Chi sono i nemici di Venezia

Tiziano Scarpa (intervistato da Vincenzo Guercio)



Come vive e ha vissuto un cittadino e scrittore veneziano un fatto come la recente collisione Msc-battello turistico?

È un fatto epocale, segna una svolta. Dimostra che non ci sono misure di sicurezza che tengano: basta una banale avaria per provocare un disastro. I cinici difensori delle grandi navi da crociera hanno sostenuto che si tratta di rare eccezioni: ma le catastrofi sono quasi sempre eccezioni! Černobyl’, Fukushima sono stati incidenti eccezionali, non per questo meno devastanti. Quelli che accampano scuse simili vanno definiti come meritano: sono nemici di Venezia.

Anche a livello simbolico, cosa ci dice un incidente come questo?

Io lo metterei accanto alla coscienza ecologica planetaria, le riflessioni sull’Antropocene, la scoperta concreta del limite. Non possiamo fare tutto quello che ci pare, la vita umana non si sviluppa in uno spazio infinito. La Terra prima o poi presenta il conto. Non puoi far entrare in laguna navi sempre più grandi, Venezia è delicata.

Perché, a tuo avviso, in venti anni non si è fatto nulla?

Perché il mondo è sempre più dominato dal mercato, la politica è sempre più debole. L’abbiamo delegittimata con una comprensibile insofferenza verso governi e amministrazioni inadempienti, o perfino corrotte (vedi lo scandalo del Mose, le paratie mobili per contrastare l’acqua alta). Ma le istituzioni democratiche sono l’unico argine che possiamo opporre allo sfruttamento senza scrupoli. Se lasci le cose in mano alle lobby hai questi risultati. Avidità, umiliazione di patrimoni secolari. L’obiezione populista è che però bisogna difendere i posti di lavoro del crocierismo. Ma che cosa difenderete quando non ci sarà più Venezia perché l’avrete distrutta? Sarebbe come difendere il commercio dell’eroina dicendo che però dà da vivere a tanta gente. Per me le crociere sono una delle droghe dello spirito, come molte altre cose nella nostra epoca: l’eccesso di enfasi sul calcio, il gossip sulle star… [1]

Vedi soluzioni possibili?

Subito le grandi navi fuori dalla laguna. Ma subito!

Quindi le grandi navi a Marghera non sono una soluzione?

Non sono un esperto. Ma chi ne sa più di me dice che per attrezzare un approdo a Marghera bisognerebbe scavare ancora la laguna, allargando gli invisibili canali subacquei che permettono alle navi di grande stazza di non incagliarsi. Così si sconvolgerebbero le correnti, che eroderebbero ancora di più le isole, le rive e le fondamenta di case e palazzi. Quelli che tifano per questa soluzione sono nemici di Venezia.

Venezia, anche urbanisticamente, non è una città come le altre.

Non solo: anche l’ambiente dove si trova non lo è. Bisogna metterlo bene in chiaro, più forte che si può: una laguna non è una baia marina né un lago! È qualcosa di completamente diverso. Così come un palazzetto dello sport non è uno stadio di calcio né un campo da tennis. Le differenze sono essenziali. La laguna di Venezia è una sottile pellicola di acqua salmastra distesa sul “caranto”, un gracile fondale argilloso, che si è indurito perché probabilmente è rimasto esposto al sole dopo una glaciazione. Se volete capire com’è fatta e che cos’è davvero Venezia, leggete il meraviglioso “Venezia è una città” (editore Corte del Fontego) di Franco Mancuso.

C’è qualcos’altro che si può fare?

C’è bisogno di un cambio di mentalità. Alcuni mi hanno criticato perché il giorno dell’incidente sono stato fotografato (di spalle: io non lo sapevo) mentre facevo un gesto irriverente contro una grande nave di passaggio. “Poco rispettoso verso i turisti senza colpa”, hanno commentato. Ma io non ho rispetto per quei turisti, non posso rispettare chi ha quell’idea di godimento della vita. Sono colpevoli anche loro. La crociera, l’allegria fatta di cabaret artificioso, la falsa euforia degli animatori, il gioco d’azzardo, sfiorare i luoghi rimirandoli dal parapetto come puri spettacoli: oggi Venezia, domani Trieste, dopodomani Pola… Bisogna avere il coraggio di dirlo: è un’idea di divertimento che fa schifo. E che danneggia i paesaggi, inquina l’aria, usura le opere d’arte.

Che valori rappresenta Venezia per il mondo?

Noi veneziani, come d’altronde tutti gli italiani, siamo i custodi di qualcosa che abbiamo ricevuto dai secoli passati, e che dobbiamo meritarci. Il nostro dovere è consegnarlo intatto a chi verrà dopo di noi. A volte può essere frustrante, perché implica tante energie da sottrarre alla propria vita. Ma le idee innovative nascono anche dall’insofferenza per l’ingombrante presenza del passato. Anche questo è un valore, molto italiano, non solo veneziano: la reazione vitale che qualcosa ti provoca. Basti pensare alla Biennale, alla sua fame di novità nell’arte, nel cinema, nel teatro, nella musica, nella danza: è significativo che una tale istituzione sia nata proprio qui, in una delle città più fossili del mondo, quasi come una benefica reazione alla severa solennità dell’antico.

Questa intervista, rilasciata per iscritto, è stata pubblicata sul quotidiano L’Eco di Bergamo il 6 giugno 2019.





[1] Nell’intervista non ho avuto modo di sviscerare la questione dei lauti pedaggi pagati dalle grandi navi: “Questi soldi finiscono nelle casse della Venezia Terminal Passeggeri (Vtp), un centauro societario pubblico-privato che ha come azionista di riferimento l’Autorità portuale di Venezia. Cioè lo stesso ente pubblico che è chiamato a vigilare sul traffico in Laguna”, scriveva L’Espresso in un’inchiesta di qualche anno fa.





pubblicato da t.scarpa nella rubrica a voce il 8 giugno 2019