“Friday night lights”, l’America di Trump in un libro sul football USA

Silvio Bernelli



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Quattro anni fa il voto per Donald Trump dell’America profonda fu uno shock. Come è possibile, si chiedevano molti commentatori, che gli operai della Pennsylvania e le casalinghe dell’Idaho avessero votato per un miliardario newyorkese star dei reality-show? Come faceva questa gente semplice a credere che un uomo così diverso da loro li rappresentasse? Detto che ci si poteva porre la medesima domanda anche riguardo alla candidata democratica-consorte presidenziale Hillary Clinton, bisogna ammettere che evidentemente Trump ha avuto la capacità di parlare alla parte più dimenticata e arrabbiata del paese. Gente che vive in posti dove non c’è un teatro, un cinema, un concerto, uno spettacolo degno di nota. Luoghi abitati in buona parte da bianchi depauperati dalla crisi economica, spaventati per l’immigrazione e in qualche caso ostaggio di razzismi ancestrali. Posti come Odessa, insomma.

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È una cittadina di centomila anime dispersa nelle lande del Texas occidentale, vicino allo spigolo disegnato dal confine con il Nuovo Messico, a cinquecento chilometri da Dallas e altrettanti da El Paso. Qui, in questo remoto angolo degli Stati Uniti, nel 1988 arriva H. G. Bissinger, scrittore della costa est e fresco premio Pulitzer. Uno con il fiuto per le storie, insomma. E a Odessa di storie ce n’è una eccezionale: quella della squadra di football (americano, ovviamente) della Permian High School, i pluricampioni Panthers. Ragazzini di diciassette anni che il venerdì sera indossano casco e spallacci per contendere alle squadre delle altre città il titolo di stato. Fin qui niente di strano, verrebbe da dire; ma poi si scopre che i Panthers giocano davanti a ventimila spettatori. Un numero di tifosi che oggigiorno farebbe gola a qualunque media squadra del campionato di calcio italiano, tanto per fare un paragone. E infatti, proprio come i calciatori nostrani, i giocatori dei Panthers sono delle superstar. Oggetto da parte dell’intera Odessa di una passione morbosa, sono consapevoli di portare sulle proprie imberbi spalle la voglia di riscatto della città. E a Odessa, alla fine degli anni’80, di cose da riscattare ce n’erano parecchie. Finito il boom del petrolio, molti abitanti di Odessa (bianchi al 90%) che lavoravano come operai nei pozzi di estrazione erano finiti a spasso. Il prezzo delle abitazioni aveva subito un crollo. Grazie ai trentasette morti ammazzati nella contea, Odessa si era conquistata una lugubre ribalta nazionale: era la città con il più alto tasso di omicidi del paese. Come sopravvivere in un posto del genere? A cosa aggrapparsi? Ai Permian Panthers, ovviamente: l’unica realtà capace di affermarsi.

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Ed è in questa realtà che Bissinger si cala con lo sguardo dello scrittore e la meticolosità del cronista. Ne viene fuori questo ibrido tra romanzo e reportage, Friday night lights, uscito con successo nel 1990 e pubblicato in edizione aggiornata qui in Italia da 66thand2nd nella traduzione di Leonardo Taiuti (pp. 416, € 20). Nel frattempo, il libro è diventato un film diretto da Peter Berg, con Billy Bob Thornton protagonista, e persino una serie Tv andata avanti per ben cinque stagioni (si è vista in Italia anche su Rai 4). Protagonisti del libro di Bissinger sono proprio i giovanissimi membri dei Panthers.

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C’è il difensore Shawn Crow, così duro da giocare anche con l’ernia del disco. C’è il velocissimo ricevitore Don Billingsley che dal padre ex campione dei Panthers ha ereditato il talento per il football e anche quello per cacciarsi nei guai. C’è Boobie, il running back nero, che ha un ginocchio troppo fragile per sostenere il suo immenso talento. C’è Comer, nero anche lui, che prende a Boobie il posto di stella in campo, ma che poi torna ogni giorno nella povera casa dove vive con la nonna. C’è il talentuso ma incostante Mike Winchell: quarterback, orfano di padre e con un fratello piccolo criminale. C’è Brian Chavez, il tight end, che nonostante stazza e talento sogna per sé un futuro ad Harvard. C’è il potente difensore Ivory Christian che vomita prima di ogni partita e scopre la fede in Dio. E naturalmente c’è l’allenatore capo Gary Gaines che incita così i suoi ragazzi: "Appena mettete piede su quel campo picchiate più duro che potete, e fate secco qualcuno".

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Intorno a queste storie personali che si intrecciano lungo il campionato statale del 1988, che fanno di Friday night lights un libro imperdibile per i tifosi del football USA, Bissinger è bravo ad allargare lo sguardo per raccontare la vita dell’intera Odessa. Una città dove la desegregazione razziale è terminata solo nel 1982 (hai letto bene), i poveri sono sempre più poveri e l’uso delle armi da fuoco è sancito dall’indiscutibile diritto della Frontiera. In città come queste, il sogno a occhi aperti per tutti è il ritorno al passato, a un paese che viveva nel boom economico e in piena sicurezza. Non caso, una delle pagine più interessanti di questo libro di Bissinger, è dedicata al comizio che il texano George Bush Senior tiene vicino a Odessa durante la campagna per le elezioni presidenziali.

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L’intervento del futuro inquilino della Casa Bianca, che si sarebbe concluso con un accenno proprio all’amore per la comunità che pulsa sotto le "luci del venerdì sera", quelle degli stadi del football giovanile a cui fa riferimento il titolo del libro, vale la pena riportarlo proprio nelle parole di Bissinger. "Bush disse tutto, ma proprio tutto quello che i tifosi radunati all’aeroporto volevano udire, stanchi com’erano di sentirsi ripetere che il sistema scolastico americano era inadeguato, che i giapponesi stavano conquistando il paese, che l’America non era più competitiva, non riusciva più a dar da mangiare ai propri figli, non era più forte come un tempo, non era più buona a un accidenti di niente. Con qualche semplice frase Bush chiarì che l’America era ancora grande, che era ancora la numero uno a prescindere dalle minacce dei giapponesi o dei tedeschi o dell’Opec. Confermò anche che ciò in cui quella gente credeva, e a cui teneva, era esattamente ciò che faceva di un uomo un vero americano (.....) Apprezzavano George Bush per gli stessi motivi per cui veneravano Ronald Reagan: non per via dell’America che aveva creato per loro, ma per via dell’America che aveva immaginato con tanta convinzione." Ricorda qualcosa?








pubblicato da s.bernelli nella rubrica libri il 28 febbraio 2020