L’unità del punto

Luigi Sebastiani



In anteprima, una manciata di poesie e prose dall’inedito L’unità del punto.

Dalla sezione Un affare privato di entità minore

Non ero io ma un altro
che ripeteva quelle parole brusche,
l’incognito fratello
che segregato sta
dove più fosche si fanno le intenzioni.
Non ero io, era lui, quando tu già
mi mostravi la schiena
a prenderti la mano
rivelandosi di scatto.
Non so chi sia non so dove mi sta,
fra le corde e la laringe
si agita per voce mia
sordo al mio spavento.

Carmen, tu m’entendras.

***

… et j’étais une chose à toi
si correggeva pentito
fatto dolce, ammansito dai tuoi occhi.
E a te che tacevi aggiungeva «hai sentito?»,
mentre una parola
mi gocciolava in bocca:
… pietà… pietà… pietà…

***

Sia come sia,
puntualizzavi tu
con più lucido sguardo,
questa brace che ancora scoppietta
non è amore né casa.
È malattia.

***

Noi leggevamo un giorno per diletto
dell’ermafrodito di Platone,
di Amore e dell’origine degli uomini.
Aristofane, il Simposio.
Se galeotto fu quel libro
– così prossimo e così distante –
non saprei. Ma noi,
noi… Non imparammo a nostre spese
che l’amore talvolta
metamorfosa gli amanti
in una bestia mutante, siamese?

***

Naufrago e scoglio
aquila e poiana
sbirro e bandito.
Quale pretesa ci ha legati insieme,
ci ha suturato i fianchi e calcificato gli ossi
a una misura degenere
da bestiario degli illeciti animali?

***

Io, Luigi,
poeta ombelicale
di mamme morte e cieli bigi.
Tu l’animale, il tarlo
che si fa strada e rode
dov’è più duro il pugno:
San Carlo usurpatore,
il mio nemico
il mio custode.

Dalla sezione Parabola del simbionte

X

Il tuo sesso è una bocca di bombarda. È l’occhio del cannone, il monocolo di Dio. Scruta i vinti all’altezza della cenere, i fuggitivi un po’ più in basso. Chi ripudia la guerra non ha tregua: a disertare il campo non si trova la pace, ma l’angoscia. Non ho attenuanti al processo. Dalla mia, solo una perseveranza cieca nel reato che sfiora la santità. Non ho patria da difendere là dentro, non ho casa da abitare. Sei il labirinto senza uscita, dove ogni mattina pianifico la fuga in compagnia del Minotauro.

XI

… stella stellina la notte si avvicina…

Chi farà breccia nel corpo buio della notte? Chi farà breccia nella buia notte di questo corpo? Anche un corpo dissente e minaccia. Mostra insofferenza all’inquilino stupito. Un corpo, se abitato contro la sua volontà, mostra i denti. E ogni notte chiama a raccolta i fantasmi, per invitare alla fuga l’affittuario non voluto.

… la mucca e il vitello la pecora e l’agnello…

Questo corpo che prende la strada sul filo del coltello. Questo corpo scorporato da un corpo, come corpo scorporabile anch’esso. Corpo. Corpo di un corpo. Corpo di un corpo di un corpo. Quale sarà la fine? E quale la direzione che mena dritto al cuore notturno della madre, al cuore materno della notte?

… la fiamma traballa… tutti fan la nanna…

Un corpo è solo un corpo, ma anche un corpo solo. Bizzarrie della sintassi. Chi mi salva dai divertissement della lingua? Dalla solitudine dei corpi? Da questo labirinto chi mi salva?

Se io sono Teseo, dall’altra parte chi ci sta? Arianna?








pubblicato da j.costantino nella rubrica poesia il 28 giugno 2019