E poi?

Luca Tosi









«Un attimo… Non dire niente. Sono dentro un punto importante.» Eva è stesa a letto con la lampada accesa, le coperte fin sotto il mento e la faccia nascosta dietro un libro. Nicola ha ancora lo zaino in spalla e il fiato corto; apre le braccia, poi dice:
«Ho preso una vagonata d’acqua.»
È fradicio dalla testa ai piedi, e ne sembra orgoglioso.
«Puoi stare zitto un secondo?» gli fa Eva, senza guardarlo.
«Non pensavo che piovesse così forte, l’ho capito solo dopo.»
«Capisci sempre dopo, tu. Sempre.»
Nicola appoggia lo zaino sul tappeto e si leva il giacchetto, lo lascia vicino a un baule di legno; si avvicina al letto, mani in tasca.
«Ho i pantaloni bagnati, mi stendo lo stesso?»
Eva gira pagina. «Non ho voglia di dirti quello che devi fare. Arrangiati.»
Poi chiude il libro, di stizza, e lo lancia contro l’armadio a muro.
«Vieni sotto le coperte» gli ordina.
«Non so» dice Nicola.
«Hai fame?»
«Non so.»
«Se hai fame ho fatto dei biscotti, stanno di là. Sono senza glutine e senza zucchero.»
«Sono biscotti pieni di senza» fa Nicola.
Eva si stringe le coperte addosso.
«Non cominciare coi tuoi soliti giudizi del cazzo.»
I vetri delle finestre tremano: è il 13 notturno, che si ferma e subito riparte.
«Da quanto tempo sei arrivato?» gli chiede Eva.
«Saranno sette minuti.»
«Quante cosa carine sei riuscito a dire, in sette minuti?»
Nicola si lascia cadere sul letto, a pancia in su, le mani appoggiate sulle costole.
«In questa camera manca un lampadario» dice.
«E poi?»
«Manca anche un attaccapanni. E un comodino.»
Eva gli mette un dito sulla bocca; fa spazio tra le sue labbra e gli accarezza i denti.
«E poi?»
Nicola si gira verso di lei e la cinge con un braccio.
«Ho portato il pigiama» le dice. «Ce l’ho nello zaino.»
«Hai fatto bene.»
«Ho portato quello estivo, perché mentre dormi mi stritoli. Dopo sudo.»
«Puoi sempre dormire sul pavimento» dice Eva.
«Mi sa che torno a casa, invece. Ci ho ripensato.»
Eva scansa le coperte e scende dal letto; ha addosso un maglione e mutande bianche, esce di corsa dalla camera. Nicola controlla l’ora sul cellulare, sono le due e ventuno. Le finestre adesso non tremano; le chiazze umide sul suo giacchetto, buttato vicino al baule, si sono rimpicciolite. Poi Eva ritorna, sempre di corsa, e si siede ai piedi del letto. Ha portato un biscotto: è, marroncino, tondo, ricoperto di crepe.
«Ti ho detto che non ho fame» dice Nicola, ma poi ci dà un morso.
Mentre mastica, Eva lo guarda. È seduta a gambe incrociate.
«Buono» fa Nicola.
«Dai, va’ a casa» gli dice lei.
Si cava il maglione e resta in reggiseno, poi s’infila sotto le coperte. Nicola si stende stretto a Eva e gioca coi suoi capelli; si concentra su quelli sopra l’orecchio, e poi sull’orecchio stesso, spoglio di ogni orecchino.
«Quando te la smetti di trattarmi così? Sei antipatico, sei tutto sbagliato.»
«Ho preso una vagonata d’acqua.»
Continua ad accarezzarle l’orecchio. Il libro di prima è aperto sul pavimento come una capannina. Dopo poco Eva chiude gli occhi; passano tre minuti e Nicola si alza dal letto, va verso il baule, raccoglie il giacchetto, poi lo zaino e se lo mette in spalla.
«Ci vediamo domani» dice sottovoce.
Eva sbadiglia: «E poi?»
Nicola torna vicino al letto, spegne la lampada e nel buio le dà un bacio sulla bocca. Anche Eva fa per baciarlo, ma prende solo l’aria.





Nota biografica

Luca Tosi ha ventotto anni ed è di Santarcangelo di Romagna. Scrive dei racconti, alcuni sono apparsi sulle riviste Crapula, Verde, Nazione Indiana, Inutile, Tuffi, L’irrequieto, Zest Letteratura Sostenibile e in altre raccolte. Lavora come correttore di bozze e ghostwriter. Ha un blog: lucatosi.altervista.org.



Immagine in alto: O. Kokoschka, La sposa nel vento








pubblicato da r.gerace nella rubrica racconti il 26 giugno 2019