La Terra sotto i piedi

Patrizia Posillipo e Gabriela Galati



Patrizia Posillipo ha partecipato a Terrestri con La terra sotto i Piedi: un’installazione originale ideata per la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Le fotografie, scattate in Islanda, sono state stampate su un’unica tela di circa 13 metri di lunghezza posizionata per l’occasione al centro della navata.

“Il tema del vulcano e la vulnerabilità del vivente – scrive Gabriela Galati nel suo contributo all’opera di Patrizia Posillipo - in quanto confrontata con il suo potere distruttivo o almeno con la sua costante minaccia, sono un legame con il programma di Terrestri, sebbene non l’unico. L’Islanda è una terra frammentata e complessa: sotto una fertile superficie basaltica, a volte molto verde, spesso completamente bianca, c’è il magma che, date le giuste condizioni, può improvvisamente far eruttare le montagne.

“C’è poi la scelta di questo edificio ecclesiastico per presentare il progetto, fatto non casuale: proprio come la costruzione di Santa Maria delle Anime del Purgatorio è stata progettata su due livelli, con una parte superiore che si riferisce al piano terrestre e profano, e una parte sotterranea che allude al Purgatorio, qualcosa di simile sembra accadere nella terra raffigurata dalle foto di Patrizia: l’Islanda evoca una sorta di purgatorio naturale e profano, che emerge di tanto in tanto in superficie generando bellezza e talvolta disastro.

“La sequenza di opere disposte sulla tela si concentra su paesaggi spesso quasi astratti che potrebbero anche appartenere a un momento futuro, forse a una situazione di estinzione. Se questa estinzione è causata dall’instabilità geologica dell’isola, dall’attività distruttiva degli umani o da tutti questi fattori allo stesso tempo, al momento non ci è dato saperlo.

“Tuttavia, La Terra sotto i Piedi non solo indica la possibilità di un momento di estinzione dell’umanità, ma propone anche una visione di come la Terra potrebbe andare avanti, anche se scompariamo come specie. Questo tipo di ricerca è molto più pertinente della semplice rappresentazione di un futuro apocalittico perché ci aiuta a pensare a un tempo più ampio, più complesso e in cui probabilmente non esisteremo più come specie. Allontanarsi da una scala umana, fare lo sforzo di pensare oltre un tempo e uno spazio umani è probabilmente il principale strumento teorico che opere come questa possono darci per cercare di affrontare le sfide dell’Antropocene e immaginare nuovi scenari possibili.








pubblicato da s.gaudino nella rubrica terrestri il 2 dicembre 2019