Per Marco Cappato

Tiziano Scarpa



Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni.

Comincia così l’articolo 580 del nostro codice penale. Sulla sua legittimità dovrebbero decidere oggi i giudici della Corte Costituzionale, in seguito al processo a Marco Cappato, che era stato imputato per aver accompagnato in Svizzera Fabiano Antoniani (Dj Fabo), aiutandolo così ad attuare la sua volontà di compiere un suicidio assistito.

In un piccolo libro uscito qualche mese fa, scritto per il comune di Neoneli (in provincia di Oristano), ho pubblicato questi versi di lode a Marco Cappato, in ringraziamento per tutto ciò che sta facendo e rischiando.


Il cinquecentottanta
– l’articolo in vigore
del codice penale –
condanna chiunque aiuti
qualcuno a suicidarsi

La pena è la galera
da cinque a dodici anni

In base a questo articolo
la nostra legge dice
di no all’eutanasia

Ma prima di parlarne
vorrei provare a stare
con l’immaginazione
nei panni, anzi nel corpo
di chi della sua vita
possiede solamente
un corpo che sta male,
immobile e impotente,
ed una mente vigile,
capace di capire
e dare il suo giudizio
sul proprio stare al mondo

Intendo proprio questo:
avere un corpo inerte
che soffre atrocemente
ed una mente sveglia
immersa nel dolore

Prendete una persona,
toglietele il potere
di muoversi, di fare
azioni, gesti fisici,
lasciatele soltanto
il corpo sofferente,
intendo proprio il male,
gli attacchi di dolore

Adesso fate un test:
provate a pizzicarvi
fortissimo in un punto,
contando fino a dieci,
provate a immaginare
di avere nel profondo
tantissime tenaglie
che pizzicano forte,
azzannano da dentro,
non mollano un istante

E adesso ritornate
con l’immaginazione
a chi è bloccato immobile
subendo la tortura
di sé, del proprio corpo

È immobile e ha la mente
immersa nel dolore,
non può fare nient’altro,
soltanto giudicare
a cosa si è ridotto
lo stare a questo mondo

La mente ed il dolore

Riuscite a immaginarlo?

Il male e la coscienza
immersa dentro un corpo
che soffre e non può agire

Dolore e percezione.
Coscienza senza azione.
La vita nel suo stato
più puro

Coscienza che patisce
le sensazioni orrende,
ma che non può reagire,
può solo giudicare
e dire cosa è meglio
a queste condizioni,
se vivere o morire

Ci vuole un altro corpo
che presti la sua forza,
che indossi come un abito
la volontà di chi
non può più fare niente
di sé

Prestare il proprio corpo
ad una mente altrui
che vuole fare a meno
del corpo, ma non ha
un corpo che obbedisca,
ha solamente un corpo
che soffre e non si muove

Prestare il proprio corpo
a un altro corpo inerte,
la forza che gli manca
per togliersi di mezzo

La legge lo impedisce,
la legge si intromette
fra il corpo e la sua mente,
si installa proprio lì

Fra il corpo e la sua mente
non c’è collegamento,
non c’è nessun midollo,
né inconscio né volere,
né cuore

Nell’intimo più fitto
sapete cosa c’è?
La legge

La legge dello Stato,
lo Stato e la sua legge

Così Marco Cappato,
che ha preso Dj Fabo
e l’ha portato in Svizzera,
in clinica, a morire,
rischiando la galera,
uscendo dall’Italia,
uscendo dalla legge,
è stato processato

Così è riuscito a fare
qualcosa di inaudito,
perché a vedere bene
non era lui imputato,
bensì la legge stessa,
l’articolo in vigore
del codice penale

Ad essere imputato,
portato in tribunale,
tacciato di ingiustizia,
è stato il cinquecento
ottanta

Perciò Marco Cappato
per me è un eroe


Da Gosos per il nostro tempo, edito dal Comune di Neoneli, 2019.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica condividere il rischio il 25 settembre 2019