L’ultimo articolo di Ceronetti

Mauro Bersani



Guido Ceronetti è morto nel settembre del 2018. Aveva compiuto 91 anni da poche settimane, ma già da diverso tempo quando ci si vedeva o ci si sentiva per telefono, il colloquio iniziava sempre con una sua invettiva contro la medicina e la scienza in generale, colpevoli di aver prodotto una longevità innaturale. Le lamentele nei confronti della sue défaillances fisiche diventavano immediatamente un j’accuse contro la presunzione umana di vivere sempre più a lungo che aveva creato una geronto-società dolente e nello stesso tempo, a suo dire, grottesca.

Considerando il suo ecologismo radicale, il suo furore antimoderno, il suo spirito paradossale, non è difficile immaginare che cosa avrebbe scritto a proposito del Covid-19 se fosse ancora, come fu per tanti anni, un collaboratore dei giornali che, nonostante tutto, tanto amava.

L’ultimo suo articolo, in queste settimane, direbbe che il Covid-19 non è altro che una risposta equilibratrice della Natura nei confronti degli squilibri provocati dall’uomo. Un riassestamento in basso dell’età media, che non potrebbe non essere anche la punizione della più esecrabile hybris umana, cioè il desiderio di immortalità.

Mostro non è il virus, ma il presunto Sapiens che non ha saputo stare al suo posto, infimo tra gli infimi dell’universo, che ha voluto credersi Dio anche aumentando, generazione dopo generazione, la durata della sua vita.

Nella dura battaglia di queste settimane, e dei prossimi mesi, Ceronetti avrebbe sicuramente parteggiato per il Covid-19, una forma di vita minuscola, fragile (basta un po’ di sapone o di famosa amuchina a ucciderlo), ma forte della solidarietà di tutto un mondo animale, vegetale e minerale sterminato o sterminando dall’uomo.

Come spesso è capitato, le posizioni di Ceronetti lo hanno portato vicino a scorrettezze politiche di tutt’altra natura. E anche in questo caso farebbe specie la sua vicinanza alle scelte iniziali di Boris Johnson, dettate invece da un cinismo e da un economicismo ben lontani dallo scrittore anarco-apocalittico.

Ma questo è stato spesso il destino di Ceronetti. Peraltro il suo moralismo estremista andava sempre preso con le pinze. Però le sue provocazioni avevano la capacità di incrinare molte certezze, di mettere un tarlo anche nelle cassapanche più solidamente progressiste. Come diceva, l’uomo è cambiato sempre più velocemente, il maiale è rimasto sempre uguale. L’umanesimo ha vinto, il maialesimo no. Il Covid-19 non sconfiggerà l’umanesimo, ma forse ne rallenterà per qualche tempo il delirio di onnipotenza.


Vedi anche Antologia pandemica, brani di Guido Ceronetti scelti da Tiziano Scarpa.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica emergenza di specie il 21 marzo 2020