Le Corbusier in Calabria: cineconcerto in Sardegna

30 luglio 2019 ore 19:00 a Orani (Museo Nivola)



Il cineconcerto è nell’ambito della seconda edizione di Bookolica - il festival dei lettori creativi. Per consultare il programma clicca qui.

Vito Teti su Le Corbusier in Calabria.

Non so se siamo ancora in tempo e se la salvezza possa arrivare ancora da queste bellezze, rintracciate, indicate dai due registi con delicatezza e con parsimonia, con rispetto, quasi con timore. Non esistono ricette se non quelle che noi riusciremo a scrivere. Bisogna provare a raccontare, come fanno Fabio Badolato e Jonny Costantino, con persuasione e senza retorica, con uno sguardo fisso e mobile, aperto e chiuso, lontano e vicino, da fuori e da dentro.

Mi giunge un certo sollievo nel vedere che non tutti hanno rinunciato a uno sguardo sincero, sofferto, capace di provocare domande e inquietudine, disposto a individuare le nostre rovine, interiori ed esteriori, senza catastrofismo. Si avverte l’urgenza di un nuovo sguardo, di un nuovo riguardo. Degli altri, di noi stessi, di quelli che arrivano, di quelli che partono, della terra, dei fiumi, della vita, non dimenticando una storia di difficoltà e di contrasti.

Occorre camminare con delicatezza e con convinzione lungo la linea d’ombra che – come in questo film – separa il cielo dal baratro, l’altezza dall’abisso, la luminosità dalla ruggine, la perdizione dalla salvezza. C’è bisogno, forse, di una narrazione che sappia cogliere la verità dell’incubo e anche lo spazio del sogno.

Le Corbusier in Calabria andrebbe mostrato nelle scuole calabresi, agli insegnanti e ai giovani. Non è solo un bel racconto per immagini, ha molto da suggerire sulle bellezze del nostro paesaggio e sul rischio che venga distrutto, sulla necessità di guardare davvero con la mente e con l’anima, e offre impensati spunti di meditazione per affermare il senso delle regole, della legalità, dell’etica, senza le quali la bellezza che vorremmo cogliere e coltivare appare impossibile.

(Questo testo è un estratto dal saggio Lampi tra le rovine, originariamente apparso in Le Corbusier in Calabria, catalogo + dvd, BaCo Productions 2009. Per leggerlo integralmente clicca qui).

Le Corbusier in Calabria è anche un progetto fotografico e musicale. Alcune info sulle foto le trovi qui.

Gionata Mirai è una delle figure cardine della scena indipendente italiana. È il 2005 quando la sua ricerca artistica, maturata in anni di militanza in alcune formazioni mantovane, giunge allo zenit creativo con la pubblicazione di The Swindler, folgorante esordio del power trio Super Elastic Bubble Plastic, di cui è fondatore e leader. L’armamentario post hardcore in possesso della band è impressionante, tagliente e difficilmente catalogabile al punto da attirare immediatamente l’attenzione della stampa specializzata che li incorona come una delle realtà più solide e promettenti della loro generazione. Sull’onda emozionale del debut album, l’anno successivo danno alle stampe il sequel Small Rooms, che ne consolida la cifra stilistica, ampliando vertiginosamente lo spettro in cui la scrittura di Mirai e soci si muove. I Super Elastic Bubble Plastic dal vivo sono ancor più devastanti e coinvolgenti che su disco, caratteristica che li porta a calcare i più importanti palchi della penisola in un estenuante tour di quasi duecento date in due anni, tra le quasi si segnalano le partecipazioni ai principali festival nazionali come l’Heineken Jammin’ Festival, nell’edizione imolese, il Goa Boa Festival a Genova, Rock in Idro a Milano, Coca-Cola Live Festival a Civitavecchia (con i Linea77 in apertura ai Korn) e molti altri. Sono anni d’inarrestabile creatività e Mirai inizia a crescere quella che sarà la sua creatura più celebre, luminosa e disturbante. Poco dopo l’uscita di The Swindler, insieme a Pierpaolo Capovilla, Francesco “Franz” Valente e Giulio Ragno Favero, dà vita al Teatro degli Orrori, ispirato al Teatro delle Crudeltà di Antonin Artaud. Dopo un breve periodo d’incubazione, nel 2007 rilasciano Dell’Impero delle Tenebre, manifesto di bellicosi intenti tra i più crudi e ispirati che si siano mai sentiti a queste latitudini. È l’inizio di un’ascesa vertiginosa al gotha del rock italiano che si consacra con la pubblicazione, due anni più tardi, di A Sangue Freddo, a cui seguirà un lunghissimo tour che toccherà i palchi di tutta la penisola. Nel frattempo Mirai trova il tempo di tornare ai Super Elastic Bubble Plastic e, nel 2008, dà alle stampe l’ultimo episodio della saga, Chances, il disco della maturità per il trio mantovano, che mette in luce una straordinaria vena compositiva, tra struggenti ballad, virate pop e sperimentazione.

Quello che molti non sanno, a questo punto del suo percorso artistico, è che il primo amore di Gionata Mirai è la chitarra acustica e, in particolare la lezione fingerpicking di maestri come John Renbourn, Leo Kottke, John Fahey, solo per citarne alcuni. Nella primavera del 2011 decide, quindi, di tornare alle proprie origini e, pochi mesi più tardi, pubblica Allusioni, una lunga suite per chitarra a dodici corde in cinque movimenti, che lo porterà ad esibirsi per più di un centinaio di concerti in una dimensione molto più intima rispetto al clamore delle esperienze con la band. Il 2012 è l’anno de Il Mondo Nuovo, terzo titolo a nome ITDO che lo terrà impegnato on stage per tutto l’anno successivo e, nel 2015, è la volta de Il Teatro Degli Orrori, disco omonimo che vede la band tornare al furore compositivo degli esordi. Nel 2017 Gionata Mirai ritorna alla dimensione acustica con il suo secondo lavoro solista, dal titolo: Nelle Mani. Un nuovo tour in solitaria non ancora conclusosi.

www.bacoproductions.org








pubblicato da j.costantino nella rubrica cinema il 24 luglio 2019