparabile all’informazione ai tempi del virus: assillante. Ci si divide tra coloro che ascoltano, e coloro che non vorrebbero sentire. Il virus, però, e l’informazione di questo, restano – e dio con loro.

Quello era uno degli ultimi prodotti che Amazon avesse consegnato prima della introduzione, e dell’applicazione, delle restrizioni sui beni di consumo disponibili online. Il volume era nuovo.

Allora la dedica l’aveva stilata, quasi certamente, un’addetta all’imballaggio, al confezionamento del prodotto, insomma una dipendente qualunque del piacentino, cattolica, e fuori di senno. Poco importa: l’articolo è giunto nei tempi, e in perfette condizioni – il che apre, tra l’altro, l’annosa questione del recensire e valutare positivamente. Di fatto, quella sentenza da fanatica ha conferito all’acquisto un plusvalore di tipo narrativo. E tanto basta.

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Le metropolitane si somigliano tutte, e parecchio. Le fotografiamo, e compariamo, al fine di mostrarne varietà e differenze. Uomini d’affari alla fermata di Wall Street (p. 15), uomini d’affari a Ikebukuro (p. 53); una riproduzione del pensatore di Rodin nella stazione di Varenne (p. 63), il ritratto di Lenin in quella di Aleksandrovsky Sad (p. 73); un abbraccio a Tacubaya (p. 100), un altro a Loreto (p. 105). Infine, la miseria materiale a Houston Street (p. 21), Dum Dum Station (p. 33), e Ginza (p. 50): solo le didascalie a distinguerle. La lucidità spirituale condensata in quella dedica autografa: «la migliore delle qualità è l’assenza di responsabilità».

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[Naturalmente, l’autore non condivide le opinioni espresse dal protagonista].

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Le immagini sono di Marco Pesaresi.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica emergenza di specie il 12 aprile 2020