FORTEZZA

Antonio Moresco



Piccola nota a margine di una piccola peste

In questi giorni di coronavirus, mentre cammino di notte nella mia città natale completamente deserta come per un coprifuoco, mi viene in mente di tanto in tanto una parola che non si usa più da tempo, che è stata espunta non solo dalla lingua ma anche dalle possibili attitudini umane ma che indica invece qualcosa di cui ci sarebbe maledettamente bisogno oggi. Questa parola è "fortezza", che non è uguale a "forza" ma che se mai rimanda alla parola latina "fortitudo" e che mi pare indicasse addirittura una virtù (non ricordo di che genere e grado), come "temperanza" e altre parole che sono state disattivate.
È significativa la storia delle parole, che non è mai solo una storia di parole. Perché alcune hanno successo e altre scompaiono?
Ne parlavo poco fa al telefono con Jonny Costantino, di questa formidabile parola dimenticata, e lui mi ha fatto notare che la parola opposta, cioè "debolezza", ha invece molto successo e si è anzi caricata negli ultimi tempi di un significato anche culturalmente positivo (il pensiero debole, il non aver paura di mostrare la propria debolezza, ecc). Come mai? Certo, non ho niente contro la debolezza (di cui anch’io − come tutti − sono impastato), né amo un’idea di forza intesa come postura retorica, eroica, di cui abbiamo visto l’inconsistenza e i grotteschi esiti − anche somatici − in un’epoca recente della vita del nostro Paese. Però c’è a mio parere anche dell’altro. C’è che non viene detta la verità agli uomini, che non viene detta per intero, che da secoli viene inculcata l’idea che abbiamo dominato completamente la natura, che siamo gli invincibili padroni del mondo, che la struttura economico-politica e tecnologica dominante può difenderci da qualsiasi pericolo "naturale" e che la nostra sudditanza è ripagata appunto da questo, e che perciò possiamo crogiolarci nella nostra debolezza, perché la forza è fuori di noi e intorno a noi, come uno scudo. Così, quando tutto ciò viene contraddetto nel modo più plateale (magari da un esserino invisibile che fa capolino a dispetto di tutto nei nostri corpi) ogni cosa crolla: crollano le difese psicologiche, la vita umana associata, le economie... C’è che grandi masse umane spaventate e infantilizzate possono venire controllate e manovrate meglio con la paura, da parte di un potere economico-finanziario senza prospettiva e senza visione e da interconnesse strutture politiche di dominio che − per la propria sopravvivenza − nascondono e minimizzano da tempo la nostra reale condizione di specie su questo pianeta, di cui anche questa esplosione virale è probabilmente una manifestazione. Mentre ci sarebbe invece bisogno − oltre che dell’osservanza delle giuste misure per cercare di limitare il contagio − di farci contagiare anche da altre possibilità umane sepolte: la fortezza, la calma nelle avversità, la lungimiranza, la fratellanza.

"Ecce Puer" (1906) di Medardo Rosso








pubblicato da j.costantino nella rubrica emergenza di specie il 5 marzo 2020