Scrittori ignavi?

Antonio Moresco



Si continuano a leggere articoli e ad ascoltare altisonanti dichiarazioni che stigmatizzano lo scarso coraggio degli scrittori italiani, che sarebbero interessati solo a gestire i propri narcisistici orticelli e a esibirsi nei festival letterari invece di prendere posizione sul nostro inquietante presente. Non se ne può più di questa lagna, non se ne può più di queste prediche moralistiche cui viene data ampia risonanza e che feriscono e indignano tutti coloro che, al contrario e ben più dei loro insipienti fustigatori, si gettano allo sbaraglio in tutt’altra direzione ma che il più delle volte non trovano altrettanta visibilità nei media. Così, come suol dirsi, al danno si aggiunge la beffa, così a tutti questi scrittori succede di leggere simili prediche da parte di chi si riempie continuamente la bocca con Pasolini, il quale a differenza degli scrittori e degli intellettuali di oggi non aveva paura di far sentire la sua voce non allineata e bruciante sui giornali eccetera eccetera. Siamo proprio sicuri che gli stessi giornali – oggi – avrebbero il coraggio di ospitare in prima pagina e con largo spazio una voce altrettanto libera e incontrollabile?

Fermo restando che il campo di uno scrittore degno di questo nome sono soprattutto i suoi libri, è la radicalità del suo gesto artistico, di invenzione e pensiero, è la ferita che porta nel mondo, il passaggio, la cruna, e che il suo movimento è soprattutto verticale, per non restare nel vago e dare concretezza e diritto al discorso mi vedo costretto a fare dei probanti esempi personali: _In questi anni ho dato vita con alcuni scrittori a siti letterari dove, insieme ad altri, ho preso posizione sull’allarmante situazione che si andava delineando e sulla pesante restaurazione in atto da tempo. Ho messo in rete un video intitolato L’alluvione, che prendeva di petto già alcuni anni fa l’alluvione che stava salendo e i cupi e allucinanti apprendisti stregoni che vediamo pienamente in azione oggi. Ho contribuito, insieme ad altri, a organizzare incontri pubblici su temi scottanti e che si sono rivelati cruciali, ho fondato insieme ad altri un’associazione di camminatori di nome Repubblica nomade, dalla forte trascendenza politica, con cui ho percorso a piedi migliaia di chilometri in Italia e in Europa e che ha coinvolto migliaia di camminatori. Iniziative collettive originali ed estreme, cariche di significato e irradianti, che sono state finora comprese e valorizzate molto di più all’estero, dove siamo stati ricevuti al Parlamento Europeo dal suo allora Presidente Martin Schulz nella stessa sala dove era solito ricevere i capi di stato, siamo stati intervistati da numerose e importanti reti televisive come Cnn, Al Jazeera ecc. Se di queste cose si sa poco in Italia è solo perché non viene dato a queste imprese e ai loro contenuti lo stesso spazio che viene invece riservato alle prediche vacue degli improbabili giudici di turno oppure alle gesta sentimentali e mediatiche e al gioco delle parti degli odierni gatto e la volpe italici oppure all’ictus da braccio levato di piccoli gruppi umani dalle teste rasate, come ha mostrato con chiarezza Tiziano Scarpa su questo stesso sito.

E ancora. Ho pubblicato da pochi mesi un libro intitolato Il grido, dove prendo di petto la nostra condizione attuale, politica, nazionale, continentale, internazionale, planetaria e di specie e le strutture di pensiero umano, filosofiche, scientifiche, politiche ed economiche che ci hanno portato a questo punto. L’hanno letto coloro che accusano di ignavia gli scrittori italiani? Si sono confrontati con questo argomentato allarme? Nel mese di giugno parteciperò insieme a molti altri a un cammino da Firenze a Recanati passando per Assisi, intitolato Il cuore dell’Italia. Le sue motivazioni, il suo significato politico e culturale si possono trovare in rete sotto questo stesso titolo. Perché il raggio d’azione e prefigurazione degli scrittori non dovrebbe esaurirsi, a mio parere, nel fare parte di liste di buoni contrapposti ai cattivi nel posizionamento mediatico politico di superficie ma nel ripensare e inventare un contromovimento verticale che sappia mettere insieme e moltiplicare esplosivamente il passato, il presente e il futuro. E ancora, per metà novembre, sto organizzando con gli amici del Primo amore e di Repubblica nomade un incontro pubblico intitolato Terrestri, cui hanno già dato la loro adesione Amitav Ghosh, Bruno Latour e altri e che si concluderà con un gesto eclatante. Anche l’annuncio e le motivazioni di questo incontro si possono trovare in rete. Sanno qualcosa di tutto questo i nostri censori?

Sono solo alcune delle cose che mi sono sentito in dovere di fare in questi anni e che ho voluto elencare anche qui per confutare, non in astratto ma anche a titolo personale, le tesi di coloro che costruiscono simili luoghi comuni mediatici, che poi vengono ripetuti a pappagallo fino a diventare delle fittizie verità. Però so bene che ci sono in Italia molti altri scrittori e uomini di cultura che sfuggono a questo comodo cliché giornalistico, che corrono dei rischi, che magari vengono messi sotto processo dallo stesso ministro che si sottrae al proprio processo avvalendosi dell’immunità parlamentare, che rispondono colpo su colpo alle offese, che si espongono con scritti e azioni private e pubbliche, che testimoniano, che prendono posizione, che si muovono in direzione completamente opposta, che svolgono attività volontarie tendenti a sanare le ferite che vengono inferte da chi trae il suo squallido profitto elettorale dall’esacerbarle, che combattono in varie forme questa tragica deriva e che non possono che indignarsi leggendo queste nenie da garantiti mediatici. Il numero di queste persone sarebbe così grande che non provo neanche a elencarne i nomi, perché ne lascerei fuori la maggior parte.

In che razza di Paese viviamo? Perché non è solo il mondo della politica a fare diaframma, a mistificare, a selezionare e oscurare tutto ciò che percepisce come nocivo alla propria sopravvivenza, a perpetuare una narrazione falsa e parziale di quello che sta veramente accadendo alle nostre vite personali e di specie, ma è anche quello dell’informazione a non vedere o a non valorizzare in modo proporzionale narrazioni e gesti che non si presentano sotto forme consuete e immediatamente riconoscibili ma che si muovono controcorrente e verso una riapertura dei possibili. E allora bisognerebbe anche parlare di come funziona l’informazione, delle sue bolle, del suo girare dentro lo stesso cerchio, riproducendo al proprio interno le stesse logiche che si millanta di contestare in altri campi, pretendendo di contrastarne gli effetti senza mai contrastarne le cause. Che si trovi finalmente il coraggio di andare fino in fondo! Solo allora si potrà trovare il filo che bisogna riuscire ad afferrare per riconquistare la radicalità, la passione, l’invenzione di cui abbiamo un disperato bisogno oggi, quelle forze telluriche che possono continuare a passare attraverso una nuova visione di noi stessi e del mondo, per riuscire a fare argine a tutta la cecità e l’orrore che ci circondano e che ci riportano continuamente all’indietro mentre mai come adesso avremmo bisogno di muoverci in un’altra direzione e di sfondare lo specchio dove siamo imprigionati, per poter passare dall’altra parte.








pubblicato da a.moresco nella rubrica condividere il rischio il 29 aprile 2019