Borgini, il traghettatore

Lorenzo Mattotti



Pubblichiamo per la prima volta online un testo di Lorenzo Mattotti apparso nel catalogo del 2005 Enzo Borgini. Il paese dei sogni, a cura di Pepa Sparti e Donato Asquino. Lo pubblichiamo in concomitanza con la personale Enzo Borgini che avrà luogo a Parigi, presso la Galerie Martel, dal 6 giugno al 28 luglio 2019.

Nelle giornate della mostra sarà visibile in galleria il "video-schizzo" di Jonny Costantino Enzo Borgini, nel cuore della creazione, con Lorenzo Mattotti come special guest.

Enzo per me è stato un traghettatore, così chiamo quelle persone che ho incontrato nella mia vita e mi hanno fatto fare un salto di qualità, un passaggio importante nella mia esperienza.
Ricordo bene lo studio di Enzo pieno di oggetti, libri e quadri. Quasi l’antro di uno strano mago, a un tempo claustrofobico e distorto, dove quest’uomo-scimmietta parlava con umore e sapienza dell’arte e degli amici.
Un mago positivo il Borgini, uno di quei maghi che ci aprono porte verso nuovi sentieri. Che sono poi i sentieri che tante volte immaginiamo ma non abbiamo il coraggio di seguire, perché non sappiamo da dove cominciare. Grazie a lui ho trovato un nuovo inizio. Dapprima un piccolo viottolo sperduto nella campagna mantovana, a poco a poco diventato strada sterrata, poi asfaltata e sicura ed infine autostrada.

Col suo distacco e la sua ironia, Enzo mi ha insegnato a non avere paura delle emozioni. Grazie a lui mi sono ritrovato, in un periodo in cui m’ero smarrito anche fisicamente nei labirinti delle emozioni. Grazie a lui e alla sua parola ho iniziato un’opera di ricostruzione del mio cammino artistico e personale (le due cose sono sempre unite) e ritrovato il filo che mi ha permesso poi, di non perdermi più…
Passo dopo passo, segno dopo segno, giorno dopo giorno, ho costruito il mio giardino segreto. Uno specchio privato dove ho coltivato piante emotive e scarabocchi personali che, nel tempo, hanno garantito una riserva di linfa vitale al mio lavoro.
Con i suoi consigli ed il suo esempio ho capito come l’umiltà e la tenacia, unita alla più profonda sincerità con se stessi (senza paura dei propri incubi e dei propri eccessi) siano le basi per affrontare uragani emotivi e tempeste personali.
La semplicità delle sue parole, che ricordo sempre con grande affetto e riconoscenza, riusciva ogni volta a scacciare il disperante senso del vuoto e dell’inutilità.

La fiducia nel lavoro ripetitivo e rituale, la costruzione concentrata e lenta, fatta di segni sempre diversi ogni secondo che passa, che registrano come un sismografo la nostra esperienza; oscura o luminosa, distorta o estatica.
Quest’opera intima e nello stesso tempo universale, questa fiducia che qualcosa un giorno, forse, passerà agli altri. La fiducia che si possa comunicare anche lavorando chiusi in una stanza, isolati ma aperti al mondo intero.
Quei graffi, quelle oscurità, quei visi urlanti, quelle distorsioni fanno parte di noi tutti e il Borgini come uno sciamano me lo ricorda e mi testimonia il suo grande amore per la vita, quella reale, quella magica di tutti i giorni. Quella che ci commuove per la dolcezza di nostro figlio.

Le immagini sono due grafiche di Enzo Borgini (in mostra alla Galerie Martel) e due fotografie di Simone Mattotti, la seconda delle quali con Borgini insieme a Lorenzo Mattotti (parte del backstage di Enzo Borgini, nel cuore della creazione di Jonny Costantino).

info: www.galeriemartel.com








pubblicato da j.costantino nella rubrica arte il 17 maggio 2019