Il ruolo del cambiamento climatico negli eventi meteorologici estremi di Novembre 2019

Davide Faranda*



Cicloni mediterranei, alluvioni, alte maree, mareggiate. Il mese di Novembre 2019 è stato segnato da una serie ormai lunghissima di eventi meteorologici estremi. Il cambiamento climatico causato dalle emissioni di gas serra gioca ormai un ruolo fondamentale nel renderli eccezionali e per spiegarcelo dobbiamo cominciare dall’analisi della circolazione atmosferica nelle ultime tre settimane.
Rispetto alla media climatica degli ultimi sessant’anni, il mese di novembre 2019 é stato caratterizzato da eventi di blocco della circolazione atlantica: in parole semplici, i cicloni extra-tropicali che normalmente passano a nord delle Alpi hanno seguito una direzione piu meridionale, impattando con le superifici calde del Mediterraneo.
A causa delle alte temperature marine, questi cicloni si sono trasformati in fenomeni ibridi, che stanno tra le depressioni atlantiche e vere e proprie tempeste tropicali. Così, questi cicloni figli del climate change che abbiamo chiamato Medicanes (crasi dall’inglese Mediterranean Hurricanes) per sottolineare il legame con le tempeste tropicali, invece di portare sull’Italia un tempo grigio e uggioso con piogge diffuse ma moderate come le vecchie care pertuazioni atlantiche, si associano spesso a venti estremi e precipitazioni temporalesche molto intense.

L’ultimo Medicane è stato osservato proprio l’11-12 Novembre: Detlef (poi rinominato Bernardo), si é formato sulle coste dell’Algeria e ha guadagnato in qualche ora lo stretto di Sicilia. Per molte ore, fortissimi venti di Libeccio e Scirocco hanno spirato da Sud nello Jonio e nell’Adriatico. Raffiche di 188 km/h sono state registrate a Novara di Sicilia, vicino Messina. I temporali associati hanno colpito violentemente Matera dove i famosi Sassi sono finiti sott’acqua. L’immagine forse piu iconica della fenomenologia associata a Bernardo resta però l’eccezionale acqua alta che ha colpito Venezia, dove sono stati misurati 187 cm sul livello medio del mare.
La basilica di San Marco è finita sott’acqua per la sesta volta nella sua millenaria storia. I danni sono stati stimati in diversi milioni di euro. Diverse perturbazioni atlantiche hanno poi interessato l’Italia.
Anche se non hanno raggiunto lo stadio di Medicanes, questi cicloni sono stati associati a forti temporali e piogge torrenziali che hanno trovato un terrritorio ormai fragile e pregno d’acqua. Dal 24 novembre, diversi fiumi del Nord Italia hanno superato i livelli di guardia, altri sono esondati trascinando con sé autostrade, strade e abitazioni. Forti mareggiate hanno colpito la Liguria e le onde ad Alassio hanno raggiunto persino le abitazioni.

Ma cosa c’entra il cambiamento con tutto cio? Innanzitutto, il livello del mare si è innalzato globalmente di circa 20 cm nell’ultimo secolo, rendendo l’acqua alta di uno stivale piu’ elevata di quella che Casanova avrebbe osservato con condizioni atmosferiche simili ai suoi tempi. Va quasi da sé che l’innalzamento del livello marino comporta anche mareggiate piu intense. Oltre a questo effetto, ci sono da considerare anche i cambiamenti che la circolazione atmosferica sta subendo a causa dell’emissione di gas serra difficili da determinar e perché associati alle fluttuazioni caotiche a breve e lungo termine dei fenomeni meteorologici.
Alcuni studi recenti hanno dimostrato come tali cambiamenti debbano essere presi in considerazione quando si determinano eventi estremi futuri.
Gli studi esistenti sui cicloni mediterranei mostrano anche che potrebbero intensificarsi in futuro, poiché saranno in grado di drenare sempre più energia da un Mar Mediterraneo più caldo.
Con l’innalzamento del livello del mare che dovrebbe peggiorare fino a 100 cm entro la fine del prossimo secolo e l’intensificazione dei cicloni meditteranei, gli scienziati chiedono strategie di mitigazione e adattamento per proteggere il nostro patrimonio umano, culturale e sociale.

*Davide Faranda Davide Faranda, 32 anni, é ricercatore a tempo indeterminato in fisica del clima per il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (CNRS) francese. é affiliato al Laboratoire des Sciences du Climat et de l’Environnement (Paris-Saclay) ed al London Mathematical Laboratory (Londra, Inghilterra). Siciliano, fisico di formazione, dopo la laurea magistrale a Bologna ed il dottorato in Scienze della Terra tra l’università di Amburgo (Germania) e quella di Reading (Inghilterra), si é specializzato nello studio degli eventi estremi meteorologici. Si occupa in particolare di proiezioni climatiche future, cioé di capire se in futuro la probabilità e la frequenza di osservare eventi estremi (ondate di caldo e di freddo, tempeste e cicloni) cambierà a causa delle interferenze umane sul clima. Davide ha pubblicato piu di 50 articoli scientifici in riviste del calibro di Nature Communications e Physical Review Letters. Partecipa in qualità di ufficiale scientifico (Scientific Officer) alle attività dell’Unione Europea di Geofisica (EGU). Nel 2018 l’EGU l’ha premiato con L’European Geoscience Union Nonlinear Processes Division Outstanding Early Career Scientists Award.








pubblicato da s.gaudino nella rubrica terrestri il 27 novembre 2019