Storie di reclusione #3: L’aprile più crudele

Tiziano Scarpa



Questo aprile sì che è il più crudele, fa
lievitare le focacce nelle case, impasta
lutti e passatempi, e mentre noi ascoltiamo
il bollettino della protezione civile, sgretola
la crosta d’asfalto che spalmammo sul mondo,
la spacca con la spinta poderosa
delle sue tenere erbette. La città è presidiata
dai netturbini, il patriottismo
è l’altro nome dell’angoscia, i soldi svaporano
come una frottola. È arrivata la primavera
a pochi metri dal davanzale, per raggiungerla
basta buttarsi giù dal quinto piano.
My superego says: don’t you see? I was right, stay
at home and write! (Y todavía no has escrito el poema).
La settimana scorsa siamo andati
a fare la spesa vestiti da marziani
in avanscoperta nello strano pianeta
a due passi da casa. Pur di uscire
quando mi pare, pur di sentirmi libero
ieri volevo essere il padrone di un cane,
oggi vorrei essere un cane,
domani vorrò avere un padrone, è il destino
delle democrazie. Quand’ero vecchio
sognavo di riformare l’umanità,
ora che sono diventato
per la prima volta bambino
mi chiedo a che cosa mi serve
questa lingua in cui parlo.
Così senza di noi si sveglia aprile
in un mattino presocratico, i suoi crepuscoli
sono perfettamente blu.
Qualcuno fuori suona le campane,
o forse si sbatacchiano da sole.

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April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering
Earth in forgetful snow, feeding
A little life with dried tubers.
Summer surprised us, coming over the Starnbergersee
With a shower of rain; we stopped in the colonnade,
And went on in sunlight, into the Hofgarten,
And drank coffee, and talked for an hour.

Bin gar keine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch.
And when we were children, staying at the arch-duke’s,
My cousin’s, he took me out on a sled,
And I was frightened. He said, Marie,
Marie, hold on tight. And down we went.
In the mountains, there you feel free.
I read, much of the night, and go south in the winter.

What are the roots that clutch, what branches grow
Out of this stony rubbish? Son of man,
You cannot say, or guess, for you know only
A heap of broken images, where the sun beats,
And the dead tree gives no shelter, the cricket no relief,
And the dry stone no sound of water. Only
There is shadow under this red rock,
(Come in under the shadow of this red rock),
And I will show you something different from either
Your shadow at morning striding behind you
Or your shadow at evening rising to meet you;
I will show you fear in a handful of dust.
[...]


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pubblicato da t.scarpa nella rubrica terrestri il 4 aprile 2020