"Dritti contro un muro" Gli anni ’80 nel libro-mondo sull’hard core punk italiano

Silvio Bernelli



Italia, primi anni ’80. Esplode il fenomeno hard core punk, ribelle e originale. I mass media appiattiti sulla narrazione del decennio "vuoto" lo snobbano. E invece è questo il momento di una fioritura eccezionale: band formate da adolescenti, locali occupati e/o autogestiti, dischi autoprodotti che si sarebbero trasformati nel Sacro Graal dei collezionisti in tutto il mondo, manifestazioni e cortei contro la guerra. Una scena capace di unire tutto e il contrario di tutto. C’erano musicisti che hanno fatto scuola a Nirvana, Foo Fighters, Sonic Youth, Lali Puna e via suonando, e altri incapaci di accordarsi gli strumenti. C’era la grafica aggressiva in bianco e nero di fanzine che oggi sono riconosciute come opere artistiche (dalle quali viene ad esempio il segno del celebrato Banksy), e le tante pagine troppo deboli per resistere all’assalto del tempo.

C’erano le serate d’avanguardia che proiettavano Milano, Torino, Bologna e Pisa nel cuore dell’Europa più viva e anche tristi raduni di tossici in erba, spesso interrotti dalla violenza o dalla polizia. Una scena sgangherata e selvaggia insomma, ma anche poetica e romantica che a pieno diritto reclama un posto nella storia culturale del paese. Non a caso, l’hard core italiano negli ultimi decenni è stato oggetto di una grande operazione di recupero. Sono stati più volte ristampati i dischi di CCM, Raw Power, Negazione e Indigesti (nei quali ha militato chi scrive). Qualche band si è persino riformata sulla spinta della popolarità amplificata dai social network, anche se nessuna di queste operazioni - c’era da scommetterlo - ha creato alcunché di originale. E poi sono usciti con successo alcuni libri che hanno saputo reinventare per i tempi odierni le avventure hard core attraverso testimonianze a volte brucianti, a volte commoventi. E infine, sono arrivati film-documentari come Italian punk hardcore - 1980-89 – The Movie. Il lavoro era firmato da un terzetto di registi: Angelo Bitonto, Roberto Sivilia e Giorgio Senesi.

Quest’ultimo è stato per decenni mente della casa di produzione barese Love/Hate 80. Si tratta di un tassonomico studioso-raccoglitore di tutto l’immenso materiale prodotto dalla scena hard core punk italiana. Ed è proprio Senesi che oggi pone idealmente fine al lavoro di catalogazione/ricostruzione della scena tricolore dando alle stampe Dritti contro un muro (FOAD Records/Mele marce, 25 €). Il libro contiene oltre 500 pagine di interviste con i protagonisti dell’epoca, focus su argomenti specifici, fotografie, discografie ragionate, locandine di concerti, stralci di fanzine, approfondimenti politici.

Dritti contro un muro è un immenso affresco a più voci che, in tutte le sue divergenze, intuizioni e ingenuità, ha il pregio di catapultare nel presente una storia ormai vintage, ma soprattutto un’atmosfera. È insomma questo sontuoso volume curato da Senesi una cattedrale al ricordo, una Recherche satura di distorsioni, dove al posto delle feste a palazzo Guermantes si dice delle folli serate al Virus di Milano, dove i furiosi Impact e Wretched si sostituiscono alle orchestre d’archi, dove si "slamma" invece di ballare. Chiaramente, il bersaglio grosso a cui mira un libro come questo è la memoria. Una memoria minoritaria ma di notevole profilo artistico, prodotta dalla generazione nata alla fine degli anni ’60. Oggi è chiaro come quella generazione abbia dato vita a un fenomeno che aveva colto idee e fermenti che in quello stesso momento scuotevano i giovani di Bari e Berlino, Torino e Amsterdam, Pisa e New York. Alla fine, a trentacinque anni di distanza, resta probabilmente questa la qualità più singolare dell’hard core italiano: essere stato capace di raccontare in modo istintivo e autentico il disagio dell’Europa e del mondo. Senza fronzoli né compromessi, con uno stile irripetibile.

Silvio Bernelli








pubblicato da s.bernelli nella rubrica libri il 29 maggio 2019