Lettera al Signor Virus

Antonio Moresco



"Il Colosso" (1808) di Francisco Goya

Caro amico,

mi è venuto l’impulso di scriverti, così come posso, con le povere parole che usiamo noi umani, anche se non sono sicuro che ti potranno raggiungere.
Tu, invisibile, inaspettato, presunto alieno ma in realtà specchio di noi stessi, apparso all’improvviso da chissà quali abissi genetici di quel residuo che abbiamo chiamato pomposamente materia, con la tua corona di aculei chimici, hai portato lo sgomento e la morte nelle nostre vite, hai annichilito e distrutto in poche settimane le nostre vuote certezze, hai mostrato la sproporzione e la follia delle strutture economiche, politiche, sociali, culturali e mentali su cui si reggono le nostre singole vite e la nostra vita di specie.
C’è stata, molto, molto tempo prima che noi facessimo la nostra breve comparsa su questo pianeta, una lunga, silenziosa e feroce lotta che ha opposto le forme molecolari semplici agli organismi complessi. Una lotta interminabile e di esito a lungo incerto, ma che alla fine ha visto la vittoria degli organismi complessi, che però hanno prevalso al prezzo di inglobare dentro di sé e di soggiogare o di credere di soggiogare quelli semplici, i quali ogni tanto si prendono la rivincita, come adesso, che sei apparso tu come una sorta di vendicatore e profeta salito dalle zone profonde e infere della vita, e di noi stessi. Da qui viene la tua immensa forza, ma anche la tua debolezza, perché tu hai bisogno di invadere le nostre cellule umane per continuare a vivere e replicarti.
Però alla fine − credimi − soccomberai. Per quanti esseri della nostra specie riuscirai a sterminare, alla fine soccomberai, soccomberai perché non potrai che portare a morte gli organismi che ti contengono e che ti permettono di vivere e replicarti, e soccomberai perché gli umani comunque rimasti fabbricheranno le armi per combatterti e i vaccini in grado di attivare i nostri anticorpi e distruggerti o costringerti a sempre nuove mutazioni e metamorfosi per continuare la tua disperata esistenza virale. E perché tutto questo? Per quale sogno?
Mio potente e fragile amico, ti faccio una proposta: prendiamo atto di entrambe le nostre disperate situazioni e proviamo a collaborare. Tu adattati a poco a poco a noi senza portarci a morte, come hanno fatto un’infinità di batteri e virus nel corso del tempo, che sono stati inglobati nei nostri corpi, nei nostri organi e persino nei nostri occhi, con i quali vediamo o crediamo di vedere il mondo, che non ci sarebbero senza di voi. Lo so che finora non abbiamo fatto buon uso della vostra ritirata strategica e della vostra apparente resa. Però stavolta sarà diverso, perché ci troviamo anche noi di fronte a una fine o a una mutazione e un passaggio e ci potranno salvare solo un’invenzione e un sogno nuovo, di specie. Entra anche tu dentro il nostro sogno e noi entreremo nel tuo. E così, raccogliendo tutte le nostre forze, tutti i nostri sogni e quelli degli esseri che conteniamo e in cui siamo contenuti, proveremo a sostenere questa prova cruciale e inventarci tutti insieme una vita nuova.
Scusa l’emotività di questa lettera.

Tuo Antonio Covid-19 Moresco








pubblicato da j.costantino nella rubrica terrestri il 28 marzo 2020