Immenso Sfacelo di Luce

Gabriele Lastrucci



1 - Vivere, immenso fardello d’amore.

2 - Bruciare d’anima come un incendio che mi guarisca d’amare. O felicità, atroce goccia d’albore, solitario delirio di tempo, smania d’unicità. Trafitto da questo pungente mormorìo di silenzio. L’infinita unità degli opposti. Superbo papavero in fondo alla notte.

3 - Ecco, ti rendo il guizzante lampo dei tuoi occhi per illuminare la notte della nostra lapidaria bellezza. La straziante solitudine di essere coniugati all’Infinito. Perché, o mio sole splendente, non smetti mai di tramontare? Prodigio di una pre-veggente libertà di tragedie: il tuo albeggiare è ormai morente.

4 - Mi sento infatti pieno di dolore, trabocca lo spirito dentro di me. Una fiammella, tremante lampada di sogni, che muore nel suo incendio immortale. Questo clamore, questo stellare nudore, questo feroce caos che non cessa mai d’iniziare. Il pugno miracoloso, la povertà della carne, la guerra che guarisce. Lucente pietra d’eclissi.

5 - L’amore trova la sua perfetta estasi tra le nascenti braci dell’addio. Trovarsi in una folle infinità di perdizione: il perituro ritorno di tutte le cose. Mantenere uno sguardo rapace sul mondo, uno sguardo d’altura. L’altezza scava, il dolore crea.

6 - Siamo il lampo che infuoca d’eterno la notte.

7 - S’imbestia il cuore d’universo.

8 - Eccomi, dolore, a torcere la mia dannante lacrima che infuria come un angelo tra le stelle. Di noi misura il nero albore di questo sempiterno crepuscolo d’avvento. Beata panacea d’inferno. La strada smarrita e ripercorsa, la luce di un ponte, una finestra aperta sull’infinito.

9 - Voglio rinascere infinite volte, come un perpetuo fardello d’istante, onnisciente fiorire, come un violento luminìo d’amare: esserci, mortale travaglio di resurrezioni. Inchiodare l’anima ai fulmini del dolore: in questo profondo, nudo, bellissimo male d’esistere. Tutto si perde in un vuoto chiacchiericcio di foglie ingiallite: il dolente spettacolo della gente che passa... Là dove il frutto muore, crea, eternamente, la vita. La giubilante ebbrezza dello smarrimento, mutevole tutto, a te infedele, per sempre.

10 - Oggi sarà il pane a salvarci dall’inesorabile balìa delle chimere. Fragile nido di questo sasso fatale, apice d’altrove, immenso margine di Via Lattea. Il vitreo frantumarsi del giorno s’aguzza nel mutilo urlìo di colonne spezzate: solo torridi cocci, fugaci rovine d’eternità. Mio disperante girasole, dove sei, in questa notte d’albe insanguinate?

11 - Tormento, dov’è la tua estasi? Esploso sfacelo di gioia: in me, d’oblio incurante, lucendo: sei zanna, doglia e ardore. Spietato, sacro-santo, fulmineo sprazzo di bellezza: la grande sensualità di non essere.

12 - Salvezza, non sei che un’ala vestita di dolore. L’anima incarnata: vivo sacrificio d’onnipotenza. Illuminato dal randagio fervore del sangue, mi squarcio – le folli spigolature del nulla – in un lancinante morso d’amare.

13 - Noi che aspettiamo pazienti, atterriti, persi: un febbrile presagio d’eternità... Così l’Uno è altro, solitario anello d’unione: fusi in un brutale colpo d’innocenza. La realtà che irrompe affilata nell’eroico disfacimento delle sere spalancate come lame di futuro. Lo so, mi manchi, lo sono: destino d’incendiaria rivolta.

14 - Bocca d’asfalto, occhi di marciapiede, cuore di cemento: perché, così fragilmente, ti amo? Le ossa rotte nel lucente grido d’amore tremano come comete...

15 - Chi sei, amorosa bestia di luce? L’infinito bruciare del tutto. La morte: questo aspetto nativo, fondante e magnificamente miserabile dell’essere. Mia colpa: corporale bagliore di confessioni. Sogno, vanità e furore.

16 - Affinché qualcosa resti occorre dilapidare tutto, liberarsi: perdersi in questa smisurata dolcezza d’estinzione... Ricchezza di un pianto sorgivo.

17 - La fine che illumina l’inizio: il frutto che crea l’albero. L’Apocalisse che inonda di senso le cose: primitivo battesimo d’addio. Lontana prossimità d’ora: la figliante imminenza di questo perpetuo sbocciare, di quest’immenso finire. Segni d’umanità, disperante consolazione, vicinanza: chi sono? Plurale croce d’identità. Lo straziante fuoco dei contrari.

18 - Non piangere. La fine non sarà che un’interminabile genesi d’ali. Una dolente stilla di splendore. Vivi, strazia l’immortale incandescenza dell’anima, ama.

19 - A che questo disperato, incessante rinascere? Non siamo che il ferito oracolo di questo notturno brillìo d’estasi: piangente scintilla: tremante martirio di luce. La luna che squarcia il nero biancore del tempo.

20 - Ricordati di amare, follemente... prima di morire, e anche, soprattutto, dopo. L’ipnotico, acceso neon dei bar disperati...

21 - Un ramo, una spina, il mondo... non più il vermiglio rossore dei tuoi abbandoni. Sento tutta l’energia, l’inestinguibile forza di questa nullità.

22 - L’infanzia nei tuoi occhi è come un bruciante fulgore d’orizzonti incendiati. Euforica pienezza d’esilio. Punto, linea, universo: lunare angolo di solarità. Quest’immensa finitezza mi spaura, mi esalta, m’eterna. Inciso dentro, a me stesso: metti a frutto il tuo dolore.

23 - Sii forte e fragile come l’universo.

24 - Sei sole e mondo: non abdicare te stesso.

25 - Tutto mi ferisce e mi consola: non sono che un’apoteosi di fragilità. La cruciale malattia d’Infinito.

26 - La notte scava il suo sanguineo pozzo dentro al mattino: la verità è schiusa: non cessare di essere eterno.

27 - Non è che un bianco lamento d’oscurità involate: i grandi lucernari della notte, nella cui immensa nudità, dunque, viventi mortali ubriachi, bruciammo.

28 - Ho sognato di essere libero dal lucineo squarcio di tutti i sogni mancati, segreto palpito di natività: una libertà che indora la morte.

29 - Solitudine: immane musa d’amore.

30 - Scarno, nudo, spezzato: ecco l’uomo, la sua essenza, nulla.

31 - Il mare, un’onda murata d’azzurro. Svelarci nel gigantesco Zenit del nostro addio, darsi in pasto a feroci cani di stelle. La titanica imminenza d’un lucente nervo d’universo. Quanto mi devasterà la prossima illuminazione? La cenere che rivela le cose. Tra le macerie del tempo, follemente, un vivo frammento di luce.

32 - La purpurea bellezza di una rosa che muore nell’eterno spasmo di un attimo, il suo grido, profetico rossore, il suo silenzio. L’infinita pluralità dell’Uno, il mutevole corso dell’uguale, la cocente eternità dell’ora: cosa resterà di me? Pochi soli e una lunare traccia di pianto.

33 - La verità, come la bellezza, è la molteplice tensione di un processo dinamico-terminale d’unità che divampa immenso verso l’infinita origine della contraddizione universale. Essa è caos e mondo, fuoco, fine e divenire. Nascere, dire no e morire. Ecco, la verità non è meta, castigo o salvezza: è esplosione.

34 - L’Essere, nella sua essenza, non è: brucia, divora, sogna, impazzisce, soffre, ama, muore... Sii grande come un respiro.

35 - L’Essere, estrema singolarità universale, nel suo splendente albeggiare, s’eclissa. Il sole (l’Essere) acceca colui che osa guardarlo per più di un istante. Pertanto esso, nel suo immenso illuminare crea la notte: esso è notte, cecità e veggenza. Il suo raggio infinito mentre illumina il mondo, lo annienta, l’annulla abbuiandolo nella sua illuminante essenza. Ecco perché tutto è così semplicemente oscuro, lampante. L’uomo manca, perciò è. Bevi l’attimo che dura. Amen.

36 - Vivere: quest’immenso contrario di essere.

37 - La verità è che non ci capiamo nulla, che tutto è diverso: più banale, più doloroso, più bello. Cosmico dono di totalità. La violenta follia di una parete bianca, di un foglio bianco, di un mattino bianco... Uno scintillante balenìo d’essere. Forse un giorno riuscirò semplicemente a dire che la rosa è bianca. Il nero splendore di un traliccio che taglia l’orizzonte d’estate, il serale canto-annuncio-fiore del male che guarisce, il fumante chiarore delle ciminiere, una panchina illuminata dal nudo arcobaleno di un lampione, la luce che imbianca le stellari ferite della notte, il roseo Luna-Park, la ferrosa solitudine di un treno che fischia lontano, le lucciole il vino la terra, l’aria infuocata d’angeli, il cielo d’Agosto, il qui e l’ora, il fanciullesco incanto del circo, lo scoglioso mare del Novembre, la strada del tramonto, il rosso danzare del vento, la pallida neve, il bianco fiorire d’inverno, un frustare di voci lontane, un febbrile lago di stupore, l’altalena, il doloroso calpestìo dei silenzi, il fermo fluire del tempo, nare traccia di pianto. Vivente agonia d’amare. il notturno riverbero di fragili amori, il verde cullarsi dei fiumi, il beato tumulto delle piccole cose – la fiera grandezza delle ultime –, gli sterpi tuffati nel cuore dei fossi disperati, il riso, un bimbo che gioca piangendo, la pioggia, Gesù e la sua mamma, la ninnananna, le fiabe, il gioioso spavento delle cicale, il grido, le ballerine dei canti popolari, le radici degli alberi, il mio babbo, la pura bellezza dei pazzi, il pallone, la lampadina accesa, la scopa della Befana, le fughe, il tuo sguardo glorioso, le furiose campane della domenica, l’addio, il candore delle prime volte, una bella canzone, un libro dimenticato ai tristi bordi di un caffè, la straziante vigilia del Natale, il violento spettacolo delle vetrine appannate, una folle smania di te, il divino scintillare del fuoco, la bruciante passione, la spettrale tragedia del Colosseo, il Tennis, l’abbraccio, il notturno brillare dei falò nelle spiagge selvagge, le stelle cadenti, le promesse dei sogni mancati, l’orgasmo, il festivo vocìo delle fabbriche che riposano, il tuo profumo, l’azzurra libertà del gabbiano tra le nuvole, il più e il meno e l’oltre, il calzolaio, la sigaretta mai fumata, il semaforo spento, l’immane bruciare del mondo, il blu, l’estasi del dolore, una lettera accartocciata, la preghiera e l’immenso perdono, il caos, la Donna-Destino, l’elettricità, l’atomo, le antenne sopra i tetti, la solitaria energia del cinema feriale, il miracolo del Lunedì, le cartoline ingiallite, la buonanotte, il pane, Michelangelo, lo spazzino, Pinocchio, il verbo essere, la virgola, Venezia, il firmamento, Eraclito, la fame, il Nirvana, la pizza Margherita, Amleto, lo spazio infinito, il Big-Bang, Giobbe, la grappa, il Qoelet, il sonno, la rivoluzione, la lotta per la pace, il mai il sempre il sì, la necessità, il lamento ubriaco, lo sterco immacolato, il gigantesco balbettìo delle balene, Bardamu, un figlio, la carta il cencio l’ira, la Coca-Cola, il West, il distacco delle parole, il seme, la Gnosi, la Grecità, Zarathustra, la partenza anticipata, le Big-Babol, il lampone, il Sud, il Comunismo, Garibaldi, la grazia dei barboni, il coro dei clacson, il Polo Nord, il finale, i fari, lo sputo la carezza l’insulto, il segno rosso, la ics, gli inizi, l’ago, lo sbaglio che migliora, la cellulosa, la verità del tradimento ovvero la fede, l’inutile bello, il peso leggero, il vinile, il Jazz, le bollicine, l’arrivo imprevisto, l’umiltà, i pop-corn, l’America, il giornale radio, la felicità proibita, il rifiuto, il pulcino, la rabbia d’orgoglio, l’Unico, il sudore, la fatica santa, il bianco-e-nero, i sensi, la Quintessenza, il calcio di rigore, l’inchino e il sipario, la frescura dell’ombra, la magia dei fratelli Lumière, Einstein, la bomba nucleare, la Gioconda, Dante, l’incessante viaggio terminale, Walt Disney, i miei fulminei geroglifici, l’assoluto, il lampo della notte, 8 e mezzo, il sale, Hrabal-Hanta, l’Umanità, Dioniso, l’Uno e il suo plurale, l’Uomo-Ragno, i Perché irrisolti, la A e la Z, Auschwitz, la dolorosa sincope del viola, la fantasia, la lucente rapsodia di sognare, il ritorno a casa, la lava, il desiderio, un filo d’erba, i rotti capillari dell’alba, il fiammifero nel suo acceso girotondo, una dolce follia d’amore, l’Infinito, l’incanto perduto del nostro prim’ultimo bacio, la vita, il pianto, l’amore incendiario dativo e fuggente... Morire come in un lunare splendere di mezzenotti fiammanti...

(Disegno di Marco Zeloni)

Gabriele Lastrucci, pratese quarantaduenne, si è laureato in Filosofia all’Università di Firenze con una tesi su Giacomo Leopardi. Tra il 2003 e il 2017 ha scritto e pubblicato diversi libri di versi e prose. Questi impetuosi frammenti sono tratti dal suo Contro-Verso (X), Martini editore, Prato 2017. (S. N.)








pubblicato da s.nelli nella rubrica poesia il 8 luglio 2019