Andate tutt* a fare in culo

Federico Ferrari



"Pisciando contro la luna" (1558) di Pieter Bruegel il Vecchio

Vecchio rincoglionito, quale io sono, mi si lasci dire il mio dissenso. Dissento da questo mondo asettico e di plastica in cui vorreste rinchiudere la vita. Quella vita fatta di merda e sangue, di passioni inspiegabili e di violenze gratuite, di spietate cattiverie e di generosità senza perché. La vita non è quel fantoccio morale che voi vorreste farla sembrare. No, la vita è fatta di verbi copulativi che tengono insieme soggetti e parti nominali, di generi e di errori sintattici e grammaticali, di strutture che definiscono i soggetti e li muovono e li governano. Non si inventa la grammatica: hybris ingenua e idiota, di cui il novecento ha già mostrato il delirio fallimentare.

Credete di essere giusti con i vostri asterischi, con il vostro terrore delle parole che il mondo ha faticosamente generato per se stesso, con le strutture di potere che danno un ordine al caos universale, con la sintassi che dà un senso ai sostantivi. Gli asterischi stanno solo nelle tipografie e nei testi censurati. Ma non c’è nulla da censurare nella vita. Quale arroganza e quale stupidità nel vostro illudervi di stare al di là di tutto, al di là di ogni sintassi, al di là di ogni ordine. Solo voi, violenti ed ignoranti, inconsapevoli eredi del peggior puritanesimo, potete pensare che tutto stia nel rendere tutto uguale, tutto trasparente, tutto possibile: il maschile che diventa femminile, il bianco nero, il male bene, il brutto bello, il basso alto, l’insignificante significativo. Voi togliete solo al mondo il suo equilibrio e lo riducete ad entropia senza grazia né bellezza. E, intolleranti e totalitari, ripetete slogan dottrinali – il patriarca, la gerarchia, l’eterosessismo – vuoti come i vostri sguardi senza desiderio, senza reale alterità. Voi che perdete l’irriducibilità dell’etero (ἕτερος, ἑτερο- «altro, diverso») a favore della sicurezza dell’omo (ὁμο-, ὁμός «uguale, simile»); voi che perdete ogni alterità a favore della ripetizione dell’uguale.

Il vostro linguaggio è da sala ospedaliera. Disinfettate tutto, disinfettate i rapporti umani, disinfettate la lingua, togliete i generi, togliete il maschile e il femminile, togliete i cazzi e le fighe, togliete, togliete… e cosa vi rimarrà, alla fine? Vi rimarrà una vita che non può nemmeno essere definita di merda. E’ una vita senza anima, così corretta e monotona, così stupidamente noiosa e ripetitiva. Il vostro mondo censurato, fatto di *, è un mondo vuoto, buono solo per la logica formale.

Io, vecchio di merda quale sono, rivendico la torbidezza dei sentimenti, l’opacità della vita, la solidità dei corpi, le erezioni improvvise, la gioia del dominio e dell’essere posseduti, la violenza del sacro, la perdita della coscienza, l’ebrezza della storia, le vittorie e anche i fallimenti. Rivendico l’errore, la forza e la tenerezza, rivendico la serietà, rivendico i no e i sì, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, la luce e la tenebra, Cristo Satana e tutti i demiurghi. Rivendico tutto quello che voi ripudiate e censurate sotto i vostri *. Lo rivendico non perché sia sempre d’accordo o perché pensi che tutto vada accettato, ma perché è la vita, la realtà del mondo. In nome dell’utopia, di mondi che negano la realtà, l’umanità ha commesso le più grandi atrocità, perché non si può negare se stessi se non rimuovendo la propria essenza.

Abbiate pietà di voi, imparate la pietà e non avrete più bisogno di questa morale da chirurgia estetica, gelida, asessuata, ibrida, transgenica e crudele. E se non vorrete ascoltarmi, andate pure avanti sulla vostra strada. Io continuerò sulla mia, politicamente scorretta, fino alla fine, augurando a tutt* voi di andare sovranamente a fare in culo. Ultima ed estrema possibilità di redenzione. Vostra? Mia? Chissà…








pubblicato da j.costantino nella rubrica scatola il 2 agosto 2019