zero due zero due due zero due zero (ore due zero zero due)

Jonny Costantino



Il 02/02/2020 non è un giorno semplicemente palindromo, è un super-palindromo, cioè un palindromo in tutto il mondo, in Italia (dove nelle date mettiamo prima il giorno e poi il mese) come nello stato del Maine (dove si fa il contrario). Il 02/02/2020 è il primo super-palindromo nell’arco di 909 anni, dal Basso Medioevo a oggi, ovvero dall’11/11/1111, 381 anni prima della scoperta dell’America. Al prossimo super-palindromo soltanto i più longevi tra i viventi, da ultracentenari, ci arriveranno: sarà il 12/12/2121.

Il palindromo è una parola o un numero che si legge allo stesso modo anche al contrario, le cui metà sono speculari. Palindromo viene dal sostantivo greco palíndromos, che significa «che corre all’indietro». Facciamo quindi un salto all’indietro.

02/02/1882, 138 anni fa

In un sobborgo chic della capitale di un’isola europea bagnata dall’Atlantico, nella bambagia di una famiglia danarosa che va ancora appresso al dogma dell’Immacolata Concezione, nasce un bambino pieno di paure. Ha paura del tifo che gli ha portato via due fratelli. Ha paura dei cani perché uno l’ha morso. Ha paura dei temporali perché sua zia gli ha detto che con loro si scatena l’ira di Dio. Questo pavido moccioso sarà uno dei più temerari pirati del Novecento letterario.

02/02/1922, 98 anni fa

Sono passati 40 anni e quel pavido moccioso è uno scrittore dedito all’alcol e alle puttane, ricettacolo di reumatismi e malattie veneree. Ha seri problemi oculari e ha preso l’abitudine a scrivere con l’occhio sinistro bendato per salvaguardare quel poco di vista che gli rimane. Nelle foto dell’epoca sembra l’anello mancante tra Capitan Harlock e il vecchio John Ford. Da circa un anno s’è trasferito in quella che fu la capitale del XIXesimo secolo. Ha già pubblicato dei libri, un nome di un certo peso se l’è fatto. Ma il suo grande e grosso romanzo, quello che c’ha messo sette anni a scrivere e che, n’è convinto, cambierà il corso della letteratura, nessuno lo vuole. A destra e a manca, in un paio di continenti, hanno rifiutato e bandito quel mattone reputato astruso e pornografico. Gli amici artisti e intellettuali, coloro che potrebbero fare qualcosa, l’hanno garbatamente schifato. Il deus ex machina, in questa storia, è una libraria 25enne che si entusiasma per l’opus magnum con cui nessuno vuole avere a che fare e si mette in testa di doverlo a tutti i costi pubblicare, sebbene non abbia alcuna esperienza editoriale. Allo scrittore non sembra vero. Con una stretta di mano, l’affare è fatto. La libraia si rimbocca le maniche e organizza una raccolta fondi per finanziare la pubblicazione. La tiratura è di mille copie e la tipografia sta in provincia, i costi vanno pur contenuti. Dalla provincia, il giorno del 40esimo genetliaco dello scrittore, arrivano nella capitale due copie ancora calde di stampa: una va allo scrittore e l’altra finisce dritta dritta nella vetrina della libreria.

Quest’opera mostro − in principio (e per molti tuttora) ritenuta illeggibile − sarebbe diventata patrimonio dell’umanità, considerata com’è il capolavoro del cosiddetto Modernismo e uno dei picchi scritturali dell’intero Novecento. Pensa che il giorno in cui la narrazione romanzesca si svolge − il 16 giugno 1904 − costituisce per gli appassionati di tutto il mondo un giorno di festa che prende il nome dal protagonista del libro. Pensa che uno dei cento esemplari numerati della prima edizione può arrivare a costare oltre 230 mila euro. E pensa pure che la libraia che si era improvvisata editrice con quel crowfunding ante litteram, quando nel 1932 il romanzo approdò presso un importante editore statunitense, non solo non beccò un dollaro ma non ebbe nemmeno la soddisfazione di essere avvisata e resa partecipe della seconda edizione da parte dello scrittore. Immaginandoli fianco a fianco, circondati da scaffali pieni e colonne di buoni libri, la libraia intelligente e lo scrittore bandito col suo papillon svolazzante, qualche malizioso (ma nemmeno troppo) potrebbe pensare: lo fece perché si era innamorata di lui. Invece no: la libraia era lesbica e felicemente accompagnata. Aveva colto il genio dello scrittore e sul genio aveva fatto la sua puntata. Una puntata quanto mai vincente, nonostante come abbiamo visto non si sia arricchita. La nostra audace libraia dal 1962 non c’è più ma il suo nome appartiene alla leggenda e la sua libreria − fondata nel 1919 e un paio di volte dislocata − è ancora un’attività fiorente nonché la meta di pellegrinaggi intercontinentali.

Presumo tu abbia capito di chi e di cosa sto parlando. Se non l’hai capito, provvedi. Non è questione di aneddotica o erudizione. Certe parabole contengono lezioni che riguardano la realizzazione dei nostri sogni e la necessità di aprire (e aprirsi a) nuovi sentieri, soprattuto quando qualcuno ci sbarra il passo sulle strade battute. Spicciati dunque, internet serve a questo, e che cazzo! Mi permetto di parlarti così confidando nel fatto che tu sia una o uno per cui, in generale, le parole «impossibile» o «abisso» o «coraggio» sono faccende concrete, non parolacce né chincaglieria romantica. Se invece, al contrario, sei una o uno la cui vita procede indisturbata sul binario di una visione algoritmica della realtà e dell’irrealtà, pacificata nella sfera materiale, faccio un passo indietro e chiedo scusa per quello che ti sarà arrivato, temo, come un supponente sproloquio. Non è così? Ti ritieni della prima sponda? Allora cosa aspetti: che tu abbia 18 oppure 81 anni non cambia nulla, studia approfondisci sogna − e vivi di conseguenza.

02/02/2020, ore 20:02, qui e ora

In questo sfacelo galoppante, in balia dell’infausto palindromo regressivo che qualcuno si ostina a chiamare Storia, rincuoriamoci se non altro al pensiero dei coraggiosi che confabulano per preservare attraverso opere mediocrifughe il fuoco dell’arte. I coraggiosi operosi e sperduti in qualche vicino o lontano orifizio di mondo. Il fuoco dell’arte: il fuoco senza cui la vita umana è destinata a protrarsi, finché si protrarrà, in una più o meno larvata cecità. L’arte, come sapeva Omero, è una fiaccola nelle tenebre dell’esistenza. Omero, chiunque egli fu: l’orbo visionario che dal suo utero sinapsico generò Odisseo. Odisseo o Ulisse: l’acheo cervelluto e sconfinatore. Ulisse: l’eroe nel cui segno l’eroe della storia che ho raccontato visse − visse e creò il suo alter-ego letterario, volendo dare un ultimo sfacciato suggerimento a chi non l’abbia ancora individuato né abbia gugolato perché pigro o, preferirei, affabulato.

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pubblicato da j.costantino nella rubrica racconti il 2 febbraio 2020