Onironauti

Tobia Wilson Iacconi Gabbriellini



Ora che novembre si è sciolto, non so dire che mese sia. Una posa cristallizzata si è impadronita delle strade, un riverbero verde: tutto diviene uguale al suo contrario.
Non è semplice arrivare al giorno. Il sorgere del sole è uno strappo inaspettato, violento e meschino. E poi, diciamoci la verità: non ha nessun tipo di senso.
Dire addio alle grotte ampie, ai rifugi lontani.
In fondo non sono che cieli neri, con stelle e nuvole scure appiccicate alle travi del soffitto. Costruiamo caverne con i cuscini, antri impossibili sotto le coperte. E li riempiamo di mostri.
Ma non tutto è dolce: nel buio cornee di luce disegnano contorni di volti deformati dalle imperfezioni, occhi gonfi e troppo vicini tra loro, ghigne sdentate e moccoli umidi.
Solo i ricchi non perdono denti e capelli.

Dicembre è arrivato, e tu non eri pronto. La luce spazza via ogni incertezza, e ringhia il giorno. Il tepore si è sciolto: che ne è del mio corpo debole? Nessuno aveva parlato di doversi spogliare.
Sopravvivere non sembra abbastanza. Ma forse sbaglio, forse sta tutto nella connessione. Non riesco a capire, non fino in fondo: il segreto è sbagliarsi, sempre, di continuo? Davvero non c’è altro per noi?
Le piazze si riempiono di gente e si svuotano di conflitti.
Siamo, ancora una volta, soli.

Questo è il dolore più grande: non importa quanto sia in grado di amare, nessuno entrerà mai nei miei sogni.
Ti avrei accompagnata dentro alle parti più minute e introvabili, dove non sono che un bambino impaurito.
A volte penso che tu sia un soldato del giorno. Le tue penne in ordine e le bollette pagate. Che bravo che sei, che bello, che bravo. Le sinapsi burocratiche all’erta, incantate dalla misura, placide e conformi alla lenta agonia procedurale.
Gennaio è un popolo che ha smesso di lottare.

Febbraio mi lacera il viso, e non ho dove nascondermi. Ci fanno dormire con le finestre aperte e il sole non tramonta mai.
Il freddo bianco e i marciapiedi sordi. La carne è fredda sotto le vesti pesanti e non riesco a ricordare la forma della notte, quando ancora controllavo i sogni e decidevo con gli occhi chiusi la mia felicità.
La luce del sole splende eterna nella forza lavoro, nella crescita economica.
Nessuno si è accorto che siamo ancora bambini.
Perché, madre, non ci lasciano dormire?


Vecchie case a Krumau
Egon Schiele
1914
Matita su carta








pubblicato da t.w.iacconi gabbriellini nella rubrica racconti il 24 gennaio 2020