Elogio alla solitudine dello sguardo

Michele Tarzia



Tre poesie dal libro di Michele Tarzia uscito a giugno con l’editore Nulla Die.

Filo nero

È come sentirsi un agguato nello stomaco
un pugno che risuona, una fenditura che si apre
al forte rumore dell’aria.
Il filo nero – divisibile nelle sue minuziose particelle –
tesse in te
un aròma di lucentezza.
L’aspro odore, il sapore grezzo,
incastonato nella nostra pelle
ci lasciò sciolti, assorbiti,
nel giocoso e senza senso
percorso della vita.

(Tu)
rimani una visione dello sguardo
in cui mi perdo
[per ritrovare parti di me in te].

Una luce, attraverso il fumo
ci rese consapevoli di un fare goffo e intimo

(forse)

piccolo,
ma intenso desiderio di riveder
una luna chiara e luminosa
nella solitaria essenza di questa città.

E il filo nero – che ritorna –
così
da poterti sospirare
l’immenso suono del mio spirito
nei tuoi occhi.

Poesia raccolta sulle foglie degli alberi cadute a terra

Come una foglia
sospesa nel bianco.
Come sensi dispersi
da un soffio di vento.
Io rimango
qui, seduto
a ubriacarmi di neve.

Un fiore. Una sera d’estate

L’acqua, una fontana vuota
l’attesa – nel mentre guardavo
un prato verde, lontano
e il desiderio di sete
lì ad aspettare

le speranze, vane]


come una bottiglia vuota
che ritrovò

tulipano rosso

si allontanò
e silenziosamente –
lo osservavo

sparì nel nulla

(forse)


bevendo qualche sorso [come un fiore d’estate]

lo rividi
il suo sguardo
(una sera) – a cena,
un giorno d’agosto,

inerme

con le mani protese in avanti
mormorò
«la notte non dorme»
poi
come pura essenza dell’aria sopra i nostri corpi incandescenti
volò via
nel soffio del vento d’estate
sospinto
dall’apatica esperienza sensoriale.

L’immagine è una delle illustrazioni di Angelo Lo Torto presenti nel libro.








pubblicato da j.costantino nella rubrica poesia il 16 giugno 2019