Una regione che non sa farsi delle domande

Romolo Bugaro



È nelle sale dal 3 settembre Effetto domino, il film di Alessandro Rossetto liberamente ispirato al bellissimo romanzo di Romolo Bugaro, ripubblicato nei tascabili Feltrinelli-Marsilio. Per questa occasione lo scrittore ha fatto una riflessione sugli sconvolgimenti economici e sociali del Veneto di questi anni.


Da sempre il Veneto è terra di estremi e di opposti. Offre alcuni dei paesaggi più belli d’Italia e d’Europa e alcuni dei più brutti, spesso dislocati a poche centinaia di metri di distanza gli uni dagli altri. È impressionante transitare attraverso periferie disseminate di edifici costruiti senza il minimo criterio, in un puzzle caotico di volumi e fratture di volumi, e all’improvviso, dopo un ponte o una curva, ritrovarsi davanti un castello medievale o una piazza talmente bella da incantarti, da stordirti. Chi percorre il Ponte della Libertà per raggiungere Venezia si lascia alle spalle un paesaggio industriale straordinariamente grigio e ha davanti a sé una delle città d’arte più affascinanti del pianeta. Come se, per poter raggiungere il bello, bisognasse prima pagare una specie di dazio, attraversare una concentrazione di brutto. Nel Veneto una simile discontinuità, o contrapposizione, costituisce la regola.

La storia recente di questo territorio così polarizzato verso gli estremi è stata caratterizzata da eventi altrettanto estremi. Prima il crollo improvviso di una classe politica che aveva governato la regione per decenni e godeva di un consenso altissimo, travolta dallo scandalo Mose. Poi il crollo di un’élite finanziaria che aveva sempre gestito la ricchezza locale e non solo locale, travolta dal crack delle banche popolari. Una doppia decapitazione, che ha impressionato tutti. Due fatti evidentemente collegati, quantomeno dalla assoluta inadeguatezza dei protagonisti, a prescindere dai tanti risvolti di natura penale.

Ciò che davvero colpisce è che il territorio non abbia saputo o voluto interrogarsi su queste vicende, sul proprio deficit di capacità di esprimere classi dirigenti all’altezza. Dire e pensare «erano solo delinquenti, ci hanno traditi» è troppo facile. Questi due eventi epocali ci hanno insegnato poco o niente, ne abbiamo semplicemente preso atto.

La verità è che fatti così gravi incidono profondamente e vorrei dire indelebilmente sull’identità collettiva di un territorio. La verità è che la mancanza o insufficienza di elaborazione lasciano tracce profonde. Questo Veneto in crisi di identità è più fragile e allarmato, più incerto e depresso. Il sentire della gente è popolato di paure, a dispetto delle condizioni materiali di vita migliori di sempre. Il benessere si paga con l’ansia. La sensazione è quella di abitare in un luogo dove tutto è provvisorio, revocabile. Il lavoro, le relazioni, le stesse identità sociali. Anche chi è relativamente al sicuro, avverte l’aumento lento ma inesorabile delle disuguaglianze. Cresce il numero degli esclusi, gente che per una ragione o per l’altra non è riuscita a stare al passo.

Il Nordest, composto da aziende soprattutto famigliari, piccole unità produttive poco interconnesse e poco protette, è particolarmente ansioso perché particolarmente esposto a questa costante revocabilità. Ancora una volta, la terra degli estremi e degli opposti. Molta ricchezza e molta paura. Molto lavoro e molta fragilità. Tutti hanno la necessità di scuole e ospedali, di lavoro e giustizia sociale. Ma il Nordest ha anche e soprattutto la necessità di guardarsi allo specchio e interrogarsi sui propri errori. Ha la necessità di politici e imprenditori e cittadini e intellettuali capaci di aprire una riflessione sul presente, della quale c’è bisogno come dell’aria che respiriamo.

Questo articolo è stato pubblicato sul Corriere della Sera – Corriere del Veneto del 25 agosto 2019.

Su Effetto domino di Romolo Bugaro:

Diventare poveri in un quarto d’ora

Mitologia della crisi








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 3 settembre 2019