La gora dove cadono le parole

Renato Marvaso



1.

La gora dove cadono le parole
È un buco nero insaziabile.
Povero Ezra, hai scritto tutta la vita al buio
E non alla luce
Eppure hai trovato le parole
Sfuggenti, abnormi, universali.
E tu Rimbaud hai inventato le Feltrinelli
Piene di parole abusate e felici
Vita! Poesia di varianti ed eterne correzioni
Procace di lettere e varianti come
Gli scarabocchi brutti di un bambino
Pagine versate e colorate
Ambiziose e irriflesse
Grida smodate e impazzite senza freni
E dicerie.
Tutto in te è sano
Come un verso d’Ungaretti.
Parto, mi dice …
Porta con te i fazzoletti
Che piangeremo.
E portane tanti che le lacrime
Son tante
Da versare
Da gettare in un fosso
E le parole?
Solo la poesia è assenza di misura
È riconnessione al Logos
Smisurato delle rime
La poesia fatta di versi
Ed estensioni di ritmi e semiritmi
Di capoversi come istmi
Golfi aperti sul tuo seno
La tua forma
La tua poesia
Di colori e persino primule rosse.
Il linguaggio, per converso
E’ coperta che non copre
Respiro che si ritrae d’un tratto
E vola via e lascia il freddo.
Cosa caudata di una rondine.
Separazione.
Squarcio sanguinolento.
Passione di Cristo.
Malattia Potere
La tua assenza lascia la passione scoperta
Grandi bui, grandi esitazioni
Ma dove è la luce (quella vera)?
Dov’è l’incanto struggente
D’un pavone che svolazza
Prima di finire arrosto?
Quando capiterà che tornerai da me
Primula rossa dalle labbra
Piccole e carnose: conosco
Il tuo respiro.
Il tuo affanno mi è noto
Come una canzone
Come un amore mai nato
A destinazione.
Il Vangelo, poesia di parole arcane
Favola vissuta
Dove c’è un tempo per tutto
Anche per le parole
Era morto
È risuscitato

2.

Riflesso

Mi sono specchiato negli occhi di mia madre
Ho pianto delle camelie dai miei occhi
E mentre tutto ciò saturava nell’aria
Il verde dei suoi occhi
Cospargeva d’inchini il mio passato
E lo indorava come una fata turchina.

3.

Parola che fai fuggire la morte
Che hai il potere di annullare il
Pensiero della morte
Salvami dall’incanto della morte
E trattienimi in questa vita giocosa
Ed eternamente potenziale dove un
Bacio vale più di un riso
E dove un ricordo può a suo modo
Fare, divenire.
Reggimi in piedi
Portami da Dio e poi guidami
Nel buio laddove non si vede
E la paura e il dubbio mi assale
O mi acceca, ferma i miei piedi
Arresta il mio cammino
Illanguidisce il mio sguardo fiero
Rattrappisce la mia mano ferma.
Assistimi, concedimi la forza
Potenziami e proteggimi sempre
Con lo sguardo e con le lettere
Coi segni e coi passi
Di un passerotto
Innocente, cheto nell’universo
Trasognato, eppure angusto
Impotente.
Liberami dalla paura
E assistimi
Concedimi uno sguardo di donna
Un lento passo elegante
Che si avvicina
Una bocca che mi cerca
Tra gli oggetti
Come in un quadro surrealista
Tra il tempo, le cosce e l’orario di lavoro
Tormentami se ciò ti servisse
A rendermi più felice
E non terrorizzarmi.

Nelle immagini, installazione luminosa di Charles Sandison The River, sulla rampa del Museo Quai Branly di Parigi.

* Renato Marvaso vive a Catanzaro. Dottore di ricerca, studia la letteratura italiana nei suoi rapporti con la scrittura e la prassi etnografica. Oltre a scrivere poesie sta lavorando a un libro su Verga.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica poesia il 30 maggio 2019