Lettere da nordest

a cura di Cristiano Dorigo e Elisabetta Tiveron



Helvetia Editrice manda in libreria dal 2 settembre Lettere da nordest.
Oltre ai due curatori, Cristiano Dorigo e Elisabetta Tiveron, diciotto autrici e autori scrivono dal Trentino, dal Veneto, dal Friuli: è il Nordest, una macroregione dove c’è tutto e il suo contrario: bellezza e obbrobri, ricchezza e suicidi, lavoro e droga...
Qui sotto potete leggere due estratti dall’introduzione dei curatori, e l’indice del volume.
Io sono contentissimo di partecipare a questo libro con un testo inedito, un’incursione nel piccolo paese di origine di mia madre e mia nonna, Biancade, in provincia di Treviso.
[T. S.]


A nordest, in uno spazio geografico limitato, si concentrano enormi quantità di bellezze naturali e artistiche. Fertili pianure solcate da alcuni tra i più bei fiumi d’Italia, colline dolcissime, montagne monumentali, spiagge che si alternano a lagune, città d’arte, borghi, castelli, ville, architetture, pitture, aree archeologiche…

Ma in questo scrigno pieno zeppo di gioielli, c’è anche chi è abitato da una mentalità deviata, obsoleta, che considera il territorio ad uso e consumo di chi se lo prende per farne profitto, confondendo tale agire con l’idea di progresso, che pure non manca da queste parti. La pianura è, fatta salva qualche eccezione, un continuo, indistinto sovrapporsi di insediamenti residenziali e zone artigianali, industriali, commerciali: un paesaggio informe, straniante, sintomatico, a tratti claustrofobico, in cui neppure l’agricoltura, monocolturale all’estremo, offre sufficiente respiro.

Anche le colline cominciano ad essere infettate dal medesimo morbo, così come non ne sono state immuni le coste, mai abbastanza protette dalla voracità immobiliare; e l’impianto idrico fatto di fiumi, canali, fossi, stravolto dalla cementificazione, che ci presenta puntualmente il conto ad ogni pioggia appena più corposa del normale.

Non ne è esente la laguna di Venezia, preservata per secoli e poi, in un pugno di anni, martoriata dagli scarichi industriali, dallo scavo di canali enormi, dal passaggio di navi smisurate, dalla scandalosa (e per ora senza fine) costruzione del MOSE, dal moto ondoso, dalla pesca praticata con metodi impattanti, dalla vendita dei beni pubblici per far cassa, da un turismo sempre più invasivo.

Un morbo che nemmeno le montagne, nonostante la loro conformazione e la storia di convivenza civica che le contraddistingue, sembrano riuscire ad arginare, rendendole fragili di fronte agli eventi climatici.

[…]

In questo 2019 il Veneto chiede insistentemente l’autonomia: vuol essere come le vicine Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia – già da lungo tempo a statuti autonomi –, andando a segnare, così, una parte importante di Paese tendente a una sorta di autarchia culturale, alla rivendicazione economica, rischiando di trasformare la plurisecolare operosità delle sue genti in uno strumento di propaganda.

Più a est, nel Friuli da sempre di poche parole ma di grande generosità, c’è chi vorrebbe ricostruire muri, per evitare l’entrata dei migranti di oggi, esseri umani disperati in fuga da tragedie contemporanee.

La provincia autonoma di Trento, dal canto suo, per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale è governata da un’amministrazione di centro-destra, e cerca di ritrovarsi, interrogandosi sul come si sia arrivati a questo cambiamento.

Insomma: siamo nel pieno di un caos politico e ideologico come non accadeva da decenni. Regioni di frontiera – tirate da un lato o dall’altro di confini disegnati a tavolino dai vincitori in tempi di pace dopo estenuanti guerre fratricide –, rivendicano le proprie radici, pur avendole adattate alla modernità, nutrendosi di tutti questi ingredienti senza averli masticati abbastanza, avendoli ingoiati ma mai digeriti fino in fondo. Regioni un tempo povere, oggi ricche grazie alle indubbie capacità imprenditoriali e lavorative dei propri abitanti, pagano il conto di quell’accelerazione di cui in apertura, che non hanno avuto il tempo di metabolizzare veramente.

Questa parte d’Italia, che pur nella crisi continua a trascinare l’economia, ha uno dei più alti tassi suicidari del Paese; mentre l’alto livello di occupazione viaggia di pari passo con un consumo di alcool e droghe altrettanto elevato – il triangolo Venezia-Padova-Treviso detiene il triste primato nazionale delle morti per overdose.

La bellezza potrebbe bastare a far vivere bene? A quanto pare, no. Lo stesso vale per il denaro, che sembra non essere mai abbastanza, per alcuni. C’è dell’altro, è evidente seppur non visibile ad occhio nudo. Questo nostro è uno spazio territoriale oggi più che mai denso di contraddizioni vive, cocenti, di difficile interpretazione e soluzione. Giocando con le parole, potremmo definirlo un “laboratorio di elaborazione”, dagli esiti però ancora incerti.

[…]


La bambola
Ubah Cristina Ali Farah

Mestre, una donna e un eroe
Gianfranco Bettin

Cara
Francesca Boccaletto, Roberta Cadorin

Un’invenzione spettacolare: la montagna come solitudine
Antonio G. Bortoluzzi

I fratelli Vendramin
Alessandro Cinquegrani

Acqua a Nordest. Un viaggio lungo il Tagliamento
Elisa Cozzarini

Quando Porto Marghera arriva, si sente…
Fulvio Ervas

Friuli, il respiro della frontiera
Angelo Floramo

Nordestereofonico
Patrizia Laquidara

La frontiera selvatica
Luigi Nacci

cartoline per panchine
Silvia Salvagnini

La geografia della mia infanzia
Giacomo Sartori

Il paese dove non sono nato. Lettera da Biancade
Tiziano Scarpa

Verona, la mite violenza di una dolorosa distopia
Federica Sgaggio

No No Nordest
Gian Mario Villalta

Minvollah
Stefano Zangrando

Postfazione - Di nordest non ce n’è uno
Francesco Jori








pubblicato da t.scarpa nella rubrica annunci il 2 settembre 2019