L’Altro, noi stessi

Antonio Moresco



Questa volta gli uomini si sono trovati di fronte all’Altro, di cui la cultura umana non ha smesso di parlare e di ricamare negli ultimi secoli. Che però, in questo caso, non si presenta come un Altro a propria consolatoria misura e come feticcio rovesciato di sé ma davvero come Altro: invisibile, incontrollabile, non dialettizzabile, alieno.
Più ancora che durante le devastanti guerre del passato, dove l’orrore veniva dalla pancia stessa degli uomini e perciò si potevano attuare meccanismi di sia pur atroce riconoscimento che la cultura umanistica antropocentrica poteva elaborare. Mentre adesso...
Anche se, a ben vedere, tutto è cominciato così, da catene chimiche e combinazioni impensabili che avrebbero avuto una possibilità su miliardi di avvenire, fin dal primo salto, quello dalla materia inorganica a quella organica, e poi dalle molecole batteriche che hanno dato vita all’atmosfera terrestre e a mille altre cose e forme, dai virus, che si sono replicati e hanno conquistato spazio per la loro elementare e potenziale vita invadendo altre forme e interagendo con le loro strutture genetiche, creando vincoli.
Perciò leggo con stupore ciò che viene scritto in questi giorni, che quelle del COVID-19 non sono forme viventi ma solo cellule replicanti.
Io non sono un virologo né un chimico e non ho competenza per ribattere sullo stesso terreno a queste affermazioni. Ma com’è cominciata la vita? E noi stessi? E poi... che cos’è la vita, che cos’è la morte? La morte non è forse nel cuore stesso della vita? E la vita nel cuore stesso della morte? Forse questo sonnambolico esserino ci appare veramente come Altro proprio perché in lui riconosciamo con sgomento noi stessi e la nostra origine. Perché ci pone di fronte a uno specchio in cui abbiamo paura di guardare. Perché siamo noi stessi che ci guardiamo dentro uno specchio. Perché la sua presenza ci pone di fronte all’intollerabile Altro, che è così intollerabile proprio perché non è altro che noi stessi, proprio perché l’Altro siamo noi stessi e noi stessi siamo l’Altro.
E ancora: anche noi, come specie, non ci siamo posti di fronte al resto della natura come Altro? Anche per questo il coronavirus è maledettamente simile a noi e ci sta dando tanto filo da torcere, tiene in scacco le nostre vite e mostra la fragilità e l’astrazione delle strutture economico-politiche e di pensiero su cui si fonda la nostra esistenza di specie, non più proporzionali a quanto ci sta accadendo e abbiamo di fronte.
Per capire come funziona l’Altro dobbiamo avere il coraggio di capire come funzioniamo noi stessi.








pubblicato da j.costantino nella rubrica emergenza di specie il 15 marzo 2020