Lezioni di piano in videochat

Debora Petrina



In questi giorni sono in molti a raccontare com’è la vita da chiusi in casa. Il diario di Debora Petrina però è speciale. Lo potete seguire anche sul suo profilo Facebook. Debora è musicista, compositrice, cantante; e anche insegnante di pianoforte, come potrete leggere qui sotto. [T. S.]


CHoRONICLES from the red zone

giorno #3 [11 marzo]

Già da ieri la zona rossa non è più un privilegio di pochi, e ora che il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare.
Per la prima volta nella mia vita oggi do lezioni di pianoforte in video-chat.
Primo allievo, Leonardo (con un nome così ci sentiamo ancora più ingegnosi e ardimentosi).
Leonardo, 5 anni.
Dopo aver provato varie postazioni al piano (telefonino davanti a me incastrato nel coperchio – telefonino appoggiato a lato della tastiera con rischio di crollo – telefonino in una mano sola che inquadra non più di 6 tasti da poter suonare solo con l’unica altra mano libera), piazzo vicino a me tutti i materiali didattici che mi servono, e faccio un grande respiro. Sono pronta.
Telefonino in postazione 1, carica al 96%, sorriso smagliante. Vado con la prima video chiamata.
L’inquadratura dello smartphone è occupata da una bella libreria e un soffitto bianco con l’attacco di un lampadario, nessuna traccia di Leonardo.
Lo cerco nel mio smartphone così piccolo... trovato! Leonardo è un’attaccatura di capelli che appare e scompare nella parte più bassa dello schermo; a volte dondola da destra a sinistra come il batacchio di una campana.
Pare incredibile, ma la lezione scorre via che è un piacere, e Leonardo è più concentrato del solito.
La modalità virtuale lo fa sentire in una sorta di navicella spaziale di cui lui solo tiene il comando, da quella parte; i nostri mezzi sono uguali, entrambi dobbiamo sottostare alle regole del nostro dispositivo elettronico, tanto io quanto lui. Dunque non siamo più adulto e bambino, ma due entità luminose che emettono suoni, alla pari.
Leonardo è bambino d’ingegno, e l’ha subito capito.
Poi è la volta di Jacopo, 14 anni.
Una passeggiata! Jacopo suona già bene, suona Mozart, Chopin, Bartòk, compone brani che sistemiamo assieme.
Ha messo il telefono nella postazione 2, appoggiato alla sponda del pianoforte laddove si propagano non solo le più armoniose onde sonore, ma anche le vibrazioni del legno e i rumori delle dita, il tutto vagamente distorto da un sottofondo costante di sciabordio telematico.
Riesco persino ad inquadrare la mia mano come da postazione 3 e a mostrare in modo dettagliato i movimenti corretti delle dita in alcuni passi più ostici...e la mia nuova modalità di maestra virtuale diviene sempre più virtuosistica quando scopro che le video chiamate rubano molta carica e c’è bisogno di collegare il telefono a una spina, vicina al pianoforte, ma non abbastanza.
Tant’è. Le sfide mi sono sempre piaciute. E poi il mio allievo non è stato previdente come me, e la carica del suo telefono è terminata.
Procedo disinvolta oramai, le video-call incalzano allo scadere del minuto esatto di inizio lezione.
E’ tutta questione di timing.
Mi sento sopra a una zattera dispersa nell’oceano, circondata da flutti minacciosi; la situazione è tutta sotto controllo!
Si susseguono Ines e Alice, entrambe di 5 anni.
Con loro il gioco si fa ancora più intrigante, perché riesco ad inventare per ognuna una canzone che scrivo su un foglio di pentagrammi appoggiato al leggio. La postazione è una variante della 3, con una mano che tiene il telefonino e l’altra che scrive in verticale. Così il pennarello smette di funzionare, ma io non demordo.
I visetti delle bimbe appaiono e scompaiono; come cuccioli irrequieti si spostano, si alzano, escono dalla minuscola inquadratura del mio schermo, vedono sempre me e quello che faccio, ma lo fanno da altre angolazioni; io devo restare ferma nella mia.
E dunque le richiamo qua, in questo luogo “altro”.
Tutto quello che succede ora succede solo dentro questo schermo.
Le lezioni sono finite. Ce l’ho fatta. Chiudo il collegamento e sistemo i fogli con una punta di tristezza.









pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 17 marzo 2020